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Stellantis rilancia i piani negli Usa con 1.500 assunzioni

Il presidente di Stellantis, John Elkann
Il presidente di Stellantis, John Elkann (reuters)
Investimenti sbloccati dopo l’incontro tra Elkann e Trump. La Casa Bianca: “Rinasce la manifattura”
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TORINO — Dopo il piano Italia arriva il piano Usa. Una serie di investimenti che il numero uno di Stellantis nel Nord America, Antonio Filosa, ha annunciato in una lettera mandata ai dipendenti degli States. Interventi che sono stati sbloccati dopo l’incontro tra il presidente del gruppo automobilistico John Elkann e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump prima del giuramento.

Ai dipendenti americani del Nord America Filosa illustra le mosse. Interventi che rientrano nel «nostro impegno a investire nelle attività negli Stati Uniti per far crescere la produzione qui». È Filosa a spiegare che Elkann ha incontrato Trump «per condividere il nostro entusiasmo per il suo forte impegno nei confronti dell’industria automobilistica statunitense e per tutto ciò che significa per l’occupazione americana e per l’economia in generale». Il faccia a faccia è stato giovedì. Utile a Stellantis per capire come operare e creare posti di lavoro negli Usa collaborando con Trump. L’incontro ha portato Stellantis a sbloccare miliardi di investimenti rimasti fermi sotto Biden. Base su cui poggiare nuove relazioni con i sindacati Usa e l’amministrazione Repubblicana.

Filosa, che è uno dei nomi che circola negli ambienti finanziari come possibile ad del gruppo dopo l’addio di Tavares, sottolinea ai dipendenti che «John ha detto al presidente che, basandoci sulla nostra orgogliosa storia di oltre 100 anni negli Stati Uniti, intendiamo portare avanti tale eredità rafforzando ulteriormente la nostra impronta manifatturiera e fornendo stabilità alla nostra grande forza lavoro americana». Fra gli investimenti previsti Filosa cita un nuovo pick-up a Belvidere, riportando a lavorare circa 1.500 dipendenti del sindacato Uaw. E poi i piani per costruire la prossima Dodge Durango a Detroit, gli investimenti sulle Jeep Wrangler e Gladiator a Toledo e sui motori a Kokomo.

Stellantis, che ha come primo azionista Exor che controlla Repubblica, lancia segnali a Trump che in campagna elettorale ha detto di voler imporre dazi sulle auto prodotte all’estero fra il 200 e il 500%. Stellantis ha 66 mila dipendenti negli States e 12 fabbriche. E la Casa Bianca reagisce: su X scrive che «sotto la guida del presidente Trump, Stellantis sta riportando 1.500 posti di lavoro in Illinois, riaprendo Belvidere e investendo a Detroit, Ohio e Indiana. La rinascita manifatturiera americana è arrivata: benvenuti nell’età dell’oro».

I sindacati italiani invece ricordano le questioni aperte. Samuele Lodi della Fiom-Cgil dice che è ancora in attesa di un «tavolo con Meloni ed Elkann a Palazzo Chigi» e che «in Italia gli investimenti promessi, insufficienti, non sono arrivati e molti lavoratori sono in cassa integrazione». Il segretario della Fim Cisl, Ferdinando Uliano, auspica che «gli impegni di Stellantis negli Usa vengano presi anche in Italia per la gigafactory di Termoli e Maserati».

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