In principio fu il Pinguino, poi venne l’Alicia De’ Longhi, poi una serie di piccoli elettrodomestici di design a marchio Ariete, e poi l’azienda di Treviso che fa capo all’omonima famiglia investì in una serie di marchi premium come Kenwood e Braun, finendo per diversificare con le macchine professionali da caffè di Everys e La Marzocco. Mentre i gruppi familiari italiani dei grandi elettrodomestici hanno ceduto alla crescente pressione della globalizzazione come la Candy dei Fumagalli, finita dentro il colosso cinese Haier, o la Hotpoint Ariston dei Merloni, rilevata dall’americana Whirlpool, in casa De’ Longhi non hanno mai smesso di innovare e investire in prodotti e marchi, cedendo le attività dei grandi sistemi di condizionatori per concentrarsi su frullatori, ferri da stiro e macchine da caffè.
Il compleanno tondo
La società guidata da Fabio De’ Longhi è alla seconda generazione, ha appena festeggiato i 50 anni …
In principio fu il Pinguino, poi venne l’Alicia De’ Longhi, poi una serie di piccoli elettrodomestici di design a marchio Ariete, e poi l’azienda di Treviso che fa capo all’omonima famiglia investì in una serie di marchi premium come Kenwood e Braun, finendo per diversificare con le macchine professionali da caffè di Everys e La Marzocco. Mentre i gruppi familiari italiani dei grandi elettrodomestici hanno ceduto alla crescente pressione della globalizzazione come la Candy dei Fumagalli, finita dentro il colosso cinese Haier, o la Hotpoint Ariston dei Merloni, rilevata dall’americana Whirlpool, in casa De’ Longhi non hanno mai smesso di innovare e investire in prodotti e marchi, cedendo le attività dei grandi sistemi di condizionatori per concentrarsi su frullatori, ferri da stiro e macchine da caffè.
Il compleanno tondo
La società guidata da Fabio De’ Longhi è alla seconda generazione, ha appena festeggiato i 50 anni di attività, e si appresta a chiudere il 2024 con un fatturato di oltre 3,4 miliardi (dai 3.07 miliardi del 2023), un margine lordo rettificato dalle componenti straordinario di 540 milioni, grazie a un distribuzione in 120 paesi e una leadership indiscussa nelle macchine da caffè, che rappresentano circa tre quinti del fatturato del gruppo. De’ Longhi dovrebbe poi chiudere il 2024 con una posizione finanziaria netta positiva per oltre 400 milioni, e quindi una solidità patrimoniale tale da poter valutare acquisizioni di peso. Intanto in settimana il gruppo ha annunciato un buy back da 60 milioni, per riacquistare fino all’1,4% del capitale per i piani di stock option ai manager. Dopo il boom 2020-2021 legato ai lock down della pandemia, la crescita conseguita nel 2024 dovrebbe proseguire anche nel prossimo biennio. Solo su basi organiche, De’ Longhi stima tra il 2024-2026 di aumentare i ricavi, a parità di cambi, in media del 7-9% all’anno con una redditività in aumento rispetto al 14,4% del 2023, compresa tra il 15,7 e il 16,7% e una generazione di cassa, prima del pagamento dei dividendi o di eventuali acquisizioni, pari a 280-320 milioni l’anno, nonostante investimenti in conto capitale da 150 milioni l’anno. Per questo, secondo gli analisti, De’ Longhi dovrebbe superare quota 4 miliardi nel 2027.
Le scelte strategiche che hanno reso grande il gruppo sono due: puntare sul segmento premium, dove i margini sono superiori, e investire con determinazione sul caffè, dove De’ Longhi è leader nelle macchinette da casa, con importanti contratti tra cui quello con Nespresso. Nel caffè, De’ Longhi ha una quota del 37% del mercato delle macchinette da casa, in quello delle macchine semi automatiche da bar, La Marzocco ha una posizione di leadership, stesso discorso per le macchine automatiche di Eversys. Quest’ultima ha allo studio un progetto con Starbucks per la realizzazione di una macchina per l’estrazione a freddo, che secondo gli analisti di Bnp Paribas, se andasse in porto, generare 2-3 euro di valore in più per ogni azione. Il caffè e da anni un segmento in forte crescita, e secondo l’International Coffee Organization crescerà di un latro 25% nel prossimo decennio. Infine, l’aumento del prezzo del caffè che potrebbe rappresentare un problema per bar e ristoranti, favorisce il consumo di caffè a casa, e quindi la vendita di macchinette, dove De’ Longhi è leader assoluto.
L’azienda ha poi diversificato sul segmento della preparazione dei cibi e sulla deriva salutare della cucina, un principio che vale per gli estrattori di succhi, ma anche per le friggitrici ad aria. In proposito negli Stati Uniti (che pesano per il 17% dei ricavi del gruppo), spopola il brand Nutribullet, una linea completa di design che tra i giovani è diventato “sinonimo di frullatore”, come Jeep lo è per i fuoristrada. La divisione dedicata alla preparazione del cibo rappresenta meno di un quarto dei ricavi di De’ Longhi, ma ha ricavi e marginalità in crescita grazie a marchi forti e globali come Kenwood, e Braun, con un posizionamento di fascia medio alta.
De’ Longhi è in pole position per entrare nel Ftse-Mib
La crescita dei ricavi e l’espansione dei margini è stata accompagnata da un aumento del valore in Borsa, che supera quota 4,4 miliardi. La famiglia De’ Longhi controlla saldamente il 53,6%, ma nonostante l’aumento della capitalizzazione la liquidità resta sotto i livelli di aziende di simili dimensioni, perché il flottante del gruppo è in mano a importanti fondi esteri (gruppi come Stitching, Vanguard, Jp Morgan, Black Rock, Norges) che hanno un orizzonte temporale d’investimento di medio lungo termine. Morale: De’ Longhi è in pole position per entrare nel Ftse-Mib, l’indice delle 40 maggiori aziende di Piazza Affari, un fattore che potrebbe darle ancora più visibilità. Quanto alla governance, anche quando la società ha perfezionato tra parti correlate l’acquisizione di La Marzocco, il mercato ha giudicato l’operazione e il prezzo interessanti per tutti gli shareholder. Stesso discorso per Fabio De’ Longhi che nell’agosto 2022 ha ripreso le deleghe affidate a Massimo Garavaglia nel maggio del 2020, per gestire un nuovo corso di riorganizzazione della produzione, dopo il boom della Pandemia. Il mercato ha festeggiato il ritorno dell’azionista come ad.