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Nagel ai dipendenti: “Sapremo resistere” e prepara la risposta

Alberto Nagel, AD Mediobanca alla conferenza stampa di presetazione di Mediobanca Premier per il risparmio delle famiglie, Milano, 16 gennaio 2024. ANSA/DANIEL DAL ZENNARO 

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Martedì il cda definirà l’Ops “ostile” per imporre agli scalatori di arrivare a quota 51%
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Milano – Nel giorno in cui la premier Giorgia Meloni rivela il suo esplicito sostegno all’offerta lanciata dal Monte dei Paschi su Mediobanca, con l’obiettivo di mettere al sicuro i risparmi degli italiani, in piazzetta Cuccia l’ad Alberto Nagel scrive ai dipendenti e prepara la sua difesa. In una lettera diffusa nella mattinata di sabato 25 gennaio il numero uno di Mediobanca rimarca il fatto che l’offerta di Mps “non è stata concordata e il cda di Mediobanca si riunirà nei prossimi giorni per esaminarla e esprimere le proprie valutazioni al riguardo, con l’obiettivo di tutelare gli interessi di tutti gli stakeholder e in particolare dei propri dipendenti”.

Nagel aggiunge che “le persone che lavorano nel nostro gruppo sono infatti il fondamento e la base dell’eccellenza dei risultati ottenuti in questi anni”. Il messaggio sembra volto a preparare le truppe a una nuova lunga battaglia dall’esito ancora incerto. «Le sfide che abbiamo davanti saranno l’occasione per dimostrare insieme, …

Milano – Nel giorno in cui la premier Giorgia Meloni rivela il suo esplicito sostegno all’offerta lanciata dal Monte dei Paschi su Mediobanca, con l’obiettivo di mettere al sicuro i risparmi degli italiani, in piazzetta Cuccia l’ad Alberto Nagel scrive ai dipendenti e prepara la sua difesa. In una lettera diffusa nella mattinata di sabato 25 gennaio il numero uno di Mediobanca rimarca il fatto che l’offerta di Mps “non è stata concordata e il cda di Mediobanca si riunirà nei prossimi giorni per esaminarla e esprimere le proprie valutazioni al riguardo, con l’obiettivo di tutelare gli interessi di tutti gli stakeholder e in particolare dei propri dipendenti”.

Nagel aggiunge che “le persone che lavorano nel nostro gruppo sono infatti il fondamento e la base dell’eccellenza dei risultati ottenuti in questi anni”. Il messaggio sembra volto a preparare le truppe a una nuova lunga battaglia dall’esito ancora incerto. «Le sfide che abbiamo davanti saranno l’occasione per dimostrare insieme, ancora una volta, tutto il nostro valore — è scritto nella lettera —. Nelle prossime settimane continueremo a essere al centro dell’interesse dei media; questo è accaduto tante volte in passato e non ci ha mai impedito, né ci impedirà, di continuare a garantire l’eccellenza dei servizi ai nostri clienti».

La definizione di offerta “ostile” non è un passaggio a caso, è un punto importante ai fini della difesa e un valore segnaletico per la Bce. Se l’offerta è “ostile”, infatti, l’attaccante deve conquistare almeno il 51% delle azioni della sua preda, altrimenti non si può cambiare il consiglio di amministrazione che richiede almeno la maggioranza dei voti in assemblea. In caso contrario, la Bce difficilmente può dare il suo assenso perché provocherebbe una situazione conflittuale all’interno di due banche, con il capitale di una impiegato in quella dell’altra e possibili conseguenze sulla patrimonializzazione di entrambe. E quindi sarebbe costretta a imporre dei “rimedi”, come un aumento di capitale, difficile da sostenere per il Monte.

Detto questo in Mediobanca pensano che ottenere almeno il 51% di adesioni all’Ops alle condizioni indicate venerdì scorso da Luigi Lovaglio, l’ad del Monte, non sia così facile. L’accoglienza che il piano industriale ha ottenuto tra gli analisti e i rappresentanti dei fondi, infatti, è improntata allo scetticismo. Le sinergie da taglio dei costi sono inesistenti, visto che le due banche operano in settori diversi del credito. Le sinergie da ricavi sono tutte da dimostrare. Infatti i prezzi di Borsa si sono già adeguati mostrando uno sconto, invece che un premio, per chi voglia aderire al concambio.

Certo, Lovaglio può già contare su un 34-35% che verrà consegnato dagli azionisti che lo sostengono: Delfin con il 19,7% e Caltagirone con il 7,5% (che potrebbe salire al 9,9%). Poi c’è quasi un 3% in capo alle gestioni di Poste, un 2% di Enpam e altri piccoli pacchetti. Ma senza i fondi per arrivare al 51% ci vogliono altri grossi apporti. Qualcuno dice che Andrea Orcel potrebbe dare una mano per riavvicinarsi al governo e ottenere un aiuto per l’offerta che ha lanciato su Banco Bpm. Altri dicono che la partita durerà almeno sei mesi e per giugno, Intesa Sanpaolo, con i nuovi vertici insediati ad aprile, potrà considerare un suo intervento. Oppure che il cavaliere bianco potrebbe arrivare dall’estero e in particolare dalla Francia, dove i rapporti di Nagel e di Philippe Donnet con i grandi gruppi bancari sono ben consolidati.

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