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Conto alla rovescia per l’Energy Release 2.0

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Il bando offre gigawatt a prezzi scontati agli energivori. Mercato e Confindustria appoggiano la misura
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Ultima chiamata per la corrente a 65 euro al megawattora. Il 14 febbraio scade il bando Energy Release 2.0 pubblicato del Gestore dei Servizi Energetici (Gse) e rivolto a una lista di circa quattro mila imprese ad alto consumo. Termini e condizioni sono dettate da due decreti con cui il governo mira a un duplice scopo: promuovere l’installazione di nuova capacità rinnovabile, migliorata negli anni ma ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi al 2030, e ridurre l’aggravio del costo dell’energia per l’industria. In palio ci sono 23 terawattora all’anno, generati rigorosamente da fonti green.

I passaggi per accedere al bando

La prima mossa spetta alle imprese energivore che devono presentare, da sole o sotto forma di aggregazione, una manifestazione di interesse per un certo volume di en…

Ultima chiamata per la corrente a 65 euro al megawattora. Il 14 febbraio scade il bando Energy Release 2.0 pubblicato del Gestore dei Servizi Energetici (Gse) e rivolto a una lista di circa quattro mila imprese ad alto consumo. Termini e condizioni sono dettate da due decreti con cui il governo mira a un duplice scopo: promuovere l’installazione di nuova capacità rinnovabile, migliorata negli anni ma ancora insufficiente per raggiungere gli obiettivi al 2030, e ridurre l’aggravio del costo dell’energia per l’industria. In palio ci sono 23 terawattora all’anno, generati rigorosamente da fonti green.

I passaggi per accedere al bando

La prima mossa spetta alle imprese energivore che devono presentare, da sole o sotto forma di aggregazione, una manifestazione di interesse per un certo volume di energia elettrica al Gestore. Questo, raccolte tutte le intenzioni, provvederà a stipulare un contratto di anticipazione con ciascun cliente che risulti eleggibile. Nessuno viene escluso, ma non può chiedere più del suo consumo annuo. Scatta così la prima fase, 36 mesi in cui il Gse cede l’energia alle imprese per 65 euro/MWh. Valore che si confronta con una media di mercato sopra i 140 euro, a gennaio. In cambio, queste si impegnano a realizzare impianti rinnovabili con una capacità almeno doppia rispetto a quella richiesta. Nei vent’anni successivi dovranno restituire solo quanto anticipato, mentre il resto potrà essere immesso in rete al prezzo di mercato. Questa seconda fase è regolata da un altro accordo tra l’autority e le aziende, che a loro volta possono rivolgersi a esperti del settore per la messa a terra e la gestione dei siti.

Confindustria apprezza il bando

“L’interesse da parte degli energivori è potenzialmente alto”, commenta Carlo Montella, fondatore di Green Horse Advisory. “Tuttavia, emergono sfide significative che potrebbero comprometterne il successo dell’iniziativa. I tempi per la realizzazione degli impianti sono piuttosto stretti, e ottenere dalle banche le garanzie richieste dal Gse per coprire il rischio di mancata realizzazione si rivela complesso e costoso”. Il contesto normativo non aiuta, complici interventi come il dl Agricoltura e il decreto ministeriale sulle Aree Idonee, che potrebbero ostacolare l’autorizzazione di nuovi impianti. Sul mercato c’è fermento. Per le imprese energivore, che già da tempo godono di incentivi per l’acquisto di energia, poter pianificare l’approvvigionamento di elettricità a prezzi calmierati e stabili è una priorità assoluta. A quanto risulta, nei giorni scorsi Aurelio Regina, delegato per l’Energia di Confindustria, in un incontro con gli industriali ha mostrato di apprezzare la misura, promuovendo la partecipazione delle imprese e stimando effetti positivi per i prossimi tre anni.

Alto l’interesse dei produttori di rinnovabili

Dall’altra parte, per i produttori di rinnovabili il bando è un’occasione d’oro per incontrare nuovi clienti a cui proporsi come partner. Le uniche criticità che segnalano più voci sono legate alle incertezze legate a sistemi contabili e fiscali del meccanismo. “Abbiamo un’aggregazione di oltre 300 clienti energivori già contrattualizzati in tutta Italia interessati ad aderire al bando con noi”, racconta Sarah Jane Jucker, ceo di Epq del gruppo Dolomiti Energia, guidato da Stefano Granella. Per loro, che metteranno a disposizione la pipeline del gruppo, il peso dell’Energy Release 2.0 è rilevante. “Contiamo di essere tra i primi aggregatori sul mercato”, afferma la manager. Anche Iberdrola Italia guarda con interesse alla partita, dato che il suo core business è la fornitura di energia green alle imprese. Nel 2023 ha siglato power and purchase agreement (Ppa) in Europa per 1 GW, e in Italia punta a portare la capacità installata dai 60 attuali a oltre 400 MW entro la fine dell’anno.

...anche tra i grandi operatori

Diversi grandi operatori, anche quotati, si stanno muovendo. Edison Next, società del gruppo Edison, ha già firmato un Ppa ventennale con Acciaierie Venete che prevede lo sviluppo di un impianto fotovoltaico a terra da circa 10 GWh all’anno e che permette alla società di accedere al bando. Plenitude, che in passato non aveva partecipato al precedente Energy Release o a bandi simili, sta valutando con la controllante Eni un’eventuale partecipazione a supporto dei propri clienti energivori. Chi guarda al bando dall’esterno ne apprezza i propositi, ma teme che la macchina burocratica si possa inceppare, compromettendo l’efficacia di un’idea, almeno in linea teorica, meritevole. “Combinare un prezzo calmierato con un impegno concreto alla realizzazione di nuova capacità rinnovabile è un’iniziativa innovativa e ben allineata alla necessità di accelerare la transizione energetica”, ragiona Montella. Una prima edizione dell’Energy Release era stata pubblicata nel 2022 come misura d’emergenza, ma non aveva riscontrato il successo sperato, perché, a ridosso della scadenza, i termini fissati non erano più risultati convenienti e molti avevano deciso di fare un passo indietro. Rischi che non si dovrebbero ripetere con la nuova struttura: piuttosto, questa volta gli esperti temono che la complessità rispetto ai sistemi più tradizionali possa spaventare, e quindi disincentivare, alcune aziende.

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