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La nemesi Mediobanca, Bce e Antitrust permettendo

(ansa)

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Il Mef ha preferito un’operazione ostile su Mediobanca per conquistare Generali piuttosto che aspettare l’esito incerto del golden power su Natixis o il voto in assemblea a Trieste
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Un’opa di Stato, perché l’offerta di scambio di Mps su Mediobanca non è altro che questo. Il primo socio della banca senese è il Mef con l’11,7%. Ed è stato il ministro Giancarlo Giorgetti a nominare l’amministratore delegato, Luigi Lovaglio. Anche se non si capisce come abbia approvato un’operazione il cui principale beneficio è generato da un mancato introito in termini di tasse per 1,2 miliardi euro.

La conquista di Generali

Il senso invece dell’operazione è uno, conquistare Generali. Da sempre Mediobanca è considerata dal mercato come la porta di ingresso per arrivare al controllo della compagnia assicurativa, di cui controlla il 13% e da cui ricava un terzo dei suoi utili grazie al dividendo che incassa ogni anno. Scalare Generali è un’opera ciclopica perché capitalizza 46,7 miliardi, meglio quindi avventurarsi su Mediobanca che ne vale “solo” 13,4, ma che grazie alla sua partecipazione da sempre è l’azionista di riferimento del Leone. Lo scenario in cui deve essere collocata l’o…

Un’opa di Stato, perché l’offerta di scambio di Mps su Mediobanca non è altro che questo. Il primo socio della banca senese è il Mef con l’11,7%. Ed è stato il ministro Giancarlo Giorgetti a nominare l’amministratore delegato, Luigi Lovaglio. Anche se non si capisce come abbia approvato un’operazione il cui principale beneficio è generato da un mancato introito in termini di tasse per 1,2 miliardi euro.

La conquista di Generali

Il senso invece dell’operazione è uno, conquistare Generali. Da sempre Mediobanca è considerata dal mercato come la porta di ingresso per arrivare al controllo della compagnia assicurativa, di cui controlla il 13% e da cui ricava un terzo dei suoi utili grazie al dividendo che incassa ogni anno. Scalare Generali è un’opera ciclopica perché capitalizza 46,7 miliardi, meglio quindi avventurarsi su Mediobanca che ne vale “solo” 13,4, ma che grazie alla sua partecipazione da sempre è l’azionista di riferimento del Leone. Lo scenario in cui deve essere collocata l’operazione è l’accordo annunciato da Generali all’inizio di questa settimana con Natixis che appartiene per il 70% al gruppo delle banche popolari francesi Bpce per creare un colosso nel risparmio gestito controllato pariteticamente dagli italiani e dai soci d’Oltralpe.

I due grandi azionisti di Generali

Qui entrano in scena i due grandi azionisti di Generali, ovvero il gruppo Caltagirone e la Delfin, la holding che raggruppa gli eredi di Leonardo Del Vecchio, guidata da Francesco Milleri. Da tempo sono azionisti insoddisfatti di Generali rispettivamente con il 6,92% e con il 9,93% e azionisti insoddisfatti di Mediobanca (Caltagirone con il 7,7% e Delfin con il 19,8%), due status a cui di recente si è aggiunto quello di azionisti del Monte dei Paschi dove il gruppo del costruttore romano possiede il 5% e la finanziaria dei Del Vecchio il 9,7%. Proprio in virtù di queste partecipazioni incrociate, sarebbero loro i maggiori beneficiari dell’operazione portata avanti dal Mef su Mediobanca, perché si ritroverebbero Delfin con una quota del 16% e Caltagirone con il 6,7%, mentre il governo scenderebbe intorno al 5%. Per loro sarebbe il coronamento dello scontento verso la gestione di Mediobanca e Generali, culminata da ultimo con le critiche all’operazione Natixis, giudicata poco chiara, rischiosa e pericolosa per l’italianità di Generali.

Le motivazioni del Mef

Quest’ultimo argomento ha animato tutto lo schieramento politico italiano e ha spinto il Mef a preferire un’operazione ostile su Mediobanca per conquistare Generali con l’appoggio di Caltagirone e Milleri piuttosto che aspettare l’esito incerto del golden power su Natixis o il voto della prossima assemblea al cui ordine del giorno c’è la conferma di Philippe Donnet come amministratore delegato. Anche qui il governo aveva provato un assalto con il cambiamento delle norme relative alla lista del cda, ma di sicuro la conquista diretta è più efficace. Starà ora al mercato decidere se la Mediobanca di Lovaglio sarà meglio della Mediobanca di Nagel, consegnando o meno le azioni all’offerta di scambio. Antitrust e Bce permettendo.

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