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Obbligazioni societarie, inizio d’anno con il botto

(reuters)

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Solo nei primi dieci giorni di gennaio, nel mercato primario in euro, sono stati emessi 45 bond da 39 società per un valore di 33,6 miliardi
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Oramai sta diventando uno schema fisso. Il mercato dell’obbligazionario corporate si addormenta a dicembre prima delle festività natalizie, per poi esplodere già nelle primissime giornate di gennaio. E il 2025 appena iniziato non si è sottratto a questa consuetudine. Solo nei primi dieci giorni dell’anno, nel mercato primario in euro sono state emesse 45 obbligazioni da 39 emittenti societarie, per un totale di più di 33,6 miliardi di euro. Quasi la metà di queste proviene dal settore bancario, a testimonianza di una domanda persistente di debito finanziario. Le emissioni ad alta qualità del credito (quelle valutate investment grade) hanno costituito circa 31 miliardi di euro, con una forte prevalenza di obbligazioni a breve durata sotto i sette anni.

Richieste di sottoscrizioni in aume…

Oramai sta diventando uno schema fisso. Il mercato dell’obbligazionario corporate si addormenta a dicembre prima delle festività natalizie, per poi esplodere già nelle primissime giornate di gennaio. E il 2025 appena iniziato non si è sottratto a questa consuetudine. Solo nei primi dieci giorni dell’anno, nel mercato primario in euro sono state emesse 45 obbligazioni da 39 emittenti societarie, per un totale di più di 33,6 miliardi di euro. Quasi la metà di queste proviene dal settore bancario, a testimonianza di una domanda persistente di debito finanziario. Le emissioni ad alta qualità del credito (quelle valutate investment grade) hanno costituito circa 31 miliardi di euro, con una forte prevalenza di obbligazioni a breve durata sotto i sette anni.

Richieste di sottoscrizioni in aumento

Secondo Antonella Manganelli, amministratore delegato di Payden & Rygel Italia, «l’inversione rispetto alle incertezze globali di fine 2024 è netta. E ciò riflette una crescente fiducia degli emittenti, che sfruttano tassi di interesse favorevoli e una domanda stabile da parte degli investitori», con richieste di sottoscrizione anche 5 o 8 volte superiori alla disponibilità. Attualmente le stime della società americana di gestione del risparmio prevedono che il mercato del Vecchio Continente possa raggiungere emissioni tra i 90 e i 100 miliardi di euro al 31 gennaio, superando di gran lunga la media storica di 67 miliardi e pure l’intenso biennio 2023-2024, che aveva visto emissioni corporate per oltre 88,6 miliardi all’anno. «Finora – aggiunge Manganelli – la domanda è stata tale da assorbire l’offerta senza difficoltà e senza creare reazioni sui mercati secondari, con la maggior parte dei titoli che ha avuto concessioni minime (rispetto alle quotazioni disponibili sul mercato secondario per obbligazioni simili), attorno ai 5 punti base».

L’esempio di Generali

L’ondata di nuove vendite arriva tra l’altro in momento particolarmente favorevole per le società, con gli spread (la differenza tra il rendimento del debito corporate e quello dei titoli di Stato più sicuri) prossimi ai minimi degli ultimi dieci anni; elemento che sta spingendo le aziende a raccogliere fondi a basso costo sul mercato, almeno fino a quando sarà possibile. Un buon esempio arriva da Generali, che nei giorni scorsi ha lanciato un’offerta di riacquisto su tre serie di obbligazioni subordinate e contestualmente ha emesso un nuovo green bond a tasso fisso al 2035. Il risultato è che la società ha tolto dal mercato 499 milioni di euro di bond al 4,596% e ne ha piazzati altri 500 milioni al 4,083%. Pochi giorni prima è stata Unicredit ad annunciare di voler esercitare l’opzione di rimborso integrale anticipato di un bond con scadenza gennaio 2026, per poi collocare un bond dual tranche da 2 miliardi, che ha raccolto una domanda complessiva per 5,6 miliardi. Le condizioni delle due tranche: per l’obbligazione con scadenza 4,5 anni il livello inizialmente comunicato di circa 130 punti base sopra il tasso mid-swap è stato rivisto a 98 punti e la cedola annuale è stata determinata al 3,30%; per il bond con scadenza otto anni il livello è stato fissato a 140 punti base sopra il mid-swap con cedola annuale del 3,80%. Di grande successo pure il primo collocamento dell’anno di un’obbligazione bancaria garantita, targata Crédit Agricole Italia. L’emissione, da 1 miliardo di euro e della durata di 9 anni, ha una cedola annulla lorda del 3,25% e offre un rendimento equivalente al tasso mid-swap, maggiorato di uno spread di 88 punti base, 16 punti sotto il rendimento del Btp di durata analoga. La domanda, in questo caso, ha raggiunto quota 7,6 miliardi. Rimanendo in ambito finanziario, Banco Bpm ha chiuso con successo l’emissione di un bond social da 500 milioni e così anche Bper Banca, che ha collocato un’obbligazione senior non garantita da 500 milioni a 6 anni.

La performance di Enel

Fuori dal contesto finanziario si è fatta notare Enel, che ha collocato due bond ibridi perpetui destinati a investitori istituzionali per un importo pari a 2 miliardi di euro e cedola media al 4,375%. La multiutility bolognese Hera ha infine piazzato con successo la quarta obbligazione verde della sua storia: durata 6,5 anni, cedola del 3,23% annuo e ammontare complessivo a quota 500 milioni.

«Nonostante gli spread ai minimi – analizzano gli esperti di Jp Morgan Asset Management – i fondamentali del credito investment grade continuano a essere forti e lo stato di salute delle imprese è tale da giustificare il nostro ottimismo per questa asset class. In Europa i bilanci sono buoni e la crescita degli utili mostra già i primi segnali di ripresa. Certo è probabile che le società entrino nel mirino dei dazi statunitensi, ma riteniamo che l’aliquota modesta (attorno al 10%) sia relativamente gestibile, visto che la produzione e il fatturato di queste società sono diversificati su scala globale».

Fondamentali societari solidi e tassi di interesse favorevoli sono i due fattori che stanno guidando la crescita delle emissioni corporate anche sull’altra sponda dell’Atlantico. Nel mercato Usa sono state collocate 70 obbligazioni da inizio anno, per un totale di 58 miliardi di dollari. Le emissioni sono state concentrate nei settori bancario, automobilistico ed elettrico. Anche nei Paesi emergenti il mercato primario è stato molto attivo e le emissioni in valuta forte hanno raggiunto circa 57 miliardi di dollari, in crescita rispetto ai 41 miliardi dello stesso periodo del 2024. Le principali emissioni sovrane, come quelle di Arabia Saudita (12 miliardi) e Messico (8 miliardi), hanno guidato questa espansione, riflettendo una fiducia crescente nonostante i rischi geopolitici.

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