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Scatta la revisione del Pnrr, primi tagli all’edilizia sociale

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Roma - La scure del governo è pronta: stop ai fondi del Pnrr per i Comuni in ritardo. Il primo a muoversi sarà Matteo Salvini. Sulla scrivania del ministro delle Infrastrutture c’è l’elenco degli alloggi di edilizia sociale a cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha destinato 2,8 miliardi. Nei prossimi giorni, una linea rossa separerà le opere che rispettano il cronoprogramma e quelle che possono ancora recuperare i ritardi accumulati da quelle che saranno definanziate perché irrealizzabili entro il 30 marzo 2026.

Ecco i vincitori e i vinti del Pnrr. Il principio è quello che ispira l’intera revisione del Piano - la quarta in un anno e mezzo - che a febbraio sarà inviata alla Commissione europea: meglio ridimensionare gli obiettivi finali piuttosto che arrivare alla deadline con gli investimenti incompiuti. Tradotto: i sindaci in affanno non solo si ritroveranno con i rubinetti chiusi, e quindi impossibilitati a mandare avanti l’opera, ma potrebbero anche dover restituire i s…

Roma - La scure del governo è pronta: stop ai fondi del Pnrr per i Comuni in ritardo. Il primo a muoversi sarà Matteo Salvini. Sulla scrivania del ministro delle Infrastrutture c’è l’elenco degli alloggi di edilizia sociale a cui il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha destinato 2,8 miliardi. Nei prossimi giorni, una linea rossa separerà le opere che rispettano il cronoprogramma e quelle che possono ancora recuperare i ritardi accumulati da quelle che saranno definanziate perché irrealizzabili entro il 30 marzo 2026.

Ecco i vincitori e i vinti del Pnrr. Il principio è quello che ispira l’intera revisione del Piano - la quarta in un anno e mezzo - che a febbraio sarà inviata alla Commissione europea: meglio ridimensionare gli obiettivi finali piuttosto che arrivare alla deadline con gli investimenti incompiuti. Tradotto: i sindaci in affanno non solo si ritroveranno con i rubinetti chiusi, e quindi impossibilitati a mandare avanti l’opera, ma potrebbero anche dover restituire i soldi spesi fino ad ora.

Non è un caso se nell’annunciare le verifiche sui progetti, il Mit ha ricordato che in occasione della prima rimodulazione del Pnrr, nel 2023, fu deciso di "non tagliare alcun fondo agli enti locali confidando sulla loro capacità di centrare gli obiettivi”.

Il tempo è scaduto. E non solo per gli enti locali che sono responsabili dell’attuazione dei Pinqua, i programmi innovativi della qualità dell’abitare chiamati a intervenire su 10 mila alloggi tra nuovi e riqualificati.

Al centro dei controlli del governo ci sono anche gli asili nido. Dopo l’allarme lanciato dall’Ufficio parlamentare di bilancio, che ha certificato una spesa ferma al 25,2% del totale dei fondi a ottobre del 2024 e il rischio di ritrovarsi alla fine con 26 mila nuovi posti in meno, la struttura di missione per il Pnrr di Palazzo Chigi ha diffuso nuovi dati.

"La previsione di spesa" rispetto all’intera dotazione “è cresciuta al 30% in base agli ultimi dati validati dal Mef al 30 novembre 2024”, si legge nel comunicato stampa in cui viene riportato anche il livello della spesa registrato l’anno scorso: circa un miliardo (il 56%) rispetto agli 1,7 miliardi previsti.

Nella nota compare anche un riferimento ai sindaci: “Si precisa che la misura è in capo ai singoli Comuni che sono risultati destinatari dei finanziamenti". Fonti di governo contestano la ricostruzione dell’Upb perché, spiegano, i dati presi dalla piattaforma di rendicontazione ReGiS non sono aggiornati. E la colpa, aggiungono le stesse fonti, è dei primi cittadini che caricano i dati in ritardo.

È un altro indizio delle tensioni che scuotono il Pnrr. La nuova revisione richiederà sacrifici. Saranno chiari nelle prossime settimane, con la revisione dei target. Ma la contesa sulla colpa dei ritardi è già iniziata.

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