Von der Leyen rilancia: “Pronti a espandere l’intesa con Pechino”
dal nostro corrispondente Claudio TitoBruxelles — «C’è spazio per impegnarci in modo costruttivo con la Cina e trovare soluzioni nel nostro reciproco interesse. Possiamo trovare accordi per espandere i nostri legami commerciali e di investimento». La prova che la guerra dei dazi tra Ue e Usa è già iniziata la si è avuta ieri a Bruxelles Quando la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha rispalancato le porte alla Cina di Xi davanti alla Conferenza degli ambasciatori europei. Non si tratta infatti di un semplice segnale per mantenere buoni rapporti con Pechino. Ma di un messaggio esplicito agli States di Donald Trump: sulla scacchiera doganale tornano in gioco tutti i pezzi. Anche quello del Dragone. E se quindi viene meno il rapporto privilegiato con Washington, l’Unione dovrà rivolgersi altrove.
Non ancora una minaccia, certo, ma di sicuro un avvertimento. Nella consapevolezza che la Cina rappresenta ancora, come la definisce l’ultima Bussola strategica della Nato, la principale «sfida» dell’Occidente e d…
Bruxelles — «C’è spazio per impegnarci in modo costruttivo con la Cina e trovare soluzioni nel nostro reciproco interesse. Possiamo trovare accordi per espandere i nostri legami commerciali e di investimento». La prova che la guerra dei dazi tra Ue e Usa è già iniziata la si è avuta ieri a Bruxelles Quando la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha rispalancato le porte alla Cina di Xi davanti alla Conferenza degli ambasciatori europei. Non si tratta infatti di un semplice segnale per mantenere buoni rapporti con Pechino. Ma di un messaggio esplicito agli States di Donald Trump: sulla scacchiera doganale tornano in gioco tutti i pezzi. Anche quello del Dragone. E se quindi viene meno il rapporto privilegiato con Washington, l’Unione dovrà rivolgersi altrove.
Non ancora una minaccia, certo, ma di sicuro un avvertimento. Nella consapevolezza che la Cina rappresenta ancora, come la definisce l’ultima Bussola strategica della Nato, la principale «sfida» dell’Occidente e degli Stati Uniti. Anche solo evocare la possibilità di far risorgere il famigerato patto della “Via della seta” costituisce dunque il segno che il tradizionale asse America-Europa si sta incrinando, almeno sul piano economico. Contro quell’accordo l’Amministrazione Biden fece fuoco e fiamme. E lo stesso tycoon osserva l’Estremo Oriente con lo sguardo della competizione brutale.
«Mi avete sentito dire molte volte – ha ripetuto von der Leyen – che la nostra relazione con la Cina è una delle più intricate e importanti al mondo. È un partner commerciale fondamentale, che rappresenta circa il 9% delle nostre esportazioni e oltre il 20% delle nostre importazioni. Ma abbiamo assistito a crescenti squilibri e rischi che derivano dal fare affari con la Cina. Dobbiamo riequilibrare questa relazione». Però, insiste la leader dell’esecutivo europeo, «è una linea sottile su cui dobbiamo camminare». Insomma, il mondo sta cambiando e il Vecchio continente ne deve prendere atto dichiarando la disponibilità a trattare con chiunque. A Bruxelles viene considerata una inevitabile conseguenza dei probabili «negoziati difficili, anche con partner di lunga data». Persino l’Alto rappresentante per gli affari esteri, Kaja Kallas, ripete da giorni che «se gli Stati Uniti iniziano la guerra commerciale, l’unica a ridere sarà la Cina». Von der Leyen, ovviamente, non chiude la porta al dialogo con Trump ma è consapevole che nel nuovo quadro internazionale che supera la «iperglobalizzazione», e quindi tende a rinchiudersi nelle dimensioni territoriali, la realtà è «più dura e transazionale».
Le parole della presidente della Commissione, però, rappresentano un monito anche a quei Paesi dell’Ue pronti ad accettare i diktat della Casa Bianca che vengono considerati potenzialmente in grado di disarticolare l’Unione: «Voglio essere chiara, l’Europa salvaguarderà la sua sicurezza economica e nazionale». I discorsi fatti dal premier ungherese Viktor Orbán, anche nel corso del Consiglio europeo straordinario dell’altro ieri, andavano in quella direzione. E molti dei leader presenti a Palais d’Egmont non hanno nascosto una certa sorpresa quando la presidente del consiglio italiana, Giorgia Meloni, nel corso del summit, ha esposto la sua teoria secondo la quale «ai dazi non si risponde con altri dazi». Già lunedì scorso il presidente francese Emmanuel Macron aveva tracciato una linea opposta. Ma ieri il governo di Parigi è stato ancora più netto: «Nessuna concessione a Trump sui dazi, l’Ue deve prepararsi a una ritorsione». Una posizione espressa, durante il Consiglio dei ministri Ue della competitività riunito a Varsavia, dai responsabili d’Oltralpe dell’Industria e del Commercio, Marc Ferracci e Laurent Saint-Martin: «Entrare in una trattativa facendo delle concessioni non è l’approccio giusto». Il braccio di ferro è appena iniziato.