ROMA – Lavoro povero, pensioni povere. Non meravigliano i nuovi dati Inps relativi alle pensioni liquidate nel 2024. Alle donne vanno in media 1.047,71 euro contro 1.475,28 euro degli uomini: il 29% in meno, quasi un terzo. La pensione è lo specchio del lavoro.
Lavoro povero
Le donne italiane hanno il tasso di occupazione tra i più bassi d’Europa, il record di part-time per lo più involontario imposto dai datori di lavoro e poche ore annue lavorate per gli impegni di cura di figli e anziani. Se a questo si aggiunge il cronico gender pay gap – una stessa ora di lavoro, a parità di condizioni contrattuali, viene retribuita a una donna fino al 30% in meno di un uomo – ed ecco il risultato: pensioni…
ROMA – Lavoro povero, pensioni povere. Non meravigliano i nuovi dati Inps relativi alle pensioni liquidate nel 2024. Alle donne vanno in media 1.047,71 euro contro 1.475,28 euro degli uomini: il 29% in meno, quasi un terzo. La pensione è lo specchio del lavoro.
Lavoro povero
Le donne italiane hanno il tasso di occupazione tra i più bassi d’Europa, il record di part-time per lo più involontario imposto dai datori di lavoro e poche ore annue lavorate per gli impegni di cura di figli e anziani. Se a questo si aggiunge il cronico gender pay gap – una stessa ora di lavoro, a parità di condizioni contrattuali, viene retribuita a una donna fino al 30% in meno di un uomo – ed ecco il risultato: pensioni basse, 400 euro in media in meno dei maschi.
Più basse anche le pensioni anticipate
Se si guarda solo alle pensioni anticipate, quelle legate al numero di anni di contributi versati, per le donne l’importo medio mensile è di 1.886,83 euro mentre per gli uomini è di 2.231,06 euro con un importo minore per le femmine del 15,43%. Ma la pensione anticipata per le donne rappresenta una chimera. I requisiti fissati dalla legge Fornero richiedono ben 41 anni e 10 mesi di contributi per lasciare il lavoro a prescindere dall’età anagrafica. Poche riescono ad agganciare questo traguardo.
In generale, le strette del governo Meloni su tutti i canali di uscita anticipati – dalle finestre allungate fino a 9 mesi, al ricalcolo contributivo esteso anche a Quota 103 – hanno avuto l’effetto di abbattere del 15,9% il numero di pensioni anticipate, calato a 215.058 a fronte delle 255.119 del 2023. Resta stabile invece il numero delle pensioni di vecchiaia che sono state 254.213 a fronte delle 256.342 del 2023.
Opzione donna distrutta
Nel frattempo, il governo Meloni ha di fatto quasi cancellato l’unico canale accessibile alle donne per anticipare un po’ la pensione, con penalizzazione implicita, visto che sin dal suo esordio prevede il ricalcolo di tutto l’assegno con il sistema contributivo e dunque un taglio dell’importo fino al 30%.
I paletti del governo di destra hanno reso Opzione donna una possibilità finta, valida quasi solo sulla carta. Viene intanto alzata l’età di uscita a 61 anni con 35 di contributi. E limitata a determinate categorie: invalide al 74%, licenziate da imprese con tavoli di crisi aperti al Mimit, caregiver. Il governo stima 2.600 uscite con questo canale nel 2025. Sicuramente sovrastimate.
Pensioni pagate all’estero
Le pensioni pagate all’estero dall’Inps nel 2023 sono state oltre 310 mila (-6,7% sul 2019), per un importo complessivo di circa 1,6 miliardi di euro, e rappresentano il 2,3% del totale delle pensioni erogate dall’Istituto. Il pagamento delle pensioni all'estero interessa circa 160 Paesi, e la maggior parte si localizza in Europa, dove viene erogato quasi il 60% del totale, seguita da America settentrionale (21%), Oceania (10%), America meridionale (7%).