Beko valuta investimenti per 300 milioni. Urso: “Nuovo piano”. Schlein: “Ritirate i licenziamenti”
di Rosaria AmatoROMA – Beko prospetta da settimane 2.000 esuberi, Urso chiede 300 milioni di investimenti, l’azienda apre uno spiraglio. Difficile pensare che oggi venga fuori un accordo dall’incontro al ministero delle Imprese tra la multinazionale che ha acquistato tutti i siti produttivi ex Whirlpool in Europa, Italia compresa, i rappresentanti sindacali e quelli dell’esecutivo. Ma qualcosa si muove.
Fuori, in via Veneto, centinaia di lavoratori protestano. Con loro c’è anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “Anche oggi al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della Beko per chiedere di ritirare gli esuberi e le chiusure annunciate per il 31 dicembre, e di mettere in campo un vero piano industriale di rilancio produttivo e investimenti”, scrive sui social.
Le parti sociali
I sindacati accolgono l’apertura di Beko con una certa diffidenza. “Le disponibilità aziendali sono ancora estremamente generiche. – affermano in un comunicato congiunto Fim, Fiom, Uilm e Uglm – Beko ha parlato di un pian…
ROMA – Beko prospetta da settimane 2.000 esuberi, Urso chiede 300 milioni di investimenti, l’azienda apre uno spiraglio. Difficile pensare che oggi venga fuori un accordo dall’incontro al ministero delle Imprese tra la multinazionale che ha acquistato tutti i siti produttivi ex Whirlpool in Europa, Italia compresa, i rappresentanti sindacali e quelli dell’esecutivo. Ma qualcosa si muove.
Fuori, in via Veneto, centinaia di lavoratori protestano. Con loro c’è anche la segretaria del Pd Elly Schlein: “Anche oggi al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori della Beko per chiedere di ritirare gli esuberi e le chiusure annunciate per il 31 dicembre, e di mettere in campo un vero piano industriale di rilancio produttivo e investimenti”, scrive sui social.
Le parti sociali
I sindacati accolgono l’apertura di Beko con una certa diffidenza. “Le disponibilità aziendali sono ancora estremamente generiche. – affermano in un comunicato congiunto Fim, Fiom, Uilm e Uglm – Beko ha parlato di un piano di investimenti più cospicuo pari a 300 milioni di euro, ha fatto intravedere la possibilità di non chiudere Comunanza e di prevedere un percorso di tre anni per Siena, dove comunque ribadisce la volontà di cessare la produzione. Grazie alla lotta dei lavoratori, governo e Istituzioni locali hanno offerto il loro sostegno a supportare gli investimenti e a acquistare l’immobile di Siena, garantendone la destinazione industriale. Rivendichiamo che tutte queste prese di posizione si traducano in proposte concrete già nel prossimo incontro previsto per il 10 febbraio. Finché non sarà garantita la continuità produttiva e occupazionale per tutti i 4.400 lavoratori italiani, continua non solo il confronto ma anche la lotta”.
"Noi – afferma Barbara Tibaldi, segretaria nazionale dalla Fiom Cgil e responsabile del settore elettrodomestici – vogliamo discutere di come reinvestire su questo gruppo, salvaguardare tutti i posti di lavoro e difendere l'elettrodomestico nel Paese. Qualunque altra discussione per noi non esiste". Anche la Fim Cisl, attraverso il segretario nazionale Massimiliano Nobis, si aspetta dalla multinazionale “un piano industriale, perché nell'ultimo incontro abbiamo avuto un piano commerciale”, ma “non conteneva sostanzialmente investimenti e mantenimenti occupazionali”.
Il ministro Urso
Ieri l’accordo tra Haier e i sindacati, per lo stop della produzione di lavatrici e la riconversione dello storico sito di Brugherio, nella Brianza. Se Beko è disposto a investire, il governo è pronto a fare la sua parte, assicura il ministro Urso: “Chiediamo alla proprietà un nuovo piano industriale con almeno 300 milioni di investimenti, un vero Piano Italia per fare di Beko un orgoglio del Made in Italy. Risorse necessarie per recuperare il divario di competitività, con investimenti nell'innovazione tecnologica dei prodotti e per modernizzare gli impianti presenti sul territorio nazionale, salvaguardando tutte le attività produttive. Di fronte a questo impegno, noi – ha annunciato Urso – metteremo in campo gli strumenti del ministero e di Invitalia, come gli accordi di innovazione, i contratti di sviluppo o il Piano Transizione 5.0 per l'efficientamento energetico”. Il ministro ha ricordato anche gli incentivi appena varati dal governo per l’acquisto di elettrodomestici.
"Inizieranno ora tre settimane di confronto nel merito con le parti, per individuare le migliori soluzioni da portare al tavolo che è mia intenzione convocare entro il mese di febbraio”, ha annunciato Urso. “Abbiamo necessità di approfondire i temi emersi: investimenti, occupazione e agibilità del sito produttivo di Siena. Nei prossimi giorni, convocheremo un incontro tra la proprietà, Mimit e Invitalia, per analizzare gli aspetti relativi agli incentivi e ai sostegni necessari a supportare gli investimenti annunciati da Beko, che mi auguro possano essere supportati anche dalle Regioni interessate”, ha aggiunto Urso.
“Avvieremo, inoltre, il dialogo con le rappresentanze sindacali e il ministero del lavoro per affrontare le questioni legate alla salvaguardia dei livelli occupazionali per noi assolutamente centrale. Nel contempo, con la regione Toscana e il Comune di Siena, ci impegniamo a definire una soluzione per lo stabilimento della città, puntando a creare le migliori condizioni per il subentro di un nuovo investitore dopo dicembre 2027”, ha continuato.
L’azienda
Dalla trattiva si è aperto uno spiraglio. Beko Europe ha condiviso oggi, nel corso del tavolo al Mimit, un "aggiornamento" del piano già presentato lo scorso 20 novembre. Nello specifico, la società sta valutando "un investimento di circa 300 milioni di euro - di cui un terzo sarà destinato alla ricerca e sviluppo - in funzione di ulteriori discussioni e della stabilità delle proprie attività in Italia". Lo riferisce una nota dell'azienda al termine dell'incontro.
Che, si legge ancora, ribadisce "il proprio impegno a continuare le interlocuzioni con governo, parti sociali e istituzioni locali nello spirito di miglior collaborazione possibile" per individuare "soluzioni concrete che rendano la produzione e le attività che resteranno in Italia ed in Europa sostenibili nel lungo periodo".