milano — La battaglia sulla finanza italiana diventa incandescente. L’ultima mossa in ordine di tempo è stata fatta da Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, che dopo il fronte Commerzbank e BancoBpm ha aperto anche quello su Generali. La quota costruita sulle azioni del Leone di Trieste è tra il 3 e il 4% ma, fanno sapere fonti vicine a Piazza Gae Aulenti, si tratta di una partecipazione finanziaria e non strategica costruita nel tempo. Alcune fonti bene informate riferiscono a Repubblica, poi, che Orcel avrebbe rastrellato un 2,9% di azioni Mediobanca, quota che essendo sotto il 3% non deve essere dichiarata.
L’obiettivo principale di Unicredit continua a essere il BancoBpm, sul quale il 26 novembre scorso ha lanciato un’Ops (offerta pubblica di …
milano — La battaglia sulla finanza italiana diventa incandescente. L’ultima mossa in ordine di tempo è stata fatta da Andrea Orcel, numero uno di Unicredit, che dopo il fronte Commerzbank e BancoBpm ha aperto anche quello su Generali. La quota costruita sulle azioni del Leone di Trieste è tra il 3 e il 4% ma, fanno sapere fonti vicine a Piazza Gae Aulenti, si tratta di una partecipazione finanziaria e non strategica costruita nel tempo. Alcune fonti bene informate riferiscono a Repubblica, poi, che Orcel avrebbe rastrellato un 2,9% di azioni Mediobanca, quota che essendo sotto il 3% non deve essere dichiarata.
L’obiettivo principale di Unicredit continua a essere il BancoBpm, sul quale il 26 novembre scorso ha lanciato un’Ops (offerta pubblica di scambio) che ha però subito suscitato le ire del governo. Poi la stessa premier Giorgia Meloni ha salutato con favore la discesa in campo del Monte dei Paschi di Siena, che il 24 gennaio ha lanciato a sua volta un’Ops su Mediobanca. Operazione che però non è stata accolta con favore dal mercato e che quindi non sarà facile da finalizzare almeno con il 51% delle azioni raccolte. Anche se gli azionisti Delfin (finanziaria della famiglia Del Vecchio) e Caltagirone possono apportare il loro 30%.
Ecco quindi che, con la sua mossa di acquisto di azioni Mediobanca e Generali, Orcel potrebbe diventare l’ago della bilancia o a favore di Piazzetta Cuccia o per dare una mano al governo e agli attaccanti Mps, Delfin e Caltagirone, per affondare il colpo su Mediobanca. In cambio di un via libera politico sulla sua operazione principale, quella sul BancoBpm. Mentre l’affondo sulla tedesca Commerzbank ha tempi più lunghi ed è più difficile per il muro alzato dalla politica teutonica.
Che cosa succederà adesso? Entro fine marzo dovranno essere presentate le liste per il rinnovo del cda Generali e per il momento l’unica certezza è che Mediobanca, in virtù del suo 13%, presenterà la sua con dentro i nomi di Philippe Donnet come ceo e Andrea Sironi come presidente. Ma anche Caltagirone dovrebbe presentare una lista di minoranza lunga, fino a 5-6 nominativi, in modo da potersi assicurare anche più dei tre consiglieri che ha attualmente su 13 posti in cda, nel caso Assogestioni non presentasse la sua lista.
Sull’azionariato Generali, inoltre, potrebbe muoversi ancora la Delfin, che ha già l’autorizzazione a salire sopra il 10%.
Il prossimo 11 febbraio sia Unicredit che BancoBpm comunicheranno i risultati dell’ultimo trimestre 2024 e quelli annuali, da cui si capiranno meglio le forze in campo. Entrambe le banche tenderanno a far emergere quanti più utili possibili per spingere al rialzo i rispettivi titoli in Borsa. E non si possono escludere manovre extra come un rialzo di dividendi ordinari, dividendi straordinari o buy back. Si vedrà anche se il presidente del BancoBpm Massimo Tononi, convocherà un’assemblea con all’ordine del giorno un rialzo del prezzo dell’Opa lanciata a inizio novembre su Anima, la partecipata nel risparmio gestito.
In tutto questo fermento, mai visto prima sul mercato finanziario italiano, giocherà un ruolo importante la Bce che deve regolare il traffico tra le varie Ops e il governo attraverso il Golden power. Ieri il ministro Giorgetti ha detto che quella tra Mps e Mediobanca «non è una guerra Roma-Milano. La dimensione di quelle banche è internazionale», negando anche che Berlino abbia chiesto aiuto all’Italia per risolvere la questione Commerzbank.