MILANO – Chi considerava TikTok l’app dei balletti e poco più alla fine si è dovuto ricredere. Perché il blocco imposto dall’amministrazione Biden al social – sebbene sia durato solo qualche ora – è finito in cima all’agenda del prossimo presidente degli Stati Uniti, che si è premurato di interromperlo ancora prima di entrare in carica. Ma Donald Trump non è l’unico a essersi interessato alla questione: Elon Musk ha ammesso di essere al lavoro per riportare in auge il social Vine, già di proprietà del suo X. Adesso che TikTok è tornata in funzione, l’imprenditore sudafricano proseguirà nel suo intento, o si farà da parte?
Trump scende in campo per TikTok
Donald Trump ha scelto di salvare TikTok, prima ancora di occuparsi di Bitco…
MILANO – Chi considerava TikTok l’app dei balletti e poco più alla fine si è dovuto ricredere. Perché il blocco imposto dall’amministrazione Biden al social – sebbene sia durato solo qualche ora – è finito in cima all’agenda del prossimo presidente degli Stati Uniti, che si è premurato di interromperlo ancora prima di entrare in carica. Ma Donald Trump non è l’unico a essersi interessato alla questione: Elon Musk ha ammesso di essere al lavoro per riportare in auge il social Vine, già di proprietà del suo X. Adesso che TikTok è tornata in funzione, l’imprenditore sudafricano proseguirà nel suo intento, o si farà da parte?
Trump scende in campo per TikTok
Donald Trump ha scelto di salvare TikTok, prima ancora di occuparsi di Bitcoin o immigrazione, due tra i temi su cui ha promesso un cambiamento. Già nel pomeriggio di domenica, il giorno prima del giuramento, Trump ha scritto sul suo social Truth che l’indomani avrebbe annunciato un decreto esecutivo per sospendere il divieto di TikTok e far slittare la sua entrata in vigore, “in modo da poter fare un accordo”. “Mi piacerebbe che gli Stati Uniti avessero una quota del 50%” della divisione americana dell’app. “Così facendo potremo salvare TikTok e metterla in buone mani”, ha aggiunto. “Senza il via libera americano non c'è TikTok”, ma con l’intervento degli Usa “vale centinaia di miliardi di dollari, se non trilioni”. Finora la proprietaria ByteDance si è rifiutata di vendere la piattaforma, lanciata appena dieci anni fa e diventata un must per la stragrande maggioranza dei giovani utenti. Ma chissà che ora l’azienda non valuti la nuova idea di Washington.
L’appello di Trump alle aziende
Non è tutto. Trump ha addirittura incoraggiato gli internet provider e i negozi di app a ripristinare immediatamente l'accesso a TikTok, promettendo che il suo decreto li proteggerà retroattivamente da eventuali sanzioni. Al momento, la legge approvata dal Congresso nel 2024 ed entrata in vigore ieri prevede multe molto salate, fino a 5.000 dollari per utente per gli app shop, come quello di Apple o Google. "Chiedo alle aziende di non lasciare TikTok al buio", ha esortato sul Truth.
TikTok riparte e ringrazia il presidente eletto
L’appello pare abbia funzionato. Verso sera, la Cnn ha riportato che molti utenti hanno avuto accesso al social e poco dopo l’azienda ha confermato: "In accordo con i fornitori, stiamo ripristinando il servizio”. Per togliere ogni dubbio sul responsabile di questo cambio di rotta, TikTok ha ringraziato “il presidente Trump per aver fatto la necessaria chiarezza e aver dato assicurazioni ai provider” e si è impegnata a lavorare lui “per una soluzione di lungo termine che mantenga TikTok negli Stati Uniti”.
Intanto Musk approfitta del blackout
Nelle poche ore di blackout, Musk non è riuscito a stare a guardare. Al messaggio di un utente che suggerisce di riportare in vita l'app Vine, il miliardario ha risposto "ci stiamo lavorando". Poche parole, senza alcuna ironia apparente, che potrebbe aver fatto venire i brividi al management di ByteDance. Tra i primi grandi protagonisti del fenomeno dei video brevi, Vine potrebbe essere un concorrente insidioso per i cinesi. L’app, chiusa dal 2017, permetteva di creare clip di sei secondi che sfidavano gli utenti a essere creativi. Il livello di engagement era altissimo perché si potevano guardare centinaia di video in pochissimo tempo.
Vine non resse la concorrenza
Vine ha chiuso i battenti dopo otto anni di attività, rimasta a secco di pubblicità drenata da piattaforme concorrenti come Instagram, che investivano in contenuti video un pò più lunghi ma che mantenevano la stessa idea di base. A capitalizzare davvero la rivoluzione dei video brevi è stata poi TikTok e tutti gli altri, soprattutto Meta, si sono trovati a inseguire la rivoluzione cinese. Il vantaggio di cui gode Musk è che Vine è già di proprietà di X: nel 2012, quando ancora si chiamava Twitter e al timone c'era Dick Costolo, la società la acquisì un anno prima che andasse online.
I follower aspettano già da tempo
Da tempo ormai si parla si una sua 'resurrezione' e il recente post di Musk sembra dare un'accelerazione ai tempi. Il miliardario aveva già chiesto ai suoi follower se fossero interessati a una rinascita di Vine ottenendo risposte entusiaste. Il processo dovrebbe essere lo stesso che ha portato Instagram a integrare Reels. Resta l'incognita se Vine sarebbe davvero in grado di emergere in mezzo alla forte concorrenza.
L’Estonia preferiva il divieto
C’è un ultimo fatto curioso. Mentre oltreoceano si studiano nuovi accordi per ampliare il mondo che ruota intorno ai social, dall’Europa qualcuno propone di metterci un freno. Sempre domennica, l'Estonia ha sollecitato l'Unione a seguire l'esempio degli Stati Uniti (di Biden), valutando di mettere al bando TikTok sul suolo europeo. “Non è un social media, è un'arma di influenza”, ha sentenziato il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna all'emittente pubblica Err. “Non va dimenticato che TikTok è proprietà di una società cinese e ciò fa aumentare la preoccupazione che i dati trasmessi possano finire nelle mani delle autorità di Pechino", ha aggiunto Tsahkna. A sostegno della sua tesi ha citato un rapporto del Servizio di intelligence estone secondo cui i dati raccolti attraverso dall’app sarebbero stati utilizzati per organizzare ricatti e attacchi informatici.