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Redditi bassi senza cuneo, il governo pensa a un correttivo. Le opposizioni all’attacco

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti (ansa)

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La beffa per i redditi tra 8.500 e 9 mila euro che perdono 1.200 euro l’anno, l’ex bonus Renzi-Conte. Il ministero dell’Economia: “Platea piccola”. Ma non ci sono numeri
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ROMA — Un correttivo da infilare nel primo provvedimento utile. Il governo ci pensa, anche se le bocche sono cucite. «Stiamo verificando la platea che comunque sarà molto ristretta, sotto i 20 mila», dicono dal dipartimento delle Finanze. Il caso, raccontato ieri da Repubblica, è quello denunciato dalla Cgil: i contribuenti con reddito molto basso – tra 8.500 e 9 mila euro lordi annui – quest’anno perdono l’ex bonus Renzi-Conte da 1.200 euro (100 euro al mese), chiamato “trattamento integrativo”, perché nel passaggio da contributivo a fiscale del taglio del cuneo sono diventati incapienti.

La svista

Una “svista” del governo Meloni che andrà ripianata: 1.200 euro pesano come due mensilità per questi lavoratori poveri. Soprattutto lavoratrici, come eme…

ROMA — Un correttivo da infilare nel primo provvedimento utile. Il governo ci pensa, anche se le bocche sono cucite. «Stiamo verificando la platea che comunque sarà molto ristretta, sotto i 20 mila», dicono dal dipartimento delle Finanze. Il caso, raccontato ieri da Repubblica, è quello denunciato dalla Cgil: i contribuenti con reddito molto basso – tra 8.500 e 9 mila euro lordi annui – quest’anno perdono l’ex bonus Renzi-Conte da 1.200 euro (100 euro al mese), chiamato “trattamento integrativo”, perché nel passaggio da contributivo a fiscale del taglio del cuneo sono diventati incapienti.

La svista

Una “svista” del governo Meloni che andrà ripianata: 1.200 euro pesano come due mensilità per questi lavoratori poveri. Soprattutto lavoratrici, come emerge dai primi numeri. L’Inps calcola in 266 mila i lavoratori dipendenti con un contratto annuale tra 5 mila e 10 mila euro: 188 mila sono donne, il 71%. A questi vanno aggiunti gli agricoli. E i domestici: altri 51 mila tra 8 mila e 9 mila euro di reddito, l’88% sono donne. Christian Ferrari, segretario confederale Cgil, parla di «ingiustizia intollerabile», chiedendo un intervento rapido del governo.

Evitare l’effetto incapienza

Per ora siamo in una fase di studio. Senza definire la platea non si possono immaginare coperture. Una via per evitare la beffa sarebbe quella di alzare i 75 euro, inseriti dal governo Meloni nell’ultima manovra proprio per evitare l’effetto “incapienza”, cioè tasse da pagare inferiori alle detrazioni. Quei 75 euro abbassano le detrazioni, non di quanto però sarebbe necessario. Anche i Caf Acli sono giunti alle stesse conclusioni matematiche della Cgil. Il problema esiste, va risolto e sarà presto visibile nelle buste paga.

Le opposizioni all’attacco

Le prime reazioni della politica arrivano dall’opposizione. «Il governo taglia gli stipendi dei lavoratori, un bel disastro», dice Giuseppe Conte, leader M5S. «Il passaggio da cuneo contributivo a fiscale potrebbe rivelarsi una fregatura per gli italiani», osserva Arturo Scotto, capogruppo pd in commissione Lavoro alla Camera. «Non si capisce se sia insipienza o una decisione politica per dare una ulteriore mazzata al lavoro povero».

Anche Nicola Fratoianni di Avs punta il governo: «Dannosi e incapaci, c’è poco da aggiungere. I lavoratori che percepiscono dai 35 mila euro l’anno lordi in giù perdono soldi. Il danno maggiore lo subisce chi guadagna 9 mila euro che perderà 1.200 euro. Una vergogna. Più sei povero e più prendi schiaffi dallo Stato». Di «incapacità e accanimento» parla pure Anna Ascani, vicepresidente pd della Camera. «A pagare sono sempre i più fragili».

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