MILANO – Sotto pressione dalla corsa verso una mobilità più verde, le aziende petrolifere europee lanciano un appello alla Commissione Ue perché, nello stilare il Clean Industrial Deal, non si dimentichi di loro. «Vi scriviamo in un momento cruciale, dove il successo della transizione del nostro settore - o la sua mancanza - avrà ripercussioni su tutta l’economia dell’Unione», recita la lettera firmata da 18 aziende di carburanti, tra cui l’italiana Eni. Destinatari le più alte cariche dei 27: Ursula von der Leyen (Commissione), Roberta Metsola (Parlamento) e António Costa (Consiglio europeo). E dopo aver ribadito il supporto per l’ambizione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’industria chiede che la raffinazione sia riconosciuta come settore essenziale e strategico per la transizione energetica e, di conseguenza, sia inserita a tutti gli effetti nel prossimo progetto operativo.
MILANO – Sotto pressione dalla corsa verso una mobilità più verde, le aziende petrolifere europee lanciano un appello alla Commissione Ue perché, nello stilare il Clean Industrial Deal, non si dimentichi di loro. «Vi scriviamo in un momento cruciale, dove il successo della transizione del nostro settore - o la sua mancanza - avrà ripercussioni su tutta l’economia dell’Unione», recita la lettera firmata da 18 aziende di carburanti, tra cui l’italiana Eni. Destinatari le più alte cariche dei 27: Ursula von der Leyen (Commissione), Roberta Metsola (Parlamento) e António Costa (Consiglio europeo). E dopo aver ribadito il supporto per l’ambizione di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, l’industria chiede che la raffinazione sia riconosciuta come settore essenziale e strategico per la transizione energetica e, di conseguenza, sia inserita a tutti gli effetti nel prossimo progetto operativo.
Il 26 febbraio, la Commissione alzerà il velo sul Clean Industrial Deal, un piano pluriennale pensato per dare impulso alle industrie europee ad alta intensità energetica (come acciaio, alluminio e cemento) e ai settori emergenti delle tecnologie pulite. Una sorta di prosecuzione del Green Deal, ma con un taglio più pratico e specifico. Il testo potrebbe anche essere l’occasione per allentare il pugno di ferro sulle politiche green, raccogliendo il suggerimento di diversi settori dell’economia che negli ultimi anni hanno criticato l’approccio “troppo ideologico” della Commissione. Come una possibile revisione allo stop del motore termico al 2035 (anche se limitato ad alcune auto ibride).
Questo è il contesto in cui raffinerie e complessi petrolchimici chiedono di essere ascoltati a Bruxelles. Come altri energivori, ritengono di soffrire uno svantaggio competitivo rispetto agli importatori o sui mercati globali a causa dell’elevato costo dell’energia, della Co2 e della manodopera in Europa, a cui si somma «un onere normativo relativamente più pesante». «Un’ulteriore delocalizzazione al di fuori dell’Unione potrebbe avere gravi ripercussioni sull’autonomia energetica strategica dell’Europa, sulle catene del valore industriale e sulla perdita di posti di lavoro», lamenta la categoria.
Nella pratica, la richiesta all’Ue è di un piano dedicato, che includa misure per consentire al settore di rimanere competitivo, oggi e durante la transazione, una riduzione del “peso normativo”.
In scia alla lettera, datata 24 gennaio, anche i produttori italiani - l’Unione energie per la mobilità (Unem) ha indirizzato le stesse richieste anche al governo italiano. Secondo il presidente Gianni Murano, ora più che mai è necessaria una «visione comune» sul futuro del settore. E sempre con un messaggio diretto agli alti ranghi dell’Ue, un gruppo di 16 tra think thank e associazioni di ricerca e industriali hanno esortato la Commissione a realizzare un Clean Industrial Deal basato su tre pilastri: l’accesso a un’energia domestica pulita, abbondante, economica; una strategia che favorisca la decarbonizzazione e la competitività settoriale; e sbloccare gli investimenti privati nelle tecnologie “green”, attraverso chiari incentivi finanziari e meccanismi di de-risking.