✕

Aumentano i lavoratori poveri: 1,25 milioni sotto i 9 euro all’ora, il 10,7% dei dipendenti

Ascolta l'audio

Nel 2022 Istat conta 618 mila donne e 637 mila uomini con una paga inferiore a 8,9 euro l’ora, il nuovo livello della povertà. Nel 2018 era 8,5 euro. Male il gender pay gap: donne pagate anche il 30% in meno degli uomini
2 minuti di lettura

ROMA — I lavoratori poveri in Italia sono almeno 1 milione e 255 mila, di cui 618 mila donne e 637 mila uomini. Ovvero il 10,7% dei dipendenti pubblici e privati nelle imprese dai 10 dipendenti in su che operano nei settori dell’industria e dei servizi. Istat aggiorna il dato, nel suo rapporto quadriennale sulle retribuzioni. Ma certo è un dato parziale che può solo salire, se si include l’agricoltura, gli autonomi e le micro imprese.

Rispetto all’ultimo report, quello relativo al 2018, la percentuale del lavoro povero cresce di quasi un punto: dal 9,8 al 10,7%. Come pure sale il livello di retribuzione oraria, pari a due terzi del valore mediano nazionale, al di sotto del quale il lavoro è considerato povero: da 8,5 a 8,9 euro all’ora. Sfiorando quei 9 euro di cui si discuteva nella proposta dell’opposizione per un salario minimo legale in Italia, affossata dal Cnel e dal governo Meloni.

ROMA — I lavoratori poveri in Italia sono almeno 1 milione e 255 mila, di cui 618 mila donne e 637 mila uomini. Ovvero il 10,7% dei dipendenti pubblici e privati nelle imprese dai 10 dipendenti in su che operano nei settori dell’industria e dei servizi. Istat aggiorna il dato, nel suo rapporto quadriennale sulle retribuzioni. Ma certo è un dato parziale che può solo salire, se si include l’agricoltura, gli autonomi e le micro imprese.

Rispetto all’ultimo report, quello relativo al 2018, la percentuale del lavoro povero cresce di quasi un punto: dal 9,8 al 10,7%. Come pure sale il livello di retribuzione oraria, pari a due terzi del valore mediano nazionale, al di sotto del quale il lavoro è considerato povero: da 8,5 a 8,9 euro all’ora. Sfiorando quei 9 euro di cui si discuteva nella proposta dell’opposizione per un salario minimo legale in Italia, affossata dal Cnel e dal governo Meloni.

Donne, giovani, precari: tutti pagati meno

Istat va anche oltre. E rivela che la percentuale di dipendenti a bassa retribuzione è più alta tra le donne: 12,2% (618 mila lavoratrici) dall’11,6% del 2018. Contro il 9,6% degli uomini dall’8,5% di quattro anni prima (637 mila lavoratori). Tra i giovani under 29 i low-wage earners, i dipendenti poveri sono ora il 23,6%, quasi uno su quattro, quasi stabili (erano il 23,9% nel 2018): circa 371 mila.

Va peggio tra quanti hanno titoli di studio inferiore al diploma: i poveri sono il 18% (dal 17,4% del 2018), circa 480 mila. Nelle attività commerciali e nei servizi, settori cruciali che negli ultimi anni hanno spinto l’occupazione post-Covid, i dipendenti poveri sono il 17,5%, circa 251 mila (dal 16,4% del 2018). Mentre oltre un terzo (33,3%) dei lavoratori non qualificati è povero, dal 31,3% di quattro anni prima.

Le basse retribuzioni orarie incidono dunque soprattutto su donne, giovani, poco istruiti e non qualificati. Le stesse categorie in cui è più forte l’incidenza del part-time e del contratto a tempo. Quando si lavora meno ore oppure con un contratto precario scende la retribuzione oraria. Chi ha un part-time viene pagato per la stessa ora di lavoro il 30,6% in meno di chi ha un full-time. Chi ha un contratto a tempo determinato riceve il 25% in meno: 12,9 euro contro 17,1 euro del contratto a tempo indeterminato. Una discriminazione odiosa. Precari e sottopagati.

Il gender pay gap

Come pure odioso è il gender pay gap, la differenza salariale a parità di tutte le altre condizioni (orario, carriera, contratto) tra uomo e donna. In media le donne prendono il 5,6% in meno per un’ora di lavoro: 15,9 euro contro 16,8 euro degli uomini. Ma questa percentuale si alza nelle imprese private al 15,9% (nelle pubbliche è al 5,2%), tra i laureati al 16,6% (20,3 euro per le donne laureate contro 24,3 euro degli uomini), come pure tra chi ha solo la licenza media al 15,2% (11,1 euro contro 13,1). Sia in alto che in basso, dunque. In alto, sorprende il differenziale tra i dirigenti: le donne vengono pagate il 30,8% in meno per la stessa ora lavorata dagli uomini, 34,5 euro contro quasi 50 euro.

La retribuzione media annua lorda in Italia nel 2022 era 37.302 euro. Quella oraria a 16,4 euro.

Leggi i commenti