Una solida tradizione alle spalle, competenze industriali e tecnologiche riconosciute. Ma non è con “l’heritage” che ci si assicura il futuro, ora che l’orizzonte è presidiato da colossi privati con capitali ingenti e gli “altri” mettono sul piatto risorse per “noi” impareggiabili. È questa la sensazione che si porta a casa dialogando con gli addetti ai lavori sul peso italiano - ed europeo - nella competizione globale per lo spazio. Nei giorni della vicenda del contratto da 1,5 miliardi con la Starlink di Elon Musk per le comunicazioni strategiche della Difesa, che al di là della polemica certifica come l’imprenditore abbia spostato oltre la frontiera, la domanda sorge spontanea: che ruolo può giocare l’Italia nella nuova space economy?
IL PODCAST SOLDI – Sulla vicenda Starlink
Di cosa si occupa la Space economy
Cosa si intende, intanto, per economia dello spazio: «Quattro segmenti di mercato, molto diversi tra loro, e una catena del valore divisa tra gestione degli asset, a monte, e…
Una solida tradizione alle spalle, competenze industriali e tecnologiche riconosciute. Ma non è con “l’heritage” che ci si assicura il futuro, ora che l’orizzonte è presidiato da colossi privati con capitali ingenti e gli “altri” mettono sul piatto risorse per “noi” impareggiabili. È questa la sensazione che si porta a casa dialogando con gli addetti ai lavori sul peso italiano - ed europeo - nella competizione globale per lo spazio. Nei giorni della vicenda del contratto da 1,5 miliardi con la Starlink di Elon Musk per le comunicazioni strategiche della Difesa, che al di là della polemica certifica come l’imprenditore abbia spostato oltre la frontiera, la domanda sorge spontanea: che ruolo può giocare l’Italia nella nuova space economy?
IL PODCAST SOLDI – Sulla vicenda Starlink
Di cosa si occupa la Space economy
Cosa si intende, intanto, per economia dello spazio: «Quattro segmenti di mercato, molto diversi tra loro, e una catena del valore divisa tra gestione degli asset, a monte, e sviluppo applicazioni e servizi, a valle», spiega Paolo Trucco che guida l’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano. Nel novero vanno: le infrastrutture satellitari per le Tlc (Satcom); la geolocalizzazione con le costellazioni come l’europea Galileo e applicazioni quali i navigatori nei nostri smartphone; l’osservazione della Terra cui si legano tanto il meteo quanto le funzioni di protezione civile; l’esplorazione dello spazio. «L’Italia esprime capacità industriali su tutti e quattro i segmenti, con una copertura della catena del valore dall’upstream (che realizza e mette in orbita gli asset) al downstream, dove stanno le aziende che sviluppano prodotti e servizi sfruttando i dati prodotti dagli asset spaziali», dice Trucco.
La mappa dell’Asi sulla filiera
La presenza italiana
«Nell’osservazione della Terra siamo leader a livello Ue», fa eco Massimo Claudio Comparini, direttore della divisione spaziale di Leonardo che presidia questo mondo, tra le altre cose, con le joint venture con Thales e la presenza nei lanciatori di Avio. Tra i progetti, quelli citati sono «il programma duale Cosmo-Sky Med e la costellazione Iride, il più grande programma di osservazione della Terra di un singolo Paese, nel quale con le nostre aziende copriamo tutta la catena del valore, finanziato dai fondi Pnrr» che dedica allo spazio 2,2 miliardi. Della scorsa settimana è il lancio del test satellite Pathfinder Hawk for Earth Observation che fa da apripista a Iride, realizzato dall’italiana Argotec.
Per la navigazione, prosegue Comparini, Telespazio «ha uno dei due centri di controllo della costellazione Galileo e Thales Alenia Space in Italia sta costruendo i primi sei satelliti della seconda generazione, con i primi due in orbita nel 2027». Quanto all’esplorazione, «dopo aver realizzato oltre il 50% della Iss, all’Italia si deve intorno all’80% dei moduli della prima stazione in orbita cislunare, negli stabilimenti di Torino di Tas Italia; la guida con Telespazio del programma Esa Moonlight per connettività e navigazione lunare», aggiunge. Sempre notizia di questi giorni è il lancio del ricevitore satellitare Lugre, frutto della collaborazione Asi-Nasa.
Quanto vale la filiera
In soldoni, in cosa si traduce quest’attività? Simonetta Di Pippo, alla guida dello Space Economy Evolution Lab della Sda Bocconi, offre la risposta più circostanziata. Unendo l’analisi algoritmica dei bilanci e la conoscenza diretta delle aziende, il Lab riesce ad abbracciare tanto chi si occupa unicamente di spazio quanto chi ha “attività spaziali” nell’ambito di business più ampi (così si spiega la differenza con i dati Asi). Ne viene una filiera di 387 aziende (di cui 132 “space only” e le restanti 255 a raggio più ampio), con ricavi per 4,192 miliardi di euro (2,5 circa dalle aziende più strettamente spaziali) e 21.977 addetti complessivi. «Interessante notare come nel confronto tra il 2023 e il 2019 i ricavi per impiegato siano scesi del 5,3% nel segmento “space only” e saliti del 18,3% in quello “non space only” a testimonianza di come il sistema dialoghi sempre più con altre filiere e offra una gamma sempre più ampia di servizi», spiega la docente.
L’ossatura, dunque, c’è. Quanto agli investimenti, negli Indirizzi del governo in materia spaziale, da poco pubblicati, si rivendicano 10 miliardi sul piatto negli ultimi cinque anni. Nel 2022, Roma ha assicurato all’Esa un contributo da poco più di 3 miliardi, sostanzialmente in linea con Francia e Germania: «Nel 2016 erano 1,35 e 2,3 nel 2019», ricorda Comparini a certificare il progresso. «Certo - aggiunge - la sfida è dura: il budget Usa è di oltre 40 miliardi di dollari l’anno, a metà tra ambito civile e la Difesa. E sappiamo quanto sta investendo la Cina».
Eccolo lo scenario internazionale che incrina le nostre certezze. Dopo le difficoltà di Vega-C «oggi l’Europa non ha lanciatori di fatto, e se anche ci fossero non potrebbero competere con il Falcon9 di Musk: a lui ci dobbiamo rivolgere», dice Di Pippo. Che sul caso del momento, l’affidarsi alla costellazione Starlink, cita pochi numeri: «A regime avrà 42mila satelliti, 30mila dei quali in grado di dialogare direttamente con gli smartphone. La Cina ha un progetto analogo da 30mila. L’europea Iris2, in ritardo, se arriverà a operatività dopo il 2030 lo farà con meno di 300».
«Nei principali progetti - aggiunge Trucco - per le stazioni spaziali commerciali, Italia e Ue sono fornitori di tecnologia, ma i consorzi di gestione sono a traino americano». Debolezze messe in fila dal rapporto Draghi sulla competitività Ue, tra le quali Trucco rimarca «l’eccessiva timidezza nello sviluppare startup e integrare i capitali privati: il rischio è che, come appena accaduto con Iceye, la promettente startup finlandese di microsatelliti, si vadano a fare accordi altrove (nella fattispecie negli Emirati, ndr) espatriando le nostre migliori prospettive».