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IA, dal 2 febbraio aziende obbligate a formare i dipendenti: ecco come funziona. Sanzioni in arrivo

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Lo chiede l’Europa ed è una delle prescrizioni poco note dell’AI Act. Ecco in cosa consiste e come adeguarsi. La delega del governo all’Agenzia Italia Digitale per le violazioni
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ROMA – Usi, fai, compri un sistema di intelligenza artificiale? Dal 2 febbraio, in quanto azienda, hai l’obbligo di “alfabetizzare” il tuo personale coinvolto. Lo chiede l’Europa ed è una delle prescrizioni poco note dell’AI Act. Il regolamento Ue ha fatto scattare il 2 febbraio i primi obblighi, come il divieto a sistemi di sorveglianza di massa basati su intelligenza artificiale.

L’obbligo all’alfabetizzazione però – articolo quarto dell’Ai Act – riguarda qualsiasi sistema di IA. E “si riferisce sia ai fornitori sia agli utilizzatori”, spiega Tommaso Ricci, avvocato per Dla Piper. “Ad esempio un’azienda sviluppa un tool per analizzare automaticamente i curriculum dei potenziali candidati e scartare quelli ritenuti non in linea. Una qualsiasi azienda c…

ROMA – Usi, fai, compri un sistema di intelligenza artificiale? Dal 2 febbraio, in quanto azienda, hai l’obbligo di “alfabetizzare” il tuo personale coinvolto. Lo chiede l’Europa ed è una delle prescrizioni poco note dell’AI Act. Il regolamento Ue ha fatto scattare il 2 febbraio i primi obblighi, come il divieto a sistemi di sorveglianza di massa basati su intelligenza artificiale.

L’obbligo all’alfabetizzazione però – articolo quarto dell’Ai Act – riguarda qualsiasi sistema di IA. E “si riferisce sia ai fornitori sia agli utilizzatori”, spiega Tommaso Ricci, avvocato per Dla Piper. “Ad esempio un’azienda sviluppa un tool per analizzare automaticamente i curriculum dei potenziali candidati e scartare quelli ritenuti non in linea. Una qualsiasi azienda compra questo tool per applicarlo ai propri candidati. Entrambe le aziende sono soggette all’obbligo di alfabetizzazione”, aggiunge il legale.

Che vuol dire in pratica?

Primo passo, “capire se il sistema in questione è davvero intelligenza artificiale, in base a quanto indicato nel regolamento”, dice Ricci. La definizione europea sposa quella dell’Ocse ed è abbastanza ampia, in realtà. Ossia: è IA qualsiasi modello di implementazione basato su “una macchina” in grado di “dedurre dall’input che riceve”, grazie all’implementazione di sofisticate capacità adattive dotate di diversi livelli di autonomia, una serie di dati processabili finalizzati a generare svariati “output” (come, ad esempio, “previsioni, raccomandazioni, contenuti, decisioni”, eccetera), suscettibili di influenzare “ambienti fisici o virtuali”, tenuto conto di un “insieme di obiettivi espliciti o impliciti” concretamente perseguiti, a seconda che siano programmati direttamente da uno sviluppatore umano, oppure definiti mediante il ricorso a tecniche di auto-apprendimento algoritmico.

Tutte le aziende dovranno quindi mappare tutta la propria esposizione in questo ambito, a tutti i livelli, come utilizzatori, acquirenti, sviluppatori, venditori.

E poi, come fare questa “alfabetizzazione”, come la chiama il regolamento?

“L’Ai Act dice che le aziende devono preoccuparsi di rendere edotta in ambito intelligenza artificiale tutta la propria catena di fornitura interna ed esterna; ovviamente non spiega come fare questa formazione, ma le terminologie usate danno alcune indicazioni”, aggiunge Michele Zanelli, consulente che si occupa di Ai nella società P4i.

“Le aziende dovranno quindi spiegare a tutti i referenti interessati cos’è e cosa non è AI; i principi chiave dell’AI Act; informare sui rischi associati, previsti dal regolamento, il proprio personale ma anche i fornitori, con diversi livelli di responsabilità”, aggiunge.

È anche possibile che le aziende dovranno poi avere meccanismi per monitorare l'efficacia della formazione e garantire che il personale mantenga un livello adeguato di conoscenza sull'AI, anche con aggiornamenti periodici e corsi di approfondimento.

Come al solito, l’Europa indica principi generali e poi lascia alle aziende l’attuazione; ossia capire come soddisfarli. In questo caso, qual è la formazione più efficace e come vedersela con i vari attori della catena associata all’IA, dal produttore al venditore fino agli utilizzatori finali. Di certo servirà una certa collaborazione tra le parti perché tutti sappiano la portata di quest’innovazione, i suoi rischi e come affrontarli. L’Europa proprio questo chiede: di diffondere consapevolezza a riguardo, responsabilizzando tutte le parti in gioco.

In effetti, questa consapevolezza diffusa sull’IA, nel suo bene e nel suo male, è la partita del decennio dal punto di vista dell’innovazione. Ed è anche una partita in fieri. Le innovazioni continuano a susseguirsi e lo stesso Ai Act non è ancora completo nell’attuazione. Tra l’altro, “anche se quest’obbligo scatta dal 2 febbraio, non ci sono ancora sanzioni; dovrà stabilirle un’autorità preposta in ciascun Paese”, dice Zanelli. Il governo vuole dare questo compito all’Agenzia Italia Digitale, come previsto da un disegno di legge che ora avanza in Parlamento.

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