Delle sabbie mobili giudiziarie che da un anno si allargano attorno al magnate austriaco René Benko, alla fine a inghiottirlo sono state quelle di casa. A poco più di un mese dalle accuse della procura di Trento che per lui aveva chiesto l’arresto, salvo poi dover incassare il no all’estradizione deciso da Innsbruk, il tycoon 47enne è stato arrestato ieri mattina dalla Wksta, la procura anticorruzione austriaca con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla distrazione di beni.
All’origine dei suoi guai, quello che gli inquirenti non hanno esitato a definire “il più grande crac della storia austriaca”. Formalmente, è storia nota. Nel 2023, il gruppo immobiliare Signa, che aveva fatto di Benko un giovane re Mida coccolato …
Delle sabbie mobili giudiziarie che da un anno si allargano attorno al magnate austriaco René Benko, alla fine a inghiottirlo sono state quelle di casa. A poco più di un mese dalle accuse della procura di Trento che per lui aveva chiesto l’arresto, salvo poi dover incassare il no all’estradizione deciso da Innsbruk, il tycoon 47enne è stato arrestato ieri mattina dalla Wksta, la procura anticorruzione austriaca con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla distrazione di beni.
All’origine dei suoi guai, quello che gli inquirenti non hanno esitato a definire “il più grande crac della storia austriaca”. Formalmente, è storia nota. Nel 2023, il gruppo immobiliare Signa, che aveva fatto di Benko un giovane re Mida coccolato dal mondo politico e finanziario internazionale, è imploso. Inflazione, rialzo dei tassi da parte delle banche centrali, un’infinita serie di spericolate operazioni immobiliari a debito sono stati la tempesta perfetta che ha fatto affogare il gruppo in un debito monstre da 13 miliardi di euro. Neanche la frettolosa vendita del patrimonio immobiliare in teoria posto a garanzia è riuscita a tenere a galla la creatura del giovane tycoon.
Peccato che - e qui veniamo all’oggi - da quel naufragio finanziario Benko abbia provato a salvare un importante tesoretto. La sua holding - gli contesta la procura austriaca - era un mostro a 36 teste societarie, che gli avrebbero permesso di ottenere prestiti milionari anche dopo la dichiarazione di insolvenza e di incassare 1,2 milioni di euro di fondi Covid per la struttura ricettiva Chalet N di Lech Am Arlberg. Fra i principali strumenti finanziari che Benko avrebbe utilizzato per distrarre, nascondere o ramazzare ancora soldi, la Fondazione Laura, formalmente gestita dalla madre, ma di fatto - ne sono convinti i magistrati - nella totale disponibilità dell’ex re Mida dell’immobiliare, che la usava anche per pagare l’affitto della villa a cui ieri i poliziotti austriaci hanno bussato per notificargli il fermo.
Da allora, Benko si è chiuso nel silenzio. Mentre veniva trasferito a Vienna per l’udienza di convalida prevista per oggi, il suo legale Norbert Weiss si è affrettato a assicurare: “Si tratta di accuse inconsistenti e infondate”. Ma nelle stesse ore gli investigatori erano al lavoro, in casa di Benko e hanno sequestrato “beni e documenti rilevanti che dovevano essere messi in sicurezza”.
È da lì che potrebbe saltare fuori il filo rosso che lega le indagini aperte su di lui in Austria, Germania, Liechtenstein e Italia, dove la procura di Trento lo ha scoperto al centro di un sistema illecito che teneva insieme imprenditoria e politica, pubblica amministrazione e professionisti, che in nome di comuni interessi e mutui favori hanno fatto scempio di norme e regolamenti per agevolare il tycoon nelle sue operazioni. E adesso si indaga anche per capire se di Benko questo non fosse un collaudato metodo.