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Incidente nei cieli Usa. Il pilota Alitalia: “Dieci anni fa stava capitando a me in Brasile”

Il cockpit di un aereo di linea 
Danilo Baratti, 45 anni di viaggi tra Marina militare e Alitalia, racconta la tragedia sfiorata nei cieli di San Paolo. Gli allarmi disponibili a bordo. Tutte le ipotesi sulle cause del disastro americano: dall’avaria alla disattenzione degli equipaggi, al numero dei voli
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ROMA – “Le immagini dell’incidente americano mi hanno raggelato il sangue” – racconta Danilo Baratti, ex pilota della Marina militare e poi di Alitalia con 45 anni di esperienza nei cieli – perché a San Paolo del Brasile stava succedendo anche a me”.

In che anno?
“2014”.

Lei pilotava?
“Un Boeing 777 di Alitalia, partito da Roma”.

Stava atterrando come il volo di American Eagle adesso?
“Ero in quello che noi piloti chiamiamo finale. Atterravo a San Paolo in condizioni di bassa visibilità quando è scattato un dispositivo di allarme che si chiama Tcas”.

E’ scattato l’allarme più alto per avvisarmi del rischio di collisione

Quindi ci sono degli allarmi a bordo: per lei 10 anni fa e per l’aeromobile americano adesso?
“Assolutamente. Penso che oggi, come per me 10 anni fa, il Tcas abbia prodotto l’allarme più alto, che si chiama resolution advisory, per avvisarti del rischio di collisione in corso”.

E allora che cosa può essere successo agli americani?
“Forse un’avaria di questi dispositivi d…

ROMA – “Le immagini dell’incidente americano mi hanno raggelato il sangue” – racconta Danilo Baratti, ex pilota della Marina militare e poi di Alitalia con 45 anni di esperienza nei cieli – perché a San Paolo del Brasile stava succedendo anche a me”.

In che anno?
“2014”.

Lei pilotava?
“Un Boeing 777 di Alitalia, partito da Roma”.

Stava atterrando come il volo di American Eagle adesso?
“Ero in quello che noi piloti chiamiamo finale. Atterravo a San Paolo in condizioni di bassa visibilità quando è scattato un dispositivo di allarme che si chiama Tcas”.

E’ scattato l’allarme più alto per avvisarmi del rischio di collisione

Quindi ci sono degli allarmi a bordo: per lei 10 anni fa e per l’aeromobile americano adesso?
“Assolutamente. Penso che oggi, come per me 10 anni fa, il Tcas abbia prodotto l’allarme più alto, che si chiama resolution advisory, per avvisarti del rischio di collisione in corso”.

E allora che cosa può essere successo agli americani?
“Forse un’avaria di questi dispositivi di sicurezza a bordo dell’aereo civile. Forse un problema al trasponder dell’elicottero, che segnala la presenza nei cieli del velivolo militare. Forse un errore umano”.

Errore umano?
“I piloti dell’elicottero possono aver sottovalutato la situazione di rischio che si è determinata. Un elicottero, sul finale di un aeroplano civile che atterra, non ci può proprio stare. E poi – chiedo – la manovra com’era?”.

Quando si procede a vista e senza radar la situazione si complica. Vedi gli altri velivoli come fossero un puntino

Com’era, secondo lei?
“Se governata dai radar di bordo, la collisione è quasi impossibile. Se aereo ed elicottero procedevano a vista, tutto si complica. A quelle altitudini e velocità, i piloti dell’aereo vedono l’elicottero come un puntino nei cieli”.

A che velocità andava l’aereo civile in atterraggio?
“Intorno ai 180 chilometri orari”.

Disattenzione dei piloti, lei ipotizza. Ma i controllori di volo dell’aeroporto di Washington oggi hanno segnalato la presenza dell’aereo civile in arrivo.
“Benissimo. La mia esperienza, però, mi dice che i controllori di volo di alcune grandi Nazioni - come gli Stati Uniti o il Brasile – sono sottoposti a uno stress enorme per la quantità di velivoli che devono seguire. Dopo la loro prima segnalazione, sono forse passati ad altro?”.

Il traffico è cresciuto in modo esponenziale, incluso quello degli elicotteri. Sulla mia traiettoria ce n’erano addirittura due

Quindi il traffico aereo è cresciuto troppo.
“Già dieci anni, San Paolo era la città con il più alto traffico di elicotteri al mondo. Sulla mia rotta, in Brasile, erano addirittura due”.

Come lo ha scoperto?
“Prima ho riattaccato, interrompendo la fase di atterraggio per evitare la collisione. Poi ho chiamato i controllori di volo brasiliani?”

E loro?
“Mi hanno detto che c’erano ben due elicotteri sulla mia traiettoria di atterraggio. Parlavano come fosse la cosa più normale del mondo, quando normale non è”.

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