Rincari benzina e diesel, Dona (Unc): “Meloni sterilizzi gli aumenti e intervenga sull’Iva”
di Federico FormicaL’aumento del costo dei carburanti è il frutto - anche - della decisione del governo Meloni di fare marcia indietro sul taglio delle accise su benzina e diesel operato da Draghi. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, punta il dito sull’esecutivo e sulla speculazione da parte di alcuni addetti ai lavori.
Dona, quali sono le motivazioni dei rincari cui stiamo assistendo in queste settimane, e perché proprio a inizio anno?
Il motivo è da ricercare nelle speculazioni, in parte per approfittare del rientro dalle ferie degli italiani, in parte per l'entrata in vigore il 10 gennaio delle ulteriori sanzioni del presidente Usa Biden per colpire il petrolio russo.
L’aumento del costo dei carburanti è il frutto - anche - della decisione del governo Meloni di fare marcia indietro sul taglio delle accise su benzina e diesel operato da Draghi. Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori, punta il dito sull’esecutivo e sulla speculazione da parte di alcuni addetti ai lavori.
Dona, quali sono le motivazioni dei rincari cui stiamo assistendo in queste settimane, e perché proprio a inizio anno?
Il motivo è da ricercare nelle speculazioni, in parte per approfittare del rientro dalle ferie degli italiani, in parte per l'entrata in vigore il 10 gennaio delle ulteriori sanzioni del presidente Usa Biden per colpire il petrolio russo.
Che ruolo gioca l'extra-costo di 2 centesimi che da inizio anno i gestori devono versare per la quota obbligatoria di miscelazione dei biocarburanti?
Dovrebbe incidere, appunto, per 2 centesimi ai quali va però aggiunta l’Iva al 22%. Poi, come al solito, c'è poi chi se ne approfitta e arrotonda l'aumento alla pompa.
La premier Meloni aveva fatto campagna elettorale parlando di abolizione graduale delle accise, ritenute "uno scandalo". Dopo due anni di governo la situazione è invariata. Il governo ha perso il controllo del prezzo dei carburanti?
Quello che per noi è certo è che tra i primi atti del Governo Meloni c'è stato quello di togliere gli sconti sulle accise introdotti da Draghi, pari a 25 centesimi, che arrivavano a 30,5 centesimi al litro conteggiando anche l'Iva. Ora dovrebbero perlomeno sterilizzare gli aumenti, considerato che in questo momento il 58,7% del prezzo della benzina che paghiamo al benzinaio finisce allo Stato, tra Iva e accise, mentre per il gasolio siamo al 54,5%.
Si può fare l'esempio di alcune accise sui carburanti che si potrebbero eliminare? E dove recuperare il gettito perduto?
L'accisa è unica, anche se è vero che quando sono state aumentate per le varie emergenze nazionali, dal terremoto del Belice a quello dell'Irpinia, poi nessuno le ha tolte, tranne Draghi, mentre la Meloni le ha rimesse. In realtà, al di là del gioco contabile delle coperture, chiediamo che man mano che aumenta il prezzo industriale dei carburanti lo Stato eviti di guadagnarci ulteriormente dato che, grazie all'Iva al 22%, più sale il prezzo alla pompa più l'erario incassa. Questo meccanismo è stato promesso nel programma elettorale: "Sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise".