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Lega e FI in pressing su Leo su rottamazione e taglio Irpef. E il governo allunga la delega fiscale

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Salvini vuole la pace fiscale: 120 rate mensili per le cartelle, stop a sanzioni e interessi. Anche gli azzurri puntano sulla rottamazione quinquies. Osnato (FdI): “Meno tasse al ceto medio entro Pasqua”.
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Roma - La eleva a “priorità”. Punta sulla “gente” che così - dice - potrà “respirare e lavorare”. Allontana la lettura dell’aiuto agli evasori quando sottolinea che le porte si apriranno solo per chi ha presentato la dichiarazione e “vuole pagare”. Ecco la mossa di Matteo Salvini per riscrivere la politica fiscale del governo. Titolo: una rottamazione delle cartelle esattoriali in dieci anni. Sottotitolo: il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che ha la delega al fisco, è andato fuori pista.

Lo pensa e lo dice, il leader della Lega: “Con tutto l’amore, il concordato proposto dal viceministro Leo non è stato risolutivo”. Il riferimento è al patto tra le partite Iva, care al Carroccio, e l’Agenzia delle Entrate che ha portato 1,6 miliardi nelle casse dello Stato. Un risultato “discreto” per Leo, ma insufficiente per Salvini. Per questo la rottamazione in 120 rate mensili, tutte uguali, per archiviare i debiti senza pagare sanzioni e interessi. “E intanto lo Stato incassa cred…

Roma - La eleva a “priorità”. Punta sulla “gente” che così - dice - potrà “respirare e lavorare”. Allontana la lettura dell’aiuto agli evasori quando sottolinea che le porte si apriranno solo per chi ha presentato la dichiarazione e “vuole pagare”. Ecco la mossa di Matteo Salvini per riscrivere la politica fiscale del governo. Titolo: una rottamazione delle cartelle esattoriali in dieci anni. Sottotitolo: il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, che ha la delega al fisco, è andato fuori pista.

Lo pensa e lo dice, il leader della Lega: “Con tutto l’amore, il concordato proposto dal viceministro Leo non è stato risolutivo”. Il riferimento è al patto tra le partite Iva, care al Carroccio, e l’Agenzia delle Entrate che ha portato 1,6 miliardi nelle casse dello Stato. Un risultato “discreto” per Leo, ma insufficiente per Salvini. Per questo la rottamazione in 120 rate mensili, tutte uguali, per archiviare i debiti senza pagare sanzioni e interessi. “E intanto lo Stato incassa crediti e tasse dell’anno che ridurranno le tasse per tutti”, è lo slogan che fa capolino sui social.

Non è una novità quella che Salvini presenterà stamattina alla Camera: la stessa proposta è stata annunciata alla stampa a fine dicembre, dopo lo smacco della manovra che non ha accolto la pace fiscale. “Repetita iuvant”, è il ragionamento dei leghisti, ora che la partita del fisco sta entrando nel vivo. Contenuti sì, ma anche strategia politica per non lasciare campo libero agli alleati. A Fratelli d’Italia, che ha in Leo il suo referente, e a Forza Italia che ha già pronta la sua rottamazione. Per questo la decisione di depositare al Senato un disegno di legge, a prima firma del capogruppo Massimiliano Romeo, identico al testo presentato a Montecitorio.

Due corsie parlamentari, quindi, per aumentare il pressing su Leo, che resta però contrario a una nuova rottamazione. Il viceministro non vuole macchiare la sua riforma fiscale con la traccia della cancellazione ricorrente delle cartelle. Al massimo è disposto a riaprire la quarta edizione, ma solo per chi è decaduto dopo non aver pagato in tempo. Uno spazio stretto per la Lega. E anche per i forzisti, che ieri hanno rilanciato una proposta di legge per riammettere alla rottamazione quater chi ne è uscito, ma anche chi non ha mai aderito e vuole farlo adesso. Non solo: il meccanismo includerà anche i carichi affidati alla riscossione tra il primo luglio 2022 e il 31 dicembre 2024. Il debito complessivo si potrà estinguere in 120 rate, lo stesso numero di tranche scelto dalla Lega.

L’accerchiamento di Leo non finisce qui. Dentro Fratelli d’Italia, il suo partito, c’è chi auspica di trovare il taglio dell’Irpef per il ceto medio "nell’uovo di Pasqua”. Lo dice Marco Osnato, il presidente della commissione Finanze della Camera, una prima linea di FdI. Leo, però, resta prudente: l’intervento si farà, ma non ci sono date già stabilite. Forza Italia coglie al balzo la dichiarazione di Osnato e si unisce alla richiesta: “La riduzione dell’Irpef dal 35% al 33% per i redditi fino a 60 mila euro va fatta il prima possibile”, sottolinea il portavoce nazionale del partito, Raffaele Nevi.

I grattacapi per il viceministro riguardano anche l’attuazione della delega fiscale. Servirà più tempo. La proroga è pronta: quattro mesi in più, rispetto alla scadenza del 29 agosto, per mettere in fila tutti i decreti legislativi. Quello sui tributi locali procede a rilento, da qui l’idea di allinearne la scadenza a quella dei Testi unici, già fissata al 31 dicembre. A veicolare l’allungamento dei tempi sarà un emendamento a un disegno di legge già all’esame del Parlamento. Fisco amico sì, ma differito.

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