ROMA – Tremano insieme la Silicon Valley, Wall Street e Washington. Perché mai come in questa corsa all’Intelligenza artificiale tecnologia, economia e potenza nazionale sono intrecciate. La startup cinese DeepSeek ha rilasciato due modelli di IA in grado di rivaleggiare per prestazioni con quelli americani delle varie OpenAI, Google, Meta o Anthropic, a una frazione dei costi. Li ha poi messi a disposizione del mondo in versione aperta - open source - mentre la sua app gratuita balza al vertice di quelle più scaricate. Traballa l’idea secondo cui il dominio dell’IA andrà conquistato con investimenti da centinaia di miliardi, ripagati da ritorni ancora più fantasmagorici. E secondo cui la frontiera sarà americana, anche grazie alle restrizioni sui chip più avanzati imposte alle aziende del rivale cinese.
DeepSeek, il nuovo campione cinese
Uno shock, sebbene fosse chiaro da mesi che il Dragone stava riducendo la distanza. Il regime comunista ha indirizzato sul settore investimenti miliardari, mobilitando per la gloria nazionale campioni del digitale e del silicio come Baidu, Alibaba, Huawei e Smic, forti delle migliaia di ingegneri sfornati ogni anno dalle università del Paese. DeepSeek è un nome nuovo, un outsider, ma proprio per questo ancora più “cinese”. Fin dall’inizio l’idea del fondatore Liang Wenfeng, 39enne ingegnere informatico, che ha iniziato usando gli algoritmi per investire in Borsa, era creare una IA “low cost”, ottimizzando al massimo la potenza di calcolo necessaria.
AI a basso costo
Missione compiuta. Nei vari test usati per valutare i modelli, dalla logica alla programmazione, i suoi raggiungono o battono quelli a stelle e strisce. Tagliando sia i costi di addestramento (5,58 milioni contro decine) che quelli delle inferenze con cui si generano le risposte (il 98% in meno di OpenAI). «DeepSeek mostra che i modelli open source hanno colmato la distanza con quelli chiusi, rendendo il settore più aperto e competitivo», dice Marco Trombetti, ad di Translated, azienda italiana leader dell’IA applicata alla traduzione. In una Borsa gonfiata dalle aspettative, il fatto che il margine di Big Tech si riduca produce un istantaneo riaggiustamento dei prezzi. Se bastano settimane per replicare – alla proverbiale “velocità cinese” – i modelli più avanzati, i loro profitti si annunciano meno dorati e le spese meno sostenibili (guadagna in Borsa solo Meta, che li fa open source). Se sono sufficienti meno chip, perfino la formidabile Nvidia ne venderà meno. «Il punto però – prosegue Trombetti – è che se chiedi a DeepSeek “chi sei?” quella potrebbe risponderti “sono ChatGpt”: è stata realizzata combinando e distillando i modelli già esistenti e rendendoli più efficienti, senza innovazioni fondamentali ma solo eccellente ingegneria. Raggiungere non è superare».
La stretta Usa sui chip
È presto insomma per parlare di una nuova economia dell’IA, in cui vince chi arriva da dietro, anziché chi si svena per avanzare la frontiera. Anche perché il nuovo filone, modelli in grado “di ragionare”, è appena stato aperto: r1 di DeepSeek ha emulato o1 di OpenAI, che nel frattempo però è già saltato al successivo. Per gli stessi motivi è presto per archiviare come fallimentare – o controproducente – la politica con cui da tre anni gli Stati Uniti cercano di soffocare la rincorsa cinese, limitando le esportazioni di super chip e macchinari per produrli.
Fin dall’inizio qualcuno avvertiva che questo avrebbe potuto stimolare l’innovazione dei rivali, anziché azzopparli, ma DeepSeek non basta a provarlo. Liang aveva comprato 10 mila processori Nvidia prima che la stretta di Biden entrasse in vigore, e l’ulteriore giro di vite dato dall’ex presidente poco prima di lasciare la Casa Bianca - che Trump confermerà, a maggior ragione ora - dovrebbe impedire che i chip arrivino a Oriente per vie traverse, come avvenuto negli ultimi mesi. La strada verso l’IA generale, oltreumana, potrebbe richiedere centinaia di migliaia di processori, impilati negli sconfinati centri di calcolo che Altman, Musk e concorrenza stanno costruendo negli Stati Uniti. Contro tanta bruta forza basterà l’efficienza?
Una corsa aperta
Resta il fatto che la corsa è aperta. Sia quella tra modelli economici, chiuso e aperto, cosa che terrorizza la Silicon Valley ma dà qualche speranza perfino all’Europa. Sia quella per l’egemonia tra Stati Uniti e Cina. I due piani si incrociano in maniera paradossale, in quello che qualcuno ha definito il momento Sputnik dell’IA, per analogia con le Guerre Stellari tra America e Russia. Non senza paradossi. È un’azienda cinese a portare avanti un approccio aperto, più vicino alla missione originaria e no profit con cui Sam Altman e altri avevano fondato OpenAI. Mentre ieri un dirigente della stessa OpenAI ha agitato lo spauracchio giallo, twittando che «agli americani piace dare i propri dati al Partito comunista». La Silicon Valley e Washington tremano insieme, e insieme sono pronte a difendersi.