Interviene il Garante: DeepSeek introvabile negli store italiani
di Alessandro LongoLa startup cinese DeepSeek ha rilasciato due modelli di IA in grado di rivaleggiare per prestazioni con quelli americani
(agf)ROMA — DeepSeek, la piattaforma cinese più discussa del momento, è introvabile sugli store digitali in Italia. Sia su quello di Google sia su quello di Apple. Un déjà vu. Nel 2023 è successo a ChatGpt, che fa capo all’americana OpenAi. La mossa della società made in China fondata da Liang Wenfeng – il 39enne che qualche giorno fa ha stupito il mondo con un algoritmo di intelligenza artificiale low-cost in grado di tener testa ai concorrenti statunitensi – è arrivata poche ore dopo l’apertura di un’indagine da parte del Garante della privacy italiano, annunciata l’altro ieri. Non c’è un motivo ufficiale dietro la scelta di Pechino. Google Italia conferma che l’app è disponibile in altri Paesi; Apple, invece, non risponde.
La preoccupazione verso DeepSeek «è la stessa che avevamo maturato su ChaptGpt due anni fa: bisogna sapere quali sono le fonti che hanno alimentato il chatbot, qual è la base giuridica su cui si è mosso e, soprattutto, bisogna evitare o comunque sapere che non ci si…
ROMA — DeepSeek, la piattaforma cinese più discussa del momento, è introvabile sugli store digitali in Italia. Sia su quello di Google sia su quello di Apple. Un déjà vu. Nel 2023 è successo a ChatGpt, che fa capo all’americana OpenAi. La mossa della società made in China fondata da Liang Wenfeng – il 39enne che qualche giorno fa ha stupito il mondo con un algoritmo di intelligenza artificiale low-cost in grado di tener testa ai concorrenti statunitensi – è arrivata poche ore dopo l’apertura di un’indagine da parte del Garante della privacy italiano, annunciata l’altro ieri. Non c’è un motivo ufficiale dietro la scelta di Pechino. Google Italia conferma che l’app è disponibile in altri Paesi; Apple, invece, non risponde.
La preoccupazione verso DeepSeek «è la stessa che avevamo maturato su ChaptGpt due anni fa: bisogna sapere quali sono le fonti che hanno alimentato il chatbot, qual è la base giuridica su cui si è mosso e, soprattutto, bisogna evitare o comunque sapere che non ci siano fake news e bias», spiega il presidente dell’Autorità, Pasquale Stanzione.
Il Garante non ha chiesto all’azienda cinese di sottrarsi agli store. «Ma grazie al nostro intervento l’app non è più scaricabile», ha scritto ieri su LinkedIn Agostino Ghiglia, componente del collegio della stessa Autorità. Sarebbe stata una scelta volontaria – spiega a Repubblica – forse per prevenire o ridurre eventuali sanzioni. Il copione è lo stesso di ChatGpt, che aveva sospeso la sua attività in Italia nel marzo di due anni fa – unico caso al mondo – dopo un’indagine del Garante, finita poi nel dicembre scorso con una sanzione da 15 milioni di euro.
Resta il mistero del sito web, che invece è ancora disponibile nel nostro Paese. «Le informazioni ci devono provenire dalla piattaforma che ha generato il chatbot in modo che noi possiamo tutelare i consumatori: penso soprattutto ai minori», aggiunge Stanzione. Dopo 20 giorni dalla richiesta, «si aprirà l’istruttoria per vedere se queste informazioni sono corrispondenti alle nostre regole».
Un nodo chiave delle verifiche riguarda i server cinesi in cui i dati vengono conservati: «I dati degli italiani vengono trasferiti senza alcuna tutela in un Paese che non ha le medesime garanzie che ci ha dato il Gdpr. Da lì possono finire nelle mani del governo, perché la piattaforma non si potrebbe sottrarre a un eventuale ordine. Cosa che non accade nella nostra vecchia Europa».