Ance, nel 2025 nuovo calo delle costruzioni: -7%. Ma le opere pubbliche volano con il Pnrr
di Rosaria AmatoROMA – L’anno scorso un primo calo per il settore delle costruzioni, ma quest’anno potrebbe andare peggio all’edilizia privata. A sostenere il settore però ci sono i 54 miliardi di opere pubbliche da spendere entro il 2026, con un possibile strascico anche nel 2027. L’Osservatorio congiunturale, presentato dall’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili che fa capo a Confindustria, prevede infatti per il 2025 un calo del 7 per cento rispetto al 2024, che a sua volta ha registrato un rallentamento del 5,3 per cento sull’anno precedente. Dati sui quali pesa “l’ulteriore rimodulazione degli incentivi fiscali”, spiega l’Ance, aggiungendo che anche la nuova edilizia abitativa è in rallentamento, per via “della contrazione dei permessi di costruzione”.
ROMA – L’anno scorso un primo calo per il settore delle costruzioni, ma quest’anno potrebbe andare peggio all’edilizia privata. A sostenere il settore però ci sono i 54 miliardi di opere pubbliche da spendere entro il 2026, con un possibile strascico anche nel 2027. L’Osservatorio congiunturale, presentato dall’Ance, l’Associazione Nazionale Costruttori Edili che fa capo a Confindustria, prevede infatti per il 2025 un calo del 7 per cento rispetto al 2024, che a sua volta ha registrato un rallentamento del 5,3 per cento sull’anno precedente. Dati sui quali pesa “l’ulteriore rimodulazione degli incentivi fiscali”, spiega l’Ance, aggiungendo che anche la nuova edilizia abitativa è in rallentamento, per via “della contrazione dei permessi di costruzione”.
Volano le opere pubbliche, per via della “messa a terra” del Pnrr: nel 2024 si era registrato un +21%, al quale quest’anno seguirà un aumento del 16%. Dati positivi che però non compensano del tutto il calo nel settore privato, dove l’unico segno “verde” è il +3,2% dell’edilizia commerciale e uffici di nuova costruzione.
Tuttavia le aziende di costruzione guardano con fiducia al settore pubblico, anche se preoccupa il dopo Pnrr: «Il biennio 2025-2026 vedrà ancora più forte il contributo del Piano europeo che, per il suo completamento richiede la realizzazione di circa 54 miliardi di euro di investimenti in opere pubbliche. – spiega la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio – E’ probabile che le opere possano beneficiare anche nel 2027 di un “effetto trascinamento” del Pnrr per il completamento degli interventi, in parte finanziati dalle risorse europee, ancora in corso di realizzazione». «Quello che ci preoccupa, nonostante siamo ancora in una fase positiva, è il futuro: – prosegue Brancaccio – oggi il Paese ha dimostrato che è in grado, grazie a imprese e amministrazioni, di trainare l'economia. Cerchiamo di farlo senza aspettare sempre interventi straordinari. C'è tanto da fare per questo Paese, c'è l'emergenza della casa, c'è da intervenire sul nostro fragile territorio. Questi sono i principali asset sui quali noi chiediamo di cominciare a lavorare per il futuro, per il dopo-Pnrr».
Il Pnrr: nel 2024 6,7 miliardi di spesa
Le prospettive di sviluppo dell’edilizia pubblica sono strettamente legate al Pnrr. Se nel 2024 l’accelerazione dei lavori ha portato a una spesa di 6,7 miliardi, i ritardi nell’attuazione della spesa hanno portato a una sorta di imbuto finale, con 54 miliardi che dovranno essere spesi entro il 2026. Al momento, secondo il monitoraggio dell’Ance, ci sono 11.236 cantieri aperti per opere Pnrr. Solo per gli asili nido e altri interventi di edilizia scolastica i cantieri già avviati sono 4.769. «L’approccio del Pnrr, basato sul raggiungimento degli obiettivi – osserva l’Ance – ha contribuito a migliorare i processi decisionali e operativi, favorendo una maggiore responsabilizzazione e trasparenza».
La riscossa dei Comuni: nel 2024 spesa +16,2%
Il livello di spesa in lavori pubblici degli enti territoriali è passata dai 18,6 miliardi nel 2023 a 21,7 nel 2024. Grazie al Pnrr la spesa dei Comuni ha superato i livelli del 2008, recuperando dieci anni di calo dovuti alle «politiche di bilancio restrittive e al conseguente impoverimento della capacità di investimento degli enti territoriali».
Il lavoro: in calo le ore
Se nei primi nove mesi del 2024 sono cresciuti sia il numero dei lavoratori (+4,2%) che le ore lavorate (+5,5), successivamente, a partire dalla seconda metà dell’anno, le ore sono calate, segno del rallentamento del settore. A settembre il calo aveva raggiunto il 2,9%.
Case sempre meno accessibili
Ma intanto l’Ance continua a puntare su un grande piano di edilizia privata a sostegno delle classi medio basse, che non possono più permettersi di acquistare una casa, e trovano difficoltoso anche affittarne una. Per dieci milioni di famiglie con reddito fino a 24 mila euro comprare una casa nelle grandi città è impossibile: per pagare il mutuo si arriva a spendere la metà del proprio reddito, per i meno abbienti anche i due terzi. Ma anche per pagare l’affitto si spende oltre la metà del proprio reddito.