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Shiller “Donald fa sul serio, ma queste guerre commerciali gli si ritorceranno contro”

Robert James Shiller, Premio Nobel dell'Economia 2013

 

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Intervista al Premio Nobel dell’Economia: “Una furia che provocherà inflazione, calo del Pil e perdita di posti di lavoro”
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ROMA — «A me Donald Trump ricorda tanto Benito Mussolini, cent’anni dopo», dice Robert Shiller, premio Nobel 2013, economista di Yale dopo un PhD al Mit con Franco Modigliani relatore. «Guardate: lo stesso ego ipertrofico, la stessa fisiognomica, soprattutto la stessa caparbia volontà di andare alla guerra contro qualsiasi buon senso. Per fortuna stavolta è per ora solo una guerra commerciale, ma è altrettanto irragionevole».

Insomma. Trump vuole riportare indietro l’orologio della storia?

«Non solo, ripescando gli elementi peggiori. Guardate all’auto: mentre in tutto il mondo si è raggiunto un faticoso consenso sulla direzione da prendere, che non è certo quella di un prolungamento dei combustibili fossili, il presidente rimuove i sus…

ROMA — «A me Donald Trump ricorda tanto Benito Mussolini, cent’anni dopo», dice Robert Shiller, premio Nobel 2013, economista di Yale dopo un PhD al Mit con Franco Modigliani relatore. «Guardate: lo stesso ego ipertrofico, la stessa fisiognomica, soprattutto la stessa caparbia volontà di andare alla guerra contro qualsiasi buon senso. Per fortuna stavolta è per ora solo una guerra commerciale, ma è altrettanto irragionevole».

Insomma. Trump vuole riportare indietro l’orologio della storia?

«Non solo, ripescando gli elementi peggiori. Guardate all’auto: mentre in tutto il mondo si è raggiunto un faticoso consenso sulla direzione da prendere, che non è certo quella di un prolungamento dei combustibili fossili, il presidente rimuove i sussidi alla produzione domestica di auto elettriche, amplia i limiti alle emissioni, blocca lo sviluppo di parchi eolici offshore, incoraggia le nuove trivellazioni mentre intima a tutti di comprare più gas e petrolio americani, minaccia Cina ed Europa di dazi sulle produzioni più sostenibili dai veicoli elettrici ai pannelli solari, esce dall’accordo di Parigi sul clima».

Cosa dobbiamo aspettarci dopo questo weekend con i primi dazi?

«Trump ha dimostrato di fare sul serio. Ma questa furia gli si rivolterà contro, con un’impennata dell’inflazione, una restrizione del Pil, una perdita di posti di lavoro nell’ordine delle centinaia di migliaia. La prossima vittima predestinata di questa specie di palla da demolizione impazzita che rotea sbriciolando qualsiasi cosa gli capiti a tiro, sarà l’Europa. Ancora, senza alcuna spiegazione plausibile se non quella di avere un attivo commerciale. Come se il libero mercato non avesse senso, proprio quel mercato che Trump idealizza ma solo perché non vuole limiti né controlli. Siamo tornati all’imperialismo di James Monroe che fu presidente all’inizio del XIX secolo, anzi a prima ancora, quando le colonie si rivoltarono contro l’Inghilterra perché volevano condurre i loro business senza restrizioni. Trump oggi ha la stessa psicologia, e probabilmente la stessa cultura, di un bambino capriccioso che trae soddisfazione dall’intimidire anche gli amici più stretti».

Eppure l’hanno votato metà degli americani. Come se lo spiega?

«Non riesco a capacitarmi. Qualche anno fa ho scritto un libro che si chiama “Narrative economics”: analizzava la capacità di una narrativa efficace e martellante, ancorché come quella di Trump infarcita di plateali menzogne, di influenzare l’economia, in questo caso addirittura quella mondiale. L’ultima trovata populista è l’“emergenza energetica”: uno dei tanti ordini esecutivi che ha firmato dice che “un’insufficiente produzione di energia costituisce una straordinaria minaccia all’economia e alla sicurezza nazionale della nostra nazione».

Nel 2024 gli Usa sono diventati il primo produttore di petrolio al mondo, la bilancia energetica è in surplus, il prezzo della benzina è in caduta dopo i picchi del 2022. Dov’è l’emergenza?

«Appunto. Ma Trump fa ancora di peggio: evoca un complotto per mettere in ginocchio l’America, di cui Biden sarebbe stato complice fissando limiti ecologici all’uso dei combustibili fossili. Terrificante».

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