I soci in movimento Siena: piano solido
Giovanni PonsLa sede del Monte dei Paschi di Siena in Piazza Salimbeni. Photographer: Alessia Pierdomenico/Bloomberg via Getty Images
Milano — La battaglia senza esclusione di colpi tra Mps e Mediobanca è ormai iniziata, come dimostra il botta e risposta di ieri. Al comunicato emesso dal cda di Mediobanca sulla stroncatura dell’Ops lanciata venerdì scorso da Luigi Lovaglio, rispondono informalmente fonti vicine all’operazione, che oltre a Mps includono anche gli advisor JP Morgan e Ubs. L’obiettivo è di fare emergere le debolezze del business di Mediobanca.
Le critiche fanno leva sulla partecipazione del 13% in Generali che grazie ai suoi dividendi contribuisce per circa un terzo dell’utile netto di Piazzetta Cuccia. E ne determina anche la crescita della capitalizzazione di Borsa. Il credito al consumo di Compass, poi, secondo gli attaccanti, è un business che è più nelle corde di una banca commerciale e quindi, il fa…
Milano — La battaglia senza esclusione di colpi tra Mps e Mediobanca è ormai iniziata, come dimostra il botta e risposta di ieri. Al comunicato emesso dal cda di Mediobanca sulla stroncatura dell’Ops lanciata venerdì scorso da Luigi Lovaglio, rispondono informalmente fonti vicine all’operazione, che oltre a Mps includono anche gli advisor JP Morgan e Ubs. L’obiettivo è di fare emergere le debolezze del business di Mediobanca.
Le critiche fanno leva sulla partecipazione del 13% in Generali che grazie ai suoi dividendi contribuisce per circa un terzo dell’utile netto di Piazzetta Cuccia. E ne determina anche la crescita della capitalizzazione di Borsa. Il credito al consumo di Compass, poi, secondo gli attaccanti, è un business che è più nelle corde di una banca commerciale e quindi, il fatto che contribuisca anch’esso per un terzo degli utili, significa che Mediobanca ha già riconosciuto la necessità di un cambio di modello di business. Che un tempo era basato principalmente sul corporate e investment banking, cioé la consulenza alle imprese, la cui redditività però è in discesa e pesa solo per un terzo sul totale.
Queste alcune delle critiche ma sono tutti convinti che da qui all’estate, quando l’Ops dovrebbe entrare nella sua fase definitiva, di sciabolate se ne vedranno parecchie. Ma già adesso sono cominciati i posizionamenti, in un senso e nell’altro. Alle dichiarazioni di Romano Minozzi, industriale delle ceramiche di Sassuolo, che si schiera apertamente con Siena, si sono aggiunte le notizie sulla vendita di una parte del pacchetto di azioni Mediobanca in mano a Beniamino Gavio, uno dei più grandi concessionari autostradali italiani. Mentre non è da associare all’offerta Mps la notizia che Mediolanum, la banca della famiglia Doris co-fondata con Silvio Berlusconi negli anni ‘80, avrebbe comprato azioni Mediobanca per lo 0,23% apportandole al patto di consultazione. Secondo la ricostruzione di Repubblica quelli di Mediolanum sono acquisti fatti durante il 2024 e comunicati solo adesso. La partecipazione di Mediolanum in Mediobanca è stata già trasformata da strategica a finanziaria ed è questa la logica entro la quale si muove ora la famiglia.
In ogni caso senza Minozzi ma con più Mediolanum il patto Mediobanca complessivamente sale all’11,62%, ma essendo solo di consultazione ognuno degli aderenti sarà libero di muoversi come meglio crede quando partirà l’Ops. Dietro le quinte è comunque già partita la caccia alle azioni dei fondi, che se apportassero un 15% all’Ops del Monte ne determinerebbero il successo, visto che un 35% tra Delfin, Caltagirone, Poste e Enpam è già in casa. Determinanti saranno eventuali dividendi straordinari o rilanci cash. Come sempre il prezzo può fare la differenza.