Il Bitcoin rivede quota 100 mila dollari: Trump studia una riserva di Stato in criptovaluta
di Flavio BiniMILANO – La febbre verso la cerimonia di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca contagia anche il Bitcoin e i suoi fratelli. La principale criptovaluta ieri ha rivisto quota 100 mila dollari, dopo che nelle ultime settimane la cripto-euforia per il ritorno del tycoon era sembrata affievolirsi. Tra i sostenitori delle monete digitali circola qualcosa di più di una generica fiducia che il nuovo presidente si mostrerà sensibile e benevolo verso la galassia cripto. L’aspettativa ora si fa più circostanziata, dopo che il New York Times ha scritto giovedì che tra i primi ordini esecutivi che il neo-presidente potrebbe approvare ce ne potrebbe essere uno che autorizzerebbe la costituzione di una riserva in Bitcoin da parte degli Stati Uniti.
MILANO – La febbre verso la cerimonia di insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca contagia anche il Bitcoin e i suoi fratelli. La principale criptovaluta ieri ha rivisto quota 100 mila dollari, dopo che nelle ultime settimane la cripto-euforia per il ritorno del tycoon era sembrata affievolirsi. Tra i sostenitori delle monete digitali circola qualcosa di più di una generica fiducia che il nuovo presidente si mostrerà sensibile e benevolo verso la galassia cripto. L’aspettativa ora si fa più circostanziata, dopo che il New York Times ha scritto giovedì che tra i primi ordini esecutivi che il neo-presidente potrebbe approvare ce ne potrebbe essere uno che autorizzerebbe la costituzione di una riserva in Bitcoin da parte degli Stati Uniti.
Le promesse in campagna elettorale
Non una novità assoluta per Trump, che già in campagna elettorale aveva auspicato che il Tesoro americano acquistasse direttamente Bitcoin come “asset nazionale permanente a beneficio di tutti gli americani”. Questa volta però il presidente eletto potrebbe passare dalle parole ai fatti. Secondo il New York Times diversi dirigenti del mondo cripto avrebbero discusso negli ultimi giorni con David Sacks, l’uomo che Trump ha scelto come consigliere per intelligenza artificiale e cripto, offrendo il proprio contributo proprio a proposito del possibile ordine esecutivo in arrivo, e tra i temi discussi – secondo due fonti citate dal quotidiano Usa – ci sarebbe anche la cripto-riserva.
Il salvadanaio dei sequestri
I sostenitori della misura hanno dalla loro una arma non secondaria: gli Stati Uniti già detengono una quantità ingente di Bitcoin. Secondo Arkham Intelligence il governo americano avrebbe già in portafoglio circa 198 mila Bitcoin. L’equivalente, ai prezzi attuali, di oltre 19 miliardi di dollari. Somme sequestrate nell’ambito di attività criminali nel corso degli anni e che il governo americano aveva in programma mano a mano di vendere. Trump potrebbe partire proprio da qui: mantenendo questo salvadanaio digitale e decidendo poi in seconda battuta di alimentare la riserva acquistando altri Bitcoin. Uno scenario che ha prevedibilmente messo benzina sulle già incandescenti quotazioni della moneta digitale più popolare al mondo.
Vendere l’oro e comprare Bitcoin
Certo anche per la più ricca economia del mondo un piano di questo tipo avrebbe un costo non indifferente. E qui si arriva alla parte più audace della possibile iniziativa di Trump. Quella caldeggiata da Cynthia Lummis, senatrice repubblicana del Wyoming e tra i massimi cripto-sponsor al Congresso. Secondo Lummis gli Stati Uniti dovrebbero acquistare un milione di Bitcoin nell’arco di cinque anni – una spesa di 100 miliardi di dollari alle quotazioni attuali - impegnandosi a conservarlo per 20 anni. Musica per le orecchie di chi in portafoglio la criptovaluta.
Come farlo? Con un meccanismo contabile di rivalutazione dei certificati d’oro associati alle oltre 8 mila tonnellate detenute dagli Stati Uniti attraverso la Fed, che valorizza la proprie riserve auree ancora al prezzo originario del 1973, circa 42 dollari l’oncia, quando oggi viaggia sui 2700 dollari. A bilancio, valgono 11 miliardi di dollari, in realtà sarebbero più di 700. Venderne una parte per acquistare Bitcoin sarebbe, per i sostenitori, un’operazione a costo zero per le casse pubbliche. Riserva reale in cambio di riserva digitale. Con tutte le conseguenze del caso