La regia del governo sul blitz. Giorgetti: è nell’interesse dell’Italia
di Giuseppe ColomboRoma - Un’accelerazione necessaria. Da qui la raccomandazione: bisogna agire subito. È giovedì sera quando Giorgia Meloni decide che è il momento giusto per la scalata di Mps a Mediobanca. Non è una mossa improvvisata. La decisione di attivare quella che alla fine del 2022, nei primi giorni di governo, era solo un’idea del management della banca senese, diventa urgente ora.
È l’avvicinamento tra Generali e Natixis a convincere la premier a intervenire. La partita per il controllo di Mediobanca è cruciale nel meccanismo ad incastri che vede Piazzetta Cuccia favorevole all’aggregazione con i francesi. Una mossa ostile per Palazzo Chigi. Un’altra tegola dopo l’offerta lanciata da Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm, che la destra voleva invece legare al Monte per dare vita al terzo polo bancario.
Tutto pronto. L’ad, Luigi Lovaglio, conferma che la proposta è chiusa. Un ultimo confronto con Giancarlo Giorgetti, il titolare del ministero dell’Economia che è socio di controllo di Mps,…
Roma - Un’accelerazione necessaria. Da qui la raccomandazione: bisogna agire subito. È giovedì sera quando Giorgia Meloni decide che è il momento giusto per la scalata di Mps a Mediobanca. Non è una mossa improvvisata. La decisione di attivare quella che alla fine del 2022, nei primi giorni di governo, era solo un’idea del management della banca senese, diventa urgente ora.
È l’avvicinamento tra Generali e Natixis a convincere la premier a intervenire. La partita per il controllo di Mediobanca è cruciale nel meccanismo ad incastri che vede Piazzetta Cuccia favorevole all’aggregazione con i francesi. Una mossa ostile per Palazzo Chigi. Un’altra tegola dopo l’offerta lanciata da Unicredit per l’acquisizione di Banco Bpm, che la destra voleva invece legare al Monte per dare vita al terzo polo bancario.
Tutto pronto. L’ad, Luigi Lovaglio, conferma che la proposta è chiusa. Un ultimo confronto con Giancarlo Giorgetti, il titolare del ministero dell’Economia che è socio di controllo di Mps, e Meloni dà l’avallo. Poi tocca a Lovaglio, ieri mattina, annunciare l’operazione e spiegarne le ragioni. Sono quelle che nelle ore precedenti hanno animato il ragionamento del governo: c’è l’occasione giusta per creare “un nuovo gruppo più forte ed efficace, un campione in grado di offrire servizi di altissima qualità per clienti, famiglie e imprese”.
Parole che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, affida ai parlamentari di Fratelli d’Italia come traccia per inquadrare l’operazione. Il punto di partenza è la banca “storicamente al centro di vicende complesse e ora completamente risanata sotto il governo Meloni»”. E, prosegue il messaggio, la trasformazione in “un gioiello”. L’atto primo della tutela del risparmio italiano che guarda a Generali. Non senza critiche: anche se minoritarie e celate, nella maggioranza non mancano le voci che leggono il sostegno all’operazione Mps come un assist all’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone.
Maggioranza unita, ma toni differenti. FdI appoggia in pieno il piano: “È un’operazione di sistema molto intelligente e proficua che può dare un consolidamento bancario molto importante per la nostra nazione», sottolinea il presidente della commissione Finanze della Camera, Marco Osnato. Più tiepida Forza Italia: “Tutte le operazioni di libero mercato sono benvenute”, commenta il leader Antonio Tajani che però chiede di accelerare l’uscita del Tesoro da Mps. Una prospettiva che non piace ai Fratelli: lo Stato - è il ragionamento - non può abbandonare la nave proprio ora che sta partendo l’operazione Mediobanca. La Lega sceglie un profilo basso: Matteo Salvini osserva, ma non si sbilancia.
Le opposizioni, invece, sono in fermento. Il Pd vuole chiarimenti. “Chiameremo il ministro Giorgetti in Parlamento”, annuncia il responsabile economico del partito, Antonio Misiani. “Il governo Meloni diventa il nuovo furbetto del quartierino”, attaccano i 5 stelle.
Lui, Giorgetti, replica in serata dal palco degli Stati generali dell’economia organizzati dal Carroccio ad Arona, nel novarese. Rivendica il metodo e quindi "la fiducia in assoluta autonomia ad un management che ha realizzato risultati eccezionali, che ha un disegno e che ha fatto una proposta di mercato”. E soprattutto difende l’operazione: “Se il mercato risponderà saremo contenti, se non lo farà ne prenderemo atto, ma ritengo che sia assolutamente lineare, trasparente e nell’interesse dell’economia italiana”.
Alle accuse di una “scalata di Stato”, il ministro ribatte così: "Lo Stato, che persegue finalità generali, non deve fare il banchiere: siamo usciti dal Monte dei Paschi e ne usciremo magari definitivamente in futuro”. La risposta è anche al pressing di Forza Italia.
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