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Nessuna misura per la crescita e il Pil si impianta

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Il governo Meloni gode di una solidità parlamentare che pochi governi precedenti hanno avuto, ma non possiede una politica per la crescita e Giorgetti si limita a parare i colpi
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Era ottobre dello scorso anno, quando la premier Giorgia Meloni in una serie di slide si gongolava per i risultati economici dei suoi due anni di governo. E si vantava di una crescita dell’Italia superiore a quella della media europea. Eppure, mentre parlava non si accorgeva, o comunque non voleva vedere, che già da giugno dello scorso anno l’economia italiana aveva smesso di crescere. Nel terzo trimestre il Pil segnava più zero e piatto è stato l’andamento anche nel quarto trimestre del 2024. Una battuta d’arresto che porta l’Italia a chiudere l’anno con un Pil in rialzo dello 0,5%, quando nei documenti ufficiali di previsione il ministro Giancarlo Giorgetti aveva messo uno sperato +1%.

Il 2025 che preoccupa

Verrebbe da dire che il peggio è alle spalle, ma con la produzione industriale che viene da 22 mesi negativi e l’occupazione che ha fatto segnare un secondo calo a dicembre, le cose non stanno proprio così. Anzi, i numeri pubblicati questa settimana dall’Istat lasciano presagi…

Era ottobre dello scorso anno, quando la premier Giorgia Meloni in una serie di slide si gongolava per i risultati economici dei suoi due anni di governo. E si vantava di una crescita dell’Italia superiore a quella della media europea. Eppure, mentre parlava non si accorgeva, o comunque non voleva vedere, che già da giugno dello scorso anno l’economia italiana aveva smesso di crescere. Nel terzo trimestre il Pil segnava più zero e piatto è stato l’andamento anche nel quarto trimestre del 2024. Una battuta d’arresto che porta l’Italia a chiudere l’anno con un Pil in rialzo dello 0,5%, quando nei documenti ufficiali di previsione il ministro Giancarlo Giorgetti aveva messo uno sperato +1%.

Il 2025 che preoccupa

Verrebbe da dire che il peggio è alle spalle, ma con la produzione industriale che viene da 22 mesi negativi e l’occupazione che ha fatto segnare un secondo calo a dicembre, le cose non stanno proprio così. Anzi, i numeri pubblicati questa settimana dall’Istat lasciano presagire che anche per il 2025, di sicuro nella prima parte dell’anno, l’economia stenterà a decollare tanto che già adesso sembra difficile poter sostenere che l’Italia centrerà gli obiettivi di crescita consegnati all’Europa nel Piano strutturale di bilancio. Giorgetti ha messo nero su bianco che l’Italia sarebbe cresciuta dell’1,2%, un dato che dopo il fallimento degli obiettivi di quest’anno, sembra davvero una chimera anche alla luce delle stime della Commissione che prevedono una risalita dell’1%, dell’Istat che si ferma allo 0,8% in linea con la Banca d’Italia o del Fondo monetario che non più tardi di 15 giorni fa ha ridotto le sue previsioni allo 0,7%. Di fatto non centrare gli obiettivi significa che le misure adottate dal governo non hanno funzionato, perché gli enti internazionali come l’Fmi e la Commissione europea tendono a dare stime a politiche invariate, cioè senza tenere conto degli interventi del governo, come ha scritto lo stesso Giorgetti a pagina 63 del Piano strutturale di bilancio. E di certo non si può dire che le ormai tre manovre finanziarie dell’esecutivo Meloni abbiano portato benefici all’economia, cresciuta di qualche decimale, incorporando solo la spinta del Pnrr, peraltro varato da Draghi, realizzato a stento da Fitto e ora in colpevole ritardo.

I provvedimenti per le imprese

Nell’ultima legge di bilancio i provvedimenti per le imprese si sono limitati a 3 miliardi, di cui 1,6 per il credito di imposta per l’acquisto di beni strumentali. Poco per poter immaginare di archiviare quell’1,2%, e tremendamente insufficienti per correre come il Portogallo e la Spagna che nell’ultimo trimestre del 2024, mentre l’Italia si impiantava, sono cresciuti rispettivamente dell’1,5% e dello 0,8%. Nemmeno ci può consolare con gli scarsi risultati di Francia, scesa dello 0,1% e della Germania (-0,2%), perché si tratta di due Paesi su cui, a differenza dell’Italia, pesa un’incertezza politica dovuta alla difficoltà di creare una maggioranza stabile. Il governo Meloni invece gode di una solidità parlamentare che pochi governi precedenti hanno avuto, ma non possiede una politica per la crescita,e Giorgetti si limita a parare i colpi.

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