Economia

Dazi, Monti avverte l’Italia: “Non cada nella trappola di Trump. I negoziati spettano a Bruxelles”

Mario Monti
Mario Monti (agf)

L’ex premier invita Palazzo Chigi e i governi europei a non dividersi di fronte alle politiche del tycoon americano. “No a particolari amicizie a Washington per trattamenti di favore verso singoli Stati”, dice senza mai citare Meloni

2 minuti di lettura

ROMA – “Lo so, Trump fa paura. Anche io sono molto turbato, oltre che sconcertato dalla passerella di miliardari passati in un attimo dalla sua parte, ma l’Europa non deve annichilirsi alla stessa maniera: abbiamo tutta la capacità di pensiero e la consapevolezza politica per non essere un fuscello e tenere la schiena dritta”. Mario Monti ritrova la grinta e la voglia di combattere nell’orgoglio europeo. Del resto il professore, ex commissario Ue ed ex premier, è la quintessenza vivente del sogno di Jean Monnet, che non a caso cita almeno quattro-cinque volte in due ore di conversazione stile caminetto con alcuni giornali, fra cui Repubblica, nella sede della Stampa estera.

"L’importante – dice – è che non cadiamo nella trappola che Trump vuole tenderci, quella di condurre i negoziati commerciali Paese per Paese, perché la competenza è di Bruxelles”. È uno dei pochi punti indiscutibili dell’architrave dell’Unione europea, dice con amarezza il professore, perché sono ancora tante le aree indefinite. Ma sui dazi nessuna incertezza: “Se uno Stato membro intendesse farsi forte di qualche particolare amicizia a Washington per ottenere trattamenti di favore, commetterebbe una violazione dei trattati e la Commissione dovrebbe adottare una procedura d’infrazione”.

Sta ben attento a non pronunciare il nome di Meloni in questo caso, il professore. Dove invece lo esplicita forte e chiaro è a proposito delle incertezze di fronte alle ingerenze di Musk sul rapporto fra giudici e politica: "Ci è voluto il presidente Mattarella, dopo due giorni di silenzio, a dire a brutto muso che noi italiani la separazione fra i poteri la sappiamo far rispettare da soli”.

Anche su patto di stabilità appena rinnovato è mancato un intervento forte da Giorgia Meloni. "È uscita fuori una versione poco chiara, confusa e soprattutto per noi penalizzante. La nostra premier, cogliendo anche un momento politicamente non sfavorevole, poteva e doveva farsi valere di più”. Ma è da una sorta di torpore generale che l’Unione europea deve scuotersi: “Trump, con la sua ossessione dell’unilateralismo, non deve illudersi di poterla smantellare. A parte che in questi primi giorni ha smantellato più che altro il suo Paese: la California ha detto di non avere intenzione di uscire dall’accordo di Parigi, le corti cominciamo a opporsi alla politica delle deportazioni, addirittura l’Antitrust si è espresso contro un’importante operazione che Musk voleva fare. Meno male che esiste ancora, l’Antitrust americano”.

Ma torniamo all’Europa: "Ursula von der Leyen ha il carattere e ora anche l’esperienza per poter pilotare la nave-Ue al meglio. Certo, il Trump 2 si presenta più minaccioso e agguerrito rispetto al Trump 1, ma dobbiamo renderci conto di quale poderosa costruzione noi disponiamo, di quale immensa operazione politica e storica siamo protagonisti”. Stavolta cita Franklin Delano Roosevelt, nel suo inaugural address del 1933: “L’unica cosa di cui non dobbiamo aver paura è la paura stessa”.

Su un punto, Monti dà ragione a Trump: "È tempo che salgano i bilanci della Difesa. Se non altro perché questo ci permetterà di non dipendere più per le operazioni militari dagli stessi Stati Uniti, che dopo gli straordinari eroismi delle due guerre mondiali si sono dimostrati troppe volte maldestri e perfino volubili, caratteristiche che Trump probabilmente esaspererà”. Per l’aumento però servono soldi, "per cui i politici devono smetterla di fare promesse a debito, semmai è tempo di cominciare a tagliarla davvero la spesa”.

E a proposito di politici, una stoccata finale contro il risiko bancario che ha lo Stato fra i protagonisti: “A parte che questa corsa al consolidamento, è discutibile perché va contro la concorrenza, l’ultima frase che vorrei sentire di nuovo da un uomo politico è ‘abbiamo una banca’”.

I commenti dei lettori