Dazi, Donald Trump contro tutti: così l’America vuole regolare i conti
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — I dazi arriveranno questa settimana. Trump li ha annunciati e l’Europa non può illudersi di scamparli. Probabilmente non come Unione, che lui disprezza, vorrebbe scardinare e comunque preferisce ignorare, ma come singoli Stati. Il presidente però ha parlato di tariffe reciproche e quindi è utile chiarire a cosa andiamo incontro, anche per individuare le possibili risposte, che come durante il primo mandato sarebbero assai più efficaci se condivise e unitarie.
Il deficit commerciale degli Stati Uniti è aumentato nel 2024, raggiungendo la cifra record di 1.200 miliardi di dollari. Secondo i dati appena pubblicati dal dipartimento al Commercio, le importazioni statunitensi di beni e servizi sono cresciute …
NEW YORK — I dazi arriveranno questa settimana. Trump li ha annunciati e l’Europa non può illudersi di scamparli. Probabilmente non come Unione, che lui disprezza, vorrebbe scardinare e comunque preferisce ignorare, ma come singoli Stati. Il presidente però ha parlato di tariffe reciproche e quindi è utile chiarire a cosa andiamo incontro, anche per individuare le possibili risposte, che come durante il primo mandato sarebbero assai più efficaci se condivise e unitarie.
Il deficit commerciale degli Stati Uniti è aumentato nel 2024, raggiungendo la cifra record di 1.200 miliardi di dollari. Secondo i dati appena pubblicati dal dipartimento al Commercio, le importazioni statunitensi di beni e servizi sono cresciute del 6,6 per cento, toccando i 4.100 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, però, anche le esportazioni Usa di beni e servizi hanno raggiunto il record, con 3.200 miliardi. Washington inoltre gode di un surplus nei servizi, che nel complesso fa scendere a 918 miliardi di dollari il suo deficit commerciale nel 2024. A fronte di un Pil superiore ai 20.000 miliardi, ovvero 20 trilioni di dollari secondo la dizione Usa. Il deficit peggiore è quello con la Cina, 295 miliardi di dollari nel 2024, ma ben al di sotto del record di 418 miliardi, che risale al 2018.
L’amministrazione Trump sostiene che quello con l’Unione europea è salito a 337 miliardi di euro, ma Bruxelles risponde che non è vero. Nel 2023 il deficit commerciale americano con la Ue è stato di 156,6 miliardi di euro, però nei servizi Washington ha un surplus di 108,6 miliardi di euro, riducendo così il disavanzo a 48 miliardi di euro in favore di Bruxelles. Bruscolini, meno di un quarto della ricchezza personale di Elon Musk.
Secondo il commissario europeo per il Commercio, Maroš Šef?ovi?, il saldo ammonta a circa il tre per cento del volume degli scambi annuali da 1.500 miliardi di euro tra Ue e Usa. Trump però ha definito come «un’atrocità» le relazioni economiche con l’Europa: «Non prendono le nostre auto, i prodotti agricoli. In sostanza, non prendono quasi nulla». Da qui i dazi. La Germania è di gran lunga il maggior esportatore di beni della Ue verso gli Stati Uniti, comprese automobili e macchinari, con oltre il 30 per cento del blocco nel 2023, seguita dall’Italia con il 13 per cento. Da qui la tentazione di Giorgia Meloni di proteggere solo noi. Secondo Eurostat, però, gli Usa hanno fornito il 46 per cento delle importazioni di gas naturale liquefatto (gnl) nell’Unione e il 15 per cento di petrolio nel terzo trimestre 2024.
Durante la campagna elettorale, Trump aveva promesso di far approvare il Reciprocal Trade Act, spiegandolo così: «Gli altri paesi avranno due scelte: o si libereranno dei dazi su di noi, oppure ci pagheranno centinaia di miliardi di dollari, e gli Stati Uniti guadagneranno un’assoluta fortuna». Al netto della consueta iperbole, è vero ad esempio che la Ue impone dazi del 10 per cento sulle auto americane importate, mentre gli Usa solo del 2,5 su quelle europee. Il risultato è che nel 2022 la Ue ha esportato negli Usa 738.436 veicoli, per un valore di 37,4 miliardi di euro, ma ne ha importate solo 271.476, per 8,7 miliardi di euro. Uno potrebbe sostenere che la differenza la fa il mercato, nel senso che Ferrari o Mercedes sono più ambite delle Ford, ma da questo orecchio Trump non ci sente.
Un’ipotesi, secondo quanto ha detto al Financial Times Bernd Lange, capo della commissione per il commercio del Parlamento europeo, è abbassare i dazi europei avvicinandoli al 2,5% imposto dagli Usa. Magari aggiungendo più acquisti di gas, petrolio, armi americane. Se così fosse, si tratterebbe della solita transazione preferita da Trump, come ha dimostrato l’accordo col Messico, che non fermerà il narcotraffico alimentato dalla domanda Usa, ma gli consente di vantare un successo davanti agli elettori. Se ciò non basterà, si rischierà una guerra commerciale. Sconveniente per tutti.