Oxfam, altri 2.000 miliardi per i più ricchi. Lontani gli obiettivi di riduzione della povertà
di Rosaria AmatoROMA – Per accumulare la ricchezza di uno dei dieci miliardari più ricchi al mondo non sarebbe bastato risparmiare 1.000 dollari al giorno da quando l’uomo è comparso sulla terra, 315 mila anni fa. Se uno dei 10 miliardari più ricchi al mondo vedesse evaporare il 99% della propria ricchezza, rimarrebbe comunque un miliardario. Sono due istantanee che “Disuguaglianza – Povertà ingiusta e ricchezza immeritata”, il rapporto che Oxfam presenta stamani, all’apertura del meeting annuale del World Economic Forum a Davos, utilizza per descrivere un mondo dove tre miliardi e mezzo di persone, il 44% dell’umanità, vivono con meno di 6,85 dollari al giorno, mentre l’1%, con quella che viene definita una “simmetria perversa”, possiede il 45% della ricchezza del pianeta. L’ingiustizia non è una questione etica, non solo almeno: “La povertà non attiene solo alla dimensione monetaria – spiega nel primo capitolo del volume Mikhail Maslennikov, Policy Advisor sulla giustizia economica di Oxfam Italia …
ROMA – Per accumulare la ricchezza di uno dei dieci miliardari più ricchi al mondo non sarebbe bastato risparmiare 1.000 dollari al giorno da quando l’uomo è comparso sulla terra, 315 mila anni fa. Se uno dei 10 miliardari più ricchi al mondo vedesse evaporare il 99% della propria ricchezza, rimarrebbe comunque un miliardario. Sono due istantanee che “Disuguaglianza – Povertà ingiusta e ricchezza immeritata”, il rapporto che Oxfam presenta stamani, all’apertura del meeting annuale del World Economic Forum a Davos, utilizza per descrivere un mondo dove tre miliardi e mezzo di persone, il 44% dell’umanità, vivono con meno di 6,85 dollari al giorno, mentre l’1%, con quella che viene definita una “simmetria perversa”, possiede il 45% della ricchezza del pianeta. L’ingiustizia non è una questione etica, non solo almeno: “La povertà non attiene solo alla dimensione monetaria – spiega nel primo capitolo del volume Mikhail Maslennikov, Policy Advisor sulla giustizia economica di Oxfam Italia – ma riguarda l’accesso alla sanità, all’istruzione, e all’acqua pulita; per tante persone povertà significa anche fame. Oggi, 733 milioni di persone soffrono la fame nel mondo: circa 151 milioni in più rispetto al 2019”.
La ricchezza triplica il tasso di crescita
Poveri e ricchi si allontanano sempre di più grazie a un sistema iniquo, denuncia Oxfam, che permette a chi già ha tanto di guadagnare ancora di più grazie ai buoni rendimenti dei mercati finanziari, sistemi fiscali regressivi, monopoli di fatto in sistemi chiave dell’economia. Nel 2024 la ricchezza dei miliardari è cresciuta, in termini reali, di 2.000 miliardi di dollari, tre volte più velocemente rispetto all’anno precedente. Un’accelerazione che ha fatto rivedere le previsioni sulla comparsa del primo trilionario entro un decennio: non sarà uno, saranno cinque, calcola Oxfam. E nel frattempo, si registrano quattro nuovi miliardari la settimana: 204 miliardari in più nel 2024. “Lo scenario è sempre più quello di un sistema economico che genera pochi vincenti e tanti vinti”. In totale, nel mondo ci sono attualmente 2.769 miliardari (erano 2.565 nel 2023): il valore complessivo dei loro patrimoni è infatti passato da 13.000 a 15.000 miliardi di dollari in soli 12 mesi.
E rallenta il ritmo di riduzione della povertà
Al tempo stesso, rallenta anche il ritmo della riduzione della povertà, tanto che l’obiettivo dell’Agenda 2030 dell’Onu di eradicazione della povertà estrema (si considera in questa situazione chi vive con meno di 2,15 dollari al giorno) appare sempre più difficile da conseguire: solo 69 milioni di persone potranno farlo tra il 2024 e il 2030, rimarranno comunque in queste condizioni 622 milioni di persone, il 7,3% della popolazione globale. Se si vuole considerare un obiettivo ancora più ambizioso, e cioè la soglia di 6,85 dollari al giorno, “al ritmo attuale servirà un secolo”, calcola Oxfam. Il rapporto mette in dubbio anche i progressi degli anni ‘90, dovuti in prevalenza alla forte crescita economica della Cina, accompagnata anche da una redistribuzione della ricchezza. Se si esclude la Cina, “i miglioramenti nella povertà estrema appaiono marginali nel ventennio 1990-2010”, e se si considera non la soglia minima di 2,15 dollari ma una di 5,50 al giorno, soglia monitorata anche dalla Banca Mondiale nei tempi più recenti, perché considerato un parametro maggiormente realistico, “escludendo l’intera regione dell’Asia orientale e del Pacifico il numero dei poveri globale è cresciuto di 660 milioni tra il 1990 e il 2015”. Anche chi supera la soglia più bassa e cessa di essere estremamente povero, spiega il rapporto Oxfam, rimane comunque povero.
Una ricchezza non meritata, spesso ereditata
L’organizzazione non profit punta a sgomberare ogni equivoco sul "merito” di chi riesce ad accumulare straordinarie ricchezze: oltre il 36% della ricchezza dei miliardari è ereditata (in Italia la quota arriva al 63%), e in futuro andrà peggio. Infatti nei prossimi due o tre decenni oltre 1.000 miliardari lasceranno patrimoni del valore di oltre 5.200 miliardi di dollari ai loro eredi, senza che intervenga alcuno strumento redistributivo, anche minimo: i due terzi dei Paesi del mondo non assoggettano a tassazione i lasciti ai discendenti diretti.
I vantaggi del Nord del mondo
Anche quando la ricchezza non viene ereditata, il suo accumulo viene favorito da rendite di posizione, denuncia Oxfam. L’organizzazione calcola che il predominio delle valute del “Nord” del mondo e i costi di finanziamento più bassi dei Paesi più ricchi (associati, certo, alla maggiore stabilità finanziaria) permettano di drenare 1.000 miliardi l’anno a svantaggio del Sud. Il Sud del mondo perde anche rispetto alle risorse che possiede, in misura maggiore in molti casi rispetto al Nord: i bassi prezzi che i Paesi più ricchi riescono a imporre hanno fatto perdere ai Paesi più poveri 242 mila miliardi di dollari tra il 1995 e il 2015 in termini di retribuzioni della forza lavoro, uso della terra e trasferimento di materie prime. Per i salari in particolare Oxfam stima che quelli del Sud siano inferiori in media tra l’87% e il 95% rispetto a quelli del Nord.
Il peso del debito
E c’è anche il peso del debito estero a schiacciare i Paesi più poveri del mondo, frenando qualsiasi possibilità di sviluppo. Tra il 1970 e il 2023 i governi del Sud del mondo hanno pagato 3.300 miliardi di dollari di interessi ai Paesi creditori, tagliando su tutto quello che serve alla popolazione. Oggi 3,3 miliardi di persone vivono in Paesi che spendono più per il servizio del debito che in sanità e istruzione.