Von der Leyen: “Fermezza con gli Usa, flessibili sulla difesa”
dal nostro corrispondente Claudio TitoLa presidente Ursula von der Leyen con il primo ministro croato Andrej Plenkovic
(reuters)Bruxelles — «Dobbiamo evitare liti con Trump, ma è Trump ad aver annunciato di voler litigare con noi». Nessun nome esplicito, nessun riferimento diretto, però questa frase che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto scivolare durante il Consiglio europeo informale è stata letta da tutti i presenti come un messaggio ai “colleghi” che hanno i rapporti migliori con il nuovo presidente americano. Tra i quali Giorgia Meloni e Viktor Orban.
La riunione straordinaria convocata a Bruxelles, infatti, aveva come unico punto all’ordine del giorno la Difesa. Come migliorare e incrementare la capacità di sicurezza dell’Unione dinanzi al pericolo russo. Ma inevitabilmente l’agenda è stata stravolta dalla minaccia trumpiana di imporre dazi al Vecc…
Bruxelles — «Dobbiamo evitare liti con Trump, ma è Trump ad aver annunciato di voler litigare con noi». Nessun nome esplicito, nessun riferimento diretto, però questa frase che il presidente francese, Emmanuel Macron, ha fatto scivolare durante il Consiglio europeo informale è stata letta da tutti i presenti come un messaggio ai “colleghi” che hanno i rapporti migliori con il nuovo presidente americano. Tra i quali Giorgia Meloni e Viktor Orban.
La riunione straordinaria convocata a Bruxelles, infatti, aveva come unico punto all’ordine del giorno la Difesa. Come migliorare e incrementare la capacità di sicurezza dell’Unione dinanzi al pericolo russo. Ma inevitabilmente l’agenda è stata stravolta dalla minaccia trumpiana di imporre dazi al Vecchio Continente. «Risponderemo con fermezza — ha detto la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, senza lasciare dubbi sulla linea — a misure ingiuste». Una sfida che potrebbe rappresentare una mannaia sulla crescita economica dell’Ue e che viene vissuta tra i 27 in maniera molto diversa. Al punto di trasformare il confronto di ieri in un dibattito, definito «franco» da chi ha potuto assistere alla riunione. Insomma un certo grado di sfiducia e i timori reciproci sono comparsi ripetutamente. Per fare un esempio queste sono state le parole del sovranista ungherese Orban: «Il tornado Trump si è abbattuto su Bruxelles e ha messo tutto sottosopra. Qui a Bruxelles regna il caos, serve un cambiamento. Dobbiamo occupare Bruxelles».
La paura che l’Europa si possa dividere nella risposta a Washington ha quindi accompagnato l’intero summit. Il mantra ripetuto da quasi tutti è stato: «Restiamo uniti». Andare in ordine sparso anche di fronte all’ipotesi che il Tycoon adotti sanzioni diverse tra i partner d’oltreoceano dividendo tra “buoni” e “cattivi” è lo spauracchio più assillante. «A tutti i colleghi qui a Bruxelles — è stato il suggerimento del premier polacco Donald Tusk — consiglio di mantenere durante i nostri eventuali colloqui con gli amici americani la consapevolezza dei nostri interessi. Non possiamo perdere noi stessi, il nostro rispetto per l’Europa e la fiducia in noi stessi». Un messaggio nemmeno tanto oscuro a chi sta organizzando incontri con l’inquilino della Casa Bianca. E Macron è stato ancora più esplicito: «Se l’Europa sarà attaccata da un punto di vista commerciale, dovrà farsi rispettare e reagire. Dovremo essere più uniti e più concreti». È evidente che esiste una potenziale frattura politica nell’Ue anche su questo. Il dubbio di una trattativa nazionale e non comunitaria con Washington costituisce una spina nel fianco. «Una cosa è chiara — ha osservato il cancelliere tedesco, Olaf Scholz — in quanto area economica forte, possiamo gestire autonomamente i nostri affari e rispondere ai dazi con dazi». E anche la Danimarca, tra i Paesi più sensibili dopo l’affondo di Trump sulla Groenlandia, ha usato parole fermissime sul punto: «Ci sono molte ragioni per cui siamo un’Unione e una di queste è che siamo disposti ad aiutarci a vicenda. Avremo bisogno di una risposta robusta e collettiva».
E anche sulla Difesa il Consiglio straordinario ha fatto emergere le differenze. La Commissione europea aveva informalmente proposto di aumentare le importazioni dagli Usa di gas, auto e armi per tranquillizzare il presidente statunitense. Ma, ad esempio, il primo a rispondere negativamente a questa opzione è stato di nuovo proprio il capo dell’Eliseo. Per Macron, infatti, irrobustire la difesa europea non può significare l’indebolimento del sistema industriale dell’Ue. Ma il nodo più stretto si stringe su come finanziare la spesa maggiore. La presenza al vertice del Segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha ricordato a tutti che il traguardo del 2% di Pil da impiegare in questo campo è ormai il minimo. Sul tavolo c’è la possibilità di ricorrere, come per il Recovery Fund, al debito comune. Ma lo sbarramento di molti degli Stati cosiddetti “frugali” è alto. «L’Ue — ha ammonito Scholz che si trova pure nel mezzo della campagna elettorale — non ha alcuna prospettiva di contrarre debito comune». L’altra possibilità è ricorrere ai fondi della Bei o di assegnare più flessibilità ai singoli stati membri. Una soluzione si concentra su una sorta di sospensione parziale del patto di Stabilità solo per le spese in questo settore. «La Commissione — ha confermato il presidente del consiglio europeo Costa — ha annunciato che avrebbe esaminato le flessibilità all’interno delle nuove regole di governance economica». «Per tempi straordinari — ha spiegato von der Leyen — è possibile avere misure straordinarie. E penso che viviamo tempi straordinari». Ma i termini di questa flessibilità sono ancora tutti da discutere.