Scuola, i fornitori beffati dal Pnrr. “Beni consegnati ma lo Stato non paga”
di Giulia Cimpanelli , Filippo SantelliLavagne interattive, tablet, stampanti 3D, robot, proiettori e software di apprendimento sono arrivati. Alcuni alunni della scuola 4.0, quella da digitalizzare con 2 miliardi del Pnrr, li stanno già utilizzando nei loro nuovi laboratori. Ma c’è un grave ritardo: quello dei pagamenti alle aziende.
«Abbiamo fornito agli istituti tutti i beni e servizi entro il 30 giugno dello scorso anno, il termine previsto, ma gran parte dei pagamenti non è stata effettuata», racconta Simone Berti, fondatore dell’omonima azienda toscana che grazie al bando del Pnrr ha staccato fatture per 10 milioni di euro, le prime nel 2023, e per un terzo di queste non ha ancora incassato un soldo. «Reggiamo grazie alle nostre risorse finanziarie e alla comprensione dei nostri fornitori che ci concedono delle dilazioni, per fortuna non ho esposizioni con le banche».
Lavagne interattive, tablet, stampanti 3D, robot, proiettori e software di apprendimento sono arrivati. Alcuni alunni della scuola 4.0, quella da digitalizzare con 2 miliardi del Pnrr, li stanno già utilizzando nei loro nuovi laboratori. Ma c’è un grave ritardo: quello dei pagamenti alle aziende.
«Abbiamo fornito agli istituti tutti i beni e servizi entro il 30 giugno dello scorso anno, il termine previsto, ma gran parte dei pagamenti non è stata effettuata», racconta Simone Berti, fondatore dell’omonima azienda toscana che grazie al bando del Pnrr ha staccato fatture per 10 milioni di euro, le prime nel 2023, e per un terzo di queste non ha ancora incassato un soldo. «Reggiamo grazie alle nostre risorse finanziarie e alla comprensione dei nostri fornitori che ci concedono delle dilazioni, per fortuna non ho esposizioni con le banche».
Sono centinaia in tutta Italia le aziende, per lo più medie o piccole realtà che lavorano con il mondo dell’educazione, nella stessa situazione. A forte rischio liquidità, denuncia l’associazione di categoria Assintel, per lo stallo burocratico e finanziario in cui si è avvitato, tra ministero dell’Economia, Istruzione e 8 mila tra scuole elementari, medie e superiori, uno dei progetti più ricchi e significativi del Pnrr. «Ma non è colpa degli istituti – dice Berti – anche loro sono in attesa dei fondi».
All’inizio le scuole hanno ricevuto solo metà della somma che spettava loro, e con quelle hanno gestito progetti, ordini e primi pagamenti. Il resto della somma sarebbe dovuto arrivare a spesa sostenuta e certificata su una piattaforma di nome Futura, creata dal ministero dell’Istruzione. Si è rivelata respingente, con linee guida e documentazione richiesta aggiornati più volte. Senza contare che solo poche scuole avevano in cassa i soldi per anticipare i pagamenti e ottenere poi il rimborso. Risultato? Il “saldo” previsto, circa un miliardo, non è ancora arrivato agli istituti e i fornitori non incassano da almeno cinque mesi.
All’Istruzione Simona Montesarchio, responsabile dell’unità di missione del Pnrr, dice che «Scuola 4.0 ha assicurato ad oggi liquidazioni alle scuole per una cifra molto elevata di circa 1,2 miliardi di euro e non si segnalano particolari ritardi nell’iter di attuazione». La parte che manca, continua Montesarchio, si spiega con il fatto che «in molti casi i rendiconti presentati erano privi della necessaria documentazione e, quindi, non validabili nonostante il supporto del ministero».
I ritardi, insomma, sarebbero imputabili soprattutto alle difficoltà delle scuole. Interpretazione che non convince Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi: «Gli istituti, a corto di personale amministrativo, si sono trovati in difficoltà nella gestione di una mole così grande di fondi, ma c’è stata una oggettiva complessità delle procedure messe a punto dal ministero dell’Istruzione e soprattutto dal Mef».
Questo scaricabarile non è certo un problema limitato al Pnrr della scuola, come mostra l’indicatore della spesa effettiva che si allontana sempre più dalle previsioni iniziali e mette a rischio il traguardo finale di giugno 2026. E non si può dire che il governo lo ignori: per dare un’accelerata ai pagamenti un decreto approvato alla fine del 2024 prevede che alle amministrazioni possa essere anticipata fino al 90% della somma dei progetti, che va loro trasferita entro un mese dalla richiesta.
Dice il ministero che sono già state date alle scuole «indicazioni su come applicare queste norme che consentiranno una maggiore celerità dei pagamenti», anche in assenza di rendicontazioni valide. Per mettere in moto la macchina dei trasferimenti finanziari potrebbero però volerci ancora settimane. E quelle rendicontazioni alla fine dovranno comunque arrivare per sbloccare l’ultimo 10% dei fondi, provare all’Europa che i soldi sono stati spesi, e spesi bene.
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