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La crisi di Sipario Movies: scontri tra i soci e ombre sul tax credit

(Photo by Valery HACHE / AFP)

 

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Sempre più infuocato il confronto tra gli azionisti Monika Bacardi, vedova dell’omonimo “signore del rhum”, e Andrea Iervolino, ex presidente e ad della società già destinatario di un’azione di responsabilità
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MILANO — Intorno a Sipario Movies, produttrice di film come “Modi” di Johnny Depp e “Kill ‘em all 2” con Jean-Claude Van Damme, va in onda un thriller finanziario che non risparmia colpi di scena. L’assemblea dei soci di ieri ha fatto da palcoscenico a un nuovo scontro a distanza tra gli azionisti Monika Bacardi, vedova dell’omonimo “signore del rhum” Don Luis, e Andrea Iervolino, ex presidente e ad di Sipario verso il quale il 21 ottobre la stessa assise aveva deliberato un’azione di responsabilità.

Ieri l’assemblea ha respinto la richiesta di Iervolino di revocare per giusta causa il cda in carica e ha esteso l’azione di responsabilità ad altri componenti del vecchio cda e al collegio sindacale. Rispondendo alle domande del Fondo pensione degli agenti di assicurazione, azionista di Sipario, il presidente David Peretti ha mosso accuse pesanti nei confronti della gestione societaria antecedente il 21 ottobre.

MILANO — Intorno a Sipario Movies, produttrice di film come “Modi” di Johnny Depp e “Kill ‘em all 2” con Jean-Claude Van Damme, va in onda un thriller finanziario che non risparmia colpi di scena. L’assemblea dei soci di ieri ha fatto da palcoscenico a un nuovo scontro a distanza tra gli azionisti Monika Bacardi, vedova dell’omonimo “signore del rhum” Don Luis, e Andrea Iervolino, ex presidente e ad di Sipario verso il quale il 21 ottobre la stessa assise aveva deliberato un’azione di responsabilità.

Ieri l’assemblea ha respinto la richiesta di Iervolino di revocare per giusta causa il cda in carica e ha esteso l’azione di responsabilità ad altri componenti del vecchio cda e al collegio sindacale. Rispondendo alle domande del Fondo pensione degli agenti di assicurazione, azionista di Sipario, il presidente David Peretti ha mosso accuse pesanti nei confronti della gestione societaria antecedente il 21 ottobre.

Fino ad allora, sostiene Peretti, il gruppo «ha operato quale collettore abusivo di crediti di imposta cinematografici e ricerca & sviluppo». Il riferimento è ai cosiddetti tax credit, gli incentivi fiscali a sostegno al settore di recente riformati dal governo Meloni. Secondo Peretti, «Sipario Movies otteneva cospicui crediti di imposta cinematografici» e «gonfiava il conto economico sia lato ricavi sia lato costi» grazie a «soggetti giuridici esteri e fornitori interposti». La società si creava così «attivi fittizi e un patrimonio netto e un utile gonfiato» perché «i ricavi venivano tutti imputati a conto economico», mentre i costi «venivano ammortizzati successivamente». Tra l’altro, sui tax credit, a settembre e a dicembre, sono arrivate «serie contestazioni dall’Amministrazione fiscale».

Secondo Box Office, nel 2022 e nel 2023, tra tax credit e contributi selettivi, Sipario (all’epoca si chiamava Ilbe, Iervolino & Lady Bacardi Entertainment) aveva ricevuto 18,7 milioni, posizionandosi al secondo posto della classifica dei gruppi produttori che avevano ottenuto i maggiori contributi pubblici. Nei giorni scorsi, la società, quotata all’Egm di Piazza Affari ma sospesa da ottobre, ha annunciato di avere archiviato il primo semestre del 2024 con perdite nette per 106,5 milioni, dall’utile di 685 mila euro dello stesso periodo del 2023.

«I bilanci, le note e le motivazioni - replica Iervolino, che aggiunge di avere già presentato denunce per calunnia - sono completamente errati e falsi. Si tratta di un tentativo mediocre di attaccare la mia persona». Iervolino cita il collegio sindacale, che «si è espresso contro tale report» e i revisori di EY, i quali «non hanno certificato la semestrale, dimostrandone l’infondatezza».

Il risultato negativo, oltre che con una serie di svalutazioni, viene giustificato da Sipario anche con «il rallentamento delle lavorazioni delle pratiche di tax credit da parte del Ministero Italiano della Cultura (Mic)». La semestrale svela che ad aprile è stata ricevuta «una comunicazione del Mic con la richiesta della documentazione relativa a 38 pratiche di tax credit presentate per gli anni dal 2019 in poi. In maniera sorprendente - aggiunge la società - l’ex ad ha rinunciato a produzioni per le quali la società avrebbe dovuto beneficiare anche di tax credit per euro 43.665 migliaia».

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