Gli atenei più cari restano in Lombardia, mentre le telematiche non è detto che siano più economiche ma offrono una gamma più ampia di agevolazioni. Emerge questo, ma non solo, dal rapporto pubblicato dall'Osservatorio nazionale Federconsumatori, in collaborazione con fondazione Isscon, che ha analizzato i costi delle università per le famiglie italiane.
Rette: differenze tra nord e sud
L'università di Milano è la più cara con un importo massimo di 3.808 euro (3.360 euro per le facoltà umanistiche e 4.257 per quelle scientifiche), a seguire Pavia (3.343 euro per le umanistiche, 4.141 euro per le scientifiche). Il panorama cambia se ci si sposta verso sud, ad esempio a Bari anche la fascia di reddito più alta non paga più di 2.330 euro l’anno, ancor meno a Catania dove la retta annua massima è di 2150 euro.
Mettendo da parte gli estremi e facendo invece una media, le differenze regionali sono significative. In media studiare in un’università del nord è più oneroso del 28% rispetto a …
Gli atenei più cari restano in Lombardia, mentre le telematiche non è detto che siano più economiche ma offrono una gamma più ampia di agevolazioni. Emerge questo, ma non solo, dal rapporto pubblicato dall'Osservatorio nazionale Federconsumatori, in collaborazione con fondazione Isscon, che ha analizzato i costi delle università per le famiglie italiane.
Rette: differenze tra nord e sud
L'università di Milano è la più cara con un importo massimo di 3.808 euro (3.360 euro per le facoltà umanistiche e 4.257 per quelle scientifiche), a seguire Pavia (3.343 euro per le umanistiche, 4.141 euro per le scientifiche). Il panorama cambia se ci si sposta verso sud, ad esempio a Bari anche la fascia di reddito più alta non paga più di 2.330 euro l’anno, ancor meno a Catania dove la retta annua massima è di 2150 euro.
Mettendo da parte gli estremi e facendo invece una media, le differenze regionali sono significative. In media studiare in un’università del nord è più oneroso del 28% rispetto a una del sud e del 15% rispetto a una del centro. Al nord la media è di 2.936 euro per i redditi più alti, rispetto ai 2.290 euro del sud. Una disparità, spiega Federconsumatori, dovuta ai diversi costi operativi delle università e alle politiche di finanziamento locali.
Agevolazioni
Il rapporto si è soffermato anche sulle facilitazioni per redditi più bassi. Le tasse universitarie in Italia vengono calcolate in base all’Isee; il sistema prevede cinque fasce di contribuzione, con importi crescenti all’aumentare del reddito.
A livello nazionale la no tax area, che garantisce l’accesso ai corsi agli studenti che provengono da famiglie a basso reddito, è stata fissata a 22mila euro dalla legge di Bilancio 2017. Chi presenta un Isee entro questa soglia non paga tasse universitarie, fatta eccezione per la tassa regionale e l’imposta di bollo. Chi ha un Isee tra 22mila e 30mila euro paga tasse ridotte.
Tuttavia, alcuni atenei hanno deciso di alzare la soglia della no tax area per attrarre più studenti. In alcuni casi, come Milano, Bologna e Napoli (la Federico II) non si versano tasse universitarie con Isee inferiori ai 30mila euro. Poi c’è chi si colloca più nel mezzo, ad esempio a La Sapienza di Roma e a Firenze la no tax area si applica fino a 24mila euro di Isee, al Politecnico di Torino l’esenzione è per redditi fino a 26.500 euro e Bari fino a 26mila.
Il punto sulle telematiche
Da quest’anno il rapporto di Federconsumatori ha preso in considerazione – in collaborazione con AteneiOnline – anche un segmento che, nel corso degli anni, ha attratto sempre più studenti: le università telematiche. La crescita dal 2019 a oggi è stata del 10%: gli iscritti agli atenei online sono passati da 140mila a oltre 265mila. Ma l’ateneo a distanza non è sinonimo di ateneo low cost: i costi di iscrizione variano tra i duemila e i 4.290 euro all'anno, senza differenziazioni per Isee. È anche vero, però, che queste università offrono agevolazioni per diverse tipologie di studenti: under 26, appartenenti alle forze armate, donne in gravidanza e dipendenti della pubblica amministrazione. Tra le più care registrate dall’osservatorio risultano eCampus (4290 euro) e Pegaso (3600) seguita a breve distanza da Unicusano con 3400. Uninettuno e Unimarconi sono tra le più economiche con una retta che non supera i 2250 euro.
Il rapporto fa anche il punto sulle novità normative che riguardano le telematiche, introdotte dal decreto Bernini e che entreranno in vigore dal 2025-2026. Ad esempio l’obbligo di frequentare almeno il 20% delle lezioni in modalità sincrona (cioè in lezioni non registrate) e il ritorno agli esami in presenza, con eccezioni per emergenze e patologie documentate.