Economia

OpenAI al contrattacco di DeepSeek: “Ha rubato i nostri modelli”

FILE PHOTO: A Wall Street sign outside the New York Stock Exchange in New York City, New York, U.S., October 2, 2020. REUTERS/Carlo Allegri/File Photo/File Photo/File Photo
FILE PHOTO: A Wall Street sign outside the New York Stock Exchange in New York City, New York, U.S., October 2, 2020. REUTERS/Carlo Allegri/File Photo/File Photo/File Photo (reuters)
I cinesi avrebbero usato la tecnologia dell’azienda americana per addestrare il loro chatbot. Anche Alibaba lancia un super algoritmo. Trump: “Nuova stretta alle esportazioni di chip verso Pechino”
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ROMA - Si infiamma la sfida tra Stati Uniti e Cina per il primato nell’Intelligenza artificiale. Ieri OpenAI, campione tra i campioni a stelle e strisce, è passata al contrattacco di DeepSeek, la rivale cinese che ha lanciato delle IA altrettanto avanzate e a basso costo. Lo ha fatto accusando la società creata dal 39enne informatico Liang Wenfeng di aver addestrato i suoi modelli usando quelli di OpenAI, una violazione della proprietà intellettuale di cui la società americana sostiene di avere le prove. Sta indagando insieme a Microsoft, suo grande finanziatore e partner tecnologico.

Distillato di ChatGpt

Al centro della contesa c’è la pratica che in gergo si chiama “distillazione” e consiste nel prendere un grande modello di IA, come quelli che a suon di miliardi stanno sviluppando i big americani, e ridurne i parametri per renderlo più leggero ed economico. La tecnica è diffusa da tempo e per creare i suoi bot DeepSeek ha distillato, combinato e adattato, con una brillante operazione di ingegneria, alcuni modelli esistenti. Ha citato quelli di Meta e Alibaba, ma è probabile che nella ricetta ci fosse anche quello di OpenAI, i cui termini di servizio lo impediscono.

L’accusa non sarà facile da dimostrare e può suonare paradossale per il pulpito da cui arriva. Per istruire ChatGPT e le successive evoluzioni OpenAI ha infatti rastrellato dal web, senza pagare, una montagna di contenuti, motivo per cui oggi si deve difendere da varie accuse di violazione del copyright. Ora usa un’arma simile contro l’Intelligenza artificiale cinese che peraltro - a differenza delle sue - è stata rilasciata in modalità open source e gratis.

Alibaba lancia un nuovo modello

Sam Altman e la sua OpenAI vogliono quindi reagire non solo sul piano tecnologico - in cui restano formidabili - ma anche su quello legale, forse pensando di saldarlo al piano geopolitico: meno è tutelata la proprietà intellettuale (americana) di chi investe miliardi in enormi centri di calcolo e nuovi modelli, più è favorito chi come la Cina deve rimontare. Ieri sia David Sacks, consigliere di Trump per l’IA, che il segretario al Commercio Lutnick hanno supportato le accuse di OpenAI.

Gli stessi colossi americani seguono in realtà strategie diverse, con Meta e xAI di Elon Musk - pure loro partiti dopo - che hanno adottato un approccio open source. La competizione interna, anche per chi sussurra alle orecchie del presidente, si intreccia a quella globale. Ma è chiaro che per Trump l’imperativo assoluto è vincere la sfida per il primato tech con Pechino, tanto più che ieri anche Alibaba, gigante dell’e-commerce, del cloud e ora dell’IA, ha gettato nella mischia un nuovo modello cinese che sostiene essere ancora più potente di DeepSeek.

Trump: “Nuovi controlli sui chip”

Il rivale sembra ridurre il gap tecnologico e Trump deve fare di tutto per evitare il sorpasso. Così ieri ha detto che potrebbe limitare ancora l’esportazione dei microprocessori più avanzati verso la Repubblica popolare, cosa che ha provocato un nuovo scivolone in Borsa di Nvidia. I suoi chip sono i neuroni delle IA, sia nella fase di addestramento che per il successivo utilizzo. Biden aveva messo i primi paletti alla vendita in Oriente nel 2022, poi li ha rafforzati nel 2023, poi ancora poco prima di lasciare la Casa Bianca.

Il successo di DeepSeek alimenta due tesi opposte. La prima dice che privare la Cina di quella formidabile risorsa la stimola ancora di più a costruire alternative, cosa che le varie Huawei e Smic stanno provando a fare. La seconda - maggioritaria e a quanto pare sposata da Trump - che la stretta non è stata sufficiente e va rafforzata. È provato che i chip Nvidia siano comunque arrivati in Cina, forse anche a DeepSeek sulla cui reale dotazione di calcolatori (e relativi costi) molti avanzano dei dubbi.

I conti di Microsoft e Tesla

Intanto arrivano i conti trimestrali di due delle Magnifiche 7 società americane della tecnologia: per Microsoft crescono fatturato e utili (24 miliardi di dollari), ma con risultati del settore cloud un po’ sotto le previsioni; deludono anche i margini di Tesla, che proverà a rilanciarsi mettendo in commercio a breve un nuovo modello di auto elettrica a basso costo.

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