Milano — Costruttori di terzi poli bancari avanzano. E tra un Banco Bpm-Mps ormai tramontato e un Mps-Mediobanca di difficile gestazione, basi concrete vengono poste da Bper-Pop Sondrio. Il grande regista dietro la quarta Opa-Ops arrivata sull’asfittica Borsa italiana nell’arco di neanche quattro mesi è l’assicuratore diventato anche banchiere, Carlo Cimbri. Cresciuto in Via Stalingrado negli anni Duemila in scia a Giovanni Consorte e poi consacrato dominus del gruppo Unipol con il successo dell’acquisizione di Fondiaria-Sai sulle spoglie della famiglia Ligresti. Il Cimbri motociclista e velista, antitesi dei salotti buoni di cucciana memoria ma vicino ad Alberto Nagel per la coincidenza di intenti sulla Fonsai, ha costruito sapientemente la sua tela negli ultimi quattro anni. Prima vendendo Unipol Banca proprio alla Bper e poi salendo di quota nella banca romagnola fino all’attuale 24,6% (un 4,7% è attraverso derivati che possono essere convertiti con l’autorizzazione della Bce a olt…
Milano — Costruttori di terzi poli bancari avanzano. E tra un Banco Bpm-Mps ormai tramontato e un Mps-Mediobanca di difficile gestazione, basi concrete vengono poste da Bper-Pop Sondrio. Il grande regista dietro la quarta Opa-Ops arrivata sull’asfittica Borsa italiana nell’arco di neanche quattro mesi è l’assicuratore diventato anche banchiere, Carlo Cimbri. Cresciuto in Via Stalingrado negli anni Duemila in scia a Giovanni Consorte e poi consacrato dominus del gruppo Unipol con il successo dell’acquisizione di Fondiaria-Sai sulle spoglie della famiglia Ligresti. Il Cimbri motociclista e velista, antitesi dei salotti buoni di cucciana memoria ma vicino ad Alberto Nagel per la coincidenza di intenti sulla Fonsai, ha costruito sapientemente la sua tela negli ultimi quattro anni. Prima vendendo Unipol Banca proprio alla Bper e poi salendo di quota nella banca romagnola fino all’attuale 24,6% (un 4,7% è attraverso derivati che possono essere convertiti con l’autorizzazione della Bce a oltrepassare il 20%). Parallelamente si è arrampicato sulle strade della Valtellina per cercare il consenso di manager e azionisti storici della Popolare di Sondrio, istituto che ben si sposa industrialmente alla rete romagnola, in una scalata silenziosa che ha portato l’Unipol a quota 19,7%.
Ma con la testa Cimbri è sempre rimasto un assicuratore prudente e con i piedi piantati per terra, che coglie l’occasione per siglare contratti per vendere le polizze attraverso le filiali sia di Bper sia di Sondrio. E risulta poco credibile l’ad di Bper Franco Carlo Papa - che Cimbri ha voluto meno di un anno fa alla guida della banca sardo-romagnola - quando dice in conferenza stampa «spero che l’offerta piacerà a Unipol».
Il disegno di unione delle due banche partecipate era chiaro da tempo nella mente di Cimbri, che l’estate scorsa ha cercato di allargare ulteriormente la sua cerchia d’influenza. Attraverso un’informale e sempre smentita richiesta al Mef di cooptare il Monte dei Paschi al trio Unipol-Bper-Sondrio. Ma il summit con Palazzo Chigi è stato categorico: non vogliamo riconsegnare Mps alla sinistra che ha governato a Siena per tanti anni combinando disastri pagati dalle tasche dei contribuenti. Dunque niente da fare per l’Unipol controllata dalle Coop rosse e accasamento del Monte con gli imprenditori affini Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri (gestore della Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio). A cui il Mef ha aggiunto il Banco Bpm chiamato a formare il tanto atteso terzo polo bancario. Ma nel mezzo di questo cammino si è incuneato il fulmineo Andrea Orcel con l’Ops di Unicredit su Banco Bpm che ha scompaginato i piani governativi, non senza sucitare ira. Giusto il tempo di riordinare le idee e si riparte con l’inattesa fiammata di Lovaglio che attacca il tempio di Mediobanca. Ed a questo punto Cimbri decide di consolidare le mura del suo protettorato muovendo la pedina Bper alla conquista della Valtellina. Informando preventivamente il governo.
Una mossa difensiva, dicono alcuni osservatori, ma che ha il suo effetto deterrente, visto che Orcel un anno fa aveva puntato i riflettori su Sondrio con la solita tecnica sbarazzina dei derivati. Sollevando le ire dello stesso Cimbri e della Banca d’Italia, che non riteneva necessario un intervento su un istituto in piena salute come quello guidato da Mario Alberto Pedranzini. Nel gran gioco del risiko bancario, dunque, Cimbri serra le fila, mette le basi per un futuro quarto polo, e guarda a quello che succede nei territori limitrofi, sul Banco Bpm e in Mediobanca. Se qualcosa dovesse andare storto per gli altri potrebbe intervenire con le spalle più larghe, sempre che il governo non si metta di traverso.