Domande di invalidità bloccate in nove province. La riforma Locatelli parte male
di Valentina ConteROMA – Parte male la riforma della disabilità firmata dalla ministra leghista Alessandra Locatelli. La sperimentazione nelle prime nove province ha portato al blocco quasi totale delle domande di invalidità nel mese di gennaio. Troppa burocrazia a carico dei medici. Patronati estromessi. Certificati impossibili da caricare sul sistema informatico che va a singhiozzo. Persone in bisogno, anche malati oncologici, lasciati senza sostegni.
Lo stallo impatta su tutte le prestazioni Inps: invalidità, accompagno, 104, sordità, cecità, collocamento mirato. Le nove province sono: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste. Dal primo gennaio 2026 la riforma sarà estesa a tutta Italia.
L’interrogazione del Pd
L’Istituto di previdenza ha deciso di non diffondere i dati: «Troppo presto, la sperimentazione della riforma è appena iniziata. Sappiamo che ci sono criticità». Ma dal territorio la protesta di cittadini, medici e anche della Cgil ha indotto i…
ROMA – Parte male la riforma della disabilità firmata dalla ministra leghista Alessandra Locatelli. La sperimentazione nelle prime nove province ha portato al blocco quasi totale delle domande di invalidità nel mese di gennaio. Troppa burocrazia a carico dei medici. Patronati estromessi. Certificati impossibili da caricare sul sistema informatico che va a singhiozzo. Persone in bisogno, anche malati oncologici, lasciati senza sostegni.
Lo stallo impatta su tutte le prestazioni Inps: invalidità, accompagno, 104, sordità, cecità, collocamento mirato. Le nove province sono: Brescia, Catanzaro, Firenze, Forlì-Cesena, Frosinone, Perugia, Salerno, Sassari e Trieste. Dal primo gennaio 2026 la riforma sarà estesa a tutta Italia.
L’interrogazione del Pd
L’Istituto di previdenza ha deciso di non diffondere i dati: «Troppo presto, la sperimentazione della riforma è appena iniziata. Sappiamo che ci sono criticità». Ma dal territorio la protesta di cittadini, medici e anche della Cgil ha indotto il Pd a chiedere i numeri alla ministra Locatelli con un’interrogazione parlamentare firmata dai deputati dem Ilenia Malavasi, Marco Furfaro e Maria Cecilia Guerra.
Scrivono: «La ministra è tenuta a dare spiegazioni del perché di questa paralisi, scusarsi e non rifugiarsi nella trita propaganda che è solo dannosa». Dal canto suo, Locatelli ha fatto sapere che mercoledì ha incontrato il vertice dell’ordine dei medici, Filippo Anelli, presidente del Fnomceo. E i presidenti degli ordini delle province coinvolte. Presenti anche i dirigenti Inps.
La ministra in difficoltà
«Ci siamo accordati su come superare alcune criticità legate alla firma digitale e alla cartella elettronica e siamo tutti consapevoli che la strada della riforma sia un grande cambiamento», dice Locatelli, annunciando un “tavolo periodico” aperto anche ai rappresentanti dei medici.
La risposta di Anelli: «Le nostre indicazioni sono state considerate: l’Inps ha preso atto delle difficoltà, ha accolto alcune proposte di modifica del software e si è impegnato a rendere disponibile un tutorial per accelerare la fase di apprendimento delle nuove metodologie». Ma le soluzioni non sembrano davvero dietro l’angolo.
Le proteste dei medici
I medici di base lamentano procedure lunghissime, «anche tre ore» per caricare tutta la documentazione richiesta per la domanda. In molti casi i documenti non sono neanche a disposizione del medico, come quelli relativi ai minori o il permesso di soggiorno. Quasi sempre vanno pure scansionati. E c’è pure l’obbligo della firma digitale che non tutti hanno.
Incombenze che prima sbrigavano i patronati, mentre il medico si limitava al certificato standard. Per semplificare, la ministra Locatelli ha tolto il passaggio dei patronati. Ingolfando il lavoro dei medici. «O curiamo i pazienti o facciamo i certificati», dicono loro. Alcuni hanno deciso di farsi pagare. Girano voci di tariffe che variano dai 150 euro in Calabria ai 200 euro in Lombardia per ciascuna pratica.
Le denunce della Cgil
La Cgil di Frosinone denuncia «il drammatico azzeramento delle domande di invalidità civile nella provincia, -90% rispetto all’anno scorso: altro che riforma della disabilità, qui si stanno cancellando i diritti dei più deboli». Il segretario Giuseppe Massafra dice che «migliaia di persone non sono riuscite ad ottenere nemmeno il certificato medico necessario per presentare la domanda». Questo significa «la perdita di diritti fondamentali come l'indennità di accompagnamento, la pensione di invalidità civile, il riconoscimento dei benefici previsti dalla Legge 104 o il collocamento obbligatorio per le persone con disabilità».
Anche la Cgil di Firenze riscontra emergenze simili. «L’accertamento della disabilità a Firenze è diventato una corsa a ostacoli dopo la riforma delle procedure», dice la segretaria Giancarla Casini. «Al patronato Cgil gli accessi mensili sono crollati da 1.000 a 40 in un anno. Tra le criticità principali ci sono il carico burocratico per i medici certificatori: tempi di realizzazione dei certificati saliti da 30 fino a 60 e anche 90 minuti. Con innalzamento dei costi, lasciati alla libertà del singolo. Minore accessibilità territoriale: solo tre centri Inps in tutta la provincia per le valutazioni di base, prima valutavano le Asl».