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L’assenza di vento soffia sul caro-bolletta

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Il prezzo a 193 euro al MWh. Confindustria: “L’impatto è di 10 miliardi, il Gse stipuli contratti diversi”
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MILANO – Elettricità a caro prezzo, ancora una volta. Ieri il Pun registrato dal Gestore dei mercati energetici (Gme), il prezzo che stabilisce la base per le bollette di famiglie e imprese, ha raggiunto i 192,84 euro al megawattora, il secondo livello più alto dal picco di fine gennaio 2023.

Le cause provengono dall’estero

È da giorni che il dato si attesta sopra i 140 euro, la soglia che, diceva mesi fa il ministro Gilberto Pichetto Fratin, avrebbe condotto l’Italia al fallimento. In uno scenario già teso, complici il clima rigido e le scorte di gas in calo (proprio ieri la capienza dei serbatoi italiani si è ridotta sotto il 70%), a innescare la recente fiammata è stata l’assenza di vento in Europa che ha ridotto al minimo la produzione di energia eolica in Francia e Germania. In particolare, a causa del fenomeno Dunkelflaute, ovvero nubi e poco vento che comprimono la produzione da fonti rinnovabili, Berlino è stata costretta ad abbandonare lo storico ruolo di polmone d’Europa, tr…

MILANO – Elettricità a caro prezzo, ancora una volta. Ieri il Pun registrato dal Gestore dei mercati energetici (Gme), il prezzo che stabilisce la base per le bollette di famiglie e imprese, ha raggiunto i 192,84 euro al megawattora, il secondo livello più alto dal picco di fine gennaio 2023.

Le cause provengono dall’estero

È da giorni che il dato si attesta sopra i 140 euro, la soglia che, diceva mesi fa il ministro Gilberto Pichetto Fratin, avrebbe condotto l’Italia al fallimento. In uno scenario già teso, complici il clima rigido e le scorte di gas in calo (proprio ieri la capienza dei serbatoi italiani si è ridotta sotto il 70%), a innescare la recente fiammata è stata l’assenza di vento in Europa che ha ridotto al minimo la produzione di energia eolica in Francia e Germania. In particolare, a causa del fenomeno Dunkelflaute, ovvero nubi e poco vento che comprimono la produzione da fonti rinnovabili, Berlino è stata costretta ad abbandonare lo storico ruolo di polmone d’Europa, trasformandosi in importatore netto.

Situazioni simili anche in passato

E in un mercato fortemente interconnesso come quello europeo, la mancanza di energia rinnovabile (più economica) in alcuni Paesi contagia anche quelli limitrofi, che sono costretti ad attingere a forniture più costose per soddisfare la domanda. L’effetto sono quotazioni frenetiche, che possono avanzare di parecchi punti anche in tempi molto brevi, per poi tornare indietro con la stessa rapidità. Situazioni simili sono già state registrate lo scorso dicembre e verso la fine del 2021, quando le condizioni meteo avevano costretto l’Europa a fare maggiore ricorso al gas.

Il rischio per le imprese energivore

Se l’elettricità rincara, le prime a soffrire sono le imprese energivore. "Le prospettive per il 2025 non sono serene”, ha affermato ieri in audizione alla Camera il delegato del presidente di Confindustria per l’energia, Aurelio Regina. L’Italia, “il mercato elettrico più caro d’Europa”, calcola il prezzo dell’elettricità su quello del gas, che nelle ultime settimane viaggia tra i 45-50 euro al megawattora. Secondo le stime dell’associazione degli industriali, con i prezzi in rialzo in Europa questo meccanismo avrà un impatto di oltre 10 miliardi sulla spesa delle famiglie e delle imprese italiane, minandone la competitività.

Confindustria: un ruolo più attivo per il Gse

Per cercare di mitigare il danno, Confindustria propone di dare “un ruolo attivo” al Gestore del servizi energetici (Gse), perché come “acquirente centralizzato di energia rinnovabile” possa “stipulare direttamente contratti di lungo termine, in modo da aumentare la liquidità del mercato” e “ricontrattualizzare” l’energia “a beneficio di tutte le imprese consumatrici”. Queste nel 2024 hanno bruciato circa 120 TWh, “un valore simile all’energia che verrà generata dai nuovi impianti rinnovabili al 2030 per raggiungere gli obiettivi del Pniec”. La proposta, dicono, “potrebbe garantire un risparmio pari a circa 5 miliardi l’anno” dei costi dell’energia, arrivando a contrattualizzarla per “tutte le imprese a 65 euro/MWh”.

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