Gros (Bocconi): “Trump usa i dazi per negoziare, l’Europa faccia un’offerta su armi ed energia”
Filippo SantelliL'economista Daniel Gros insegna all'Università Bocconi di Milano
ROMA — «È chiaro dall’inizio che Trump voglia usare i dazi come strumento per negoziare», dice l’economista Daniel Gros, che all’Università Bocconi dirige l’Institute for European Policymaking. «E allora negoziamo: facciamo un’offerta e stiamo a vedere che succede».
Trump ha messo in pausa le tariffe sul Messico dopo gli impegni contro l’immigrazione illegale. Cosa significa?
«Diecimila poliziotti alla frontiera è una misura di facciata. Con Messico e Canada Trump vuole solo fare un accordo in cui si mostra vincitore, anche perché il sistema politico e le aziende non lo seguono. Con la Cina la cosa è diversa, c’è una ragione economica alla base e tutto il sistema lo supporta. Lì le tariffe resteranno».
E all’Europa cosa chiederà?
«Lui ce l’ha personalmente con l’Eu…
ROMA — «È chiaro dall’inizio che Trump voglia usare i dazi come strumento per negoziare», dice l’economista Daniel Gros, che all’Università Bocconi dirige l’Institute for European Policymaking. «E allora negoziamo: facciamo un’offerta e stiamo a vedere che succede».
Trump ha messo in pausa le tariffe sul Messico dopo gli impegni contro l’immigrazione illegale. Cosa significa?
«Diecimila poliziotti alla frontiera è una misura di facciata. Con Messico e Canada Trump vuole solo fare un accordo in cui si mostra vincitore, anche perché il sistema politico e le aziende non lo seguono. Con la Cina la cosa è diversa, c’è una ragione economica alla base e tutto il sistema lo supporta. Lì le tariffe resteranno».
E all’Europa cosa chiederà?
«Lui ce l’ha personalmente con l’Europa, vorrebbe un sistema di scambi più bilanciato, ma non lo otterrà mai. Sul tavolo potrebbe anche mettere maggiori spese militari e un migliore trattamento dei colossi americani del web».
L’Europa dovrebbe evitare ritorsioni e trattare?
«Anche se qualche dazio arriverà non serve a nulla mostrare i muscoli. Abbiamo delle carte da giocare: comprare più armi e più energia. Può darsi che Trump se lo faccia bastare».
I leader europei si proclamano compatti, lo saranno nei fatti?
«È normale ci siano divergenze tra i Paesi, ma poi sui temi commerciali c’è una sola istituzione che parla per l’Europa, la Commissione».
Meloni avrà un ruolo da giocare vista la sintonia ideologica con Trump?
«Sì. E finché lo fa in nome dell’Europa, non per dire noi siamo speciali, va bene».
Molti temono che l’Italia o altri Paesi cerchino di sfruttare un rapporto privilegiato per ottenere concessioni.
«È una tentazione, darebbe dei vantaggi nel breve periodo, ma si pagherebbe nel lungo. D’altra parte anche nel primo mandato Trump non ha guardato in faccia nessuno sui dazi. Credo che l’Europa resterà unita, anche sulla difesa mi pare ci sia la consapevolezza di dover agire insieme».
Si aspetta dei passi avanti verso una difesa comune?
«Sono possibili, non a livello comunitario ma con un gruppo di Paesi che lasci da parte i neutrali filorussi. Sarebbe un salto epocale. Tra l’altro a Trump un’Europa debole fa comodo, così può dire che siamo dei vigliacchi: se spendessimo davvero il 3% del Pil e ci dotassimo di difese aeree comuni lui non avrebbe più niente da minacciare».
Ma se gli Stati Uniti alzano un muro di tariffe contro la Cina l’Europa verrà inondata di merci da Oriente?
«Sarebbe addirittura un piccolo vantaggio: avremmo più importazioni cinesi e meno concorrenza sul mercato Usa».
Schlein "Investimenti in Difesa non tolgano al sociale. Meloni da Trump? Funzionale a disgregare Ue”
A meno che poi non ci chieda di fare lo stesso.
«Nel suo disprezzo per l’Europa non gli interessa quello che facciamo. Da questo punto di vista è molto meglio di Biden, che voleva seguissimo le mosse degli Stati Uniti».
Al di là dei dazi, l’Europa deve giocare con le superpotenze una partita per la competitività industriale. Nelle nuove iniziative della Commissione vede una svolta?
«Parole vaghe e nulla di concreto, siamo senza speranza. Sulle nuove tecnologie non ci siamo».