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Tim-Iliad, le condizioni del governo: “No a tagli del personale e cessioni”

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I francesi in pressing per avere il via libera ma nella maggioranza resta la preferenza per Poste che garantirebbe l’italianità
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ROMA – Nella nuova partita finanziaria che investe Tim, due visioni si contrappongono dentro il governo Meloni.

Una prima corrente vuole una stretta alleanza tra Tim e Poste Italiane, azienda che opera anche nelle telecomunicazioni con il 4% delle sim attive nel Paese.

Sull’intesa tra Tim e Poste sventolerebbe intanto il tricolore. La società postale poi avrebbe un valore e un richiamo ancora maggiori, tornasse in auge una cessione di sue azioni a investitori privati.

La medicina

Una seconda corrente guarda invece con interesse alla mossa dei francesi di Iliad che hanno prospettato - sia a Palazzo Chigi sia al ministero dell’Economia, sia a Fratelli d’Italia - una fusione con Tim.

Su un punto, le due correnti governative sono d’accordo. Dopo la cessione della rete di Tim a Kkr per 18,8 miliardi (a luglio 2024), il mercato delle telecomunicazioni non è ancora guarito, anzi.

E un accorpamento tra aziende diverse è un tonico, una medicina urgente. D’altra parte i ricavi delle società del…

ROMA – Nella nuova partita finanziaria che investe Tim, due visioni si contrappongono dentro il governo Meloni.

Una prima corrente vuole una stretta alleanza tra Tim e Poste Italiane, azienda che opera anche nelle telecomunicazioni con il 4% delle sim attive nel Paese.

Sull’intesa tra Tim e Poste sventolerebbe intanto il tricolore. La società postale poi avrebbe un valore e un richiamo ancora maggiori, tornasse in auge una cessione di sue azioni a investitori privati.

La medicina

Una seconda corrente guarda invece con interesse alla mossa dei francesi di Iliad che hanno prospettato - sia a Palazzo Chigi sia al ministero dell’Economia, sia a Fratelli d’Italia - una fusione con Tim.

Su un punto, le due correnti governative sono d’accordo. Dopo la cessione della rete di Tim a Kkr per 18,8 miliardi (a luglio 2024), il mercato delle telecomunicazioni non è ancora guarito, anzi.

E un accorpamento tra aziende diverse è un tonico, una medicina urgente. D’altra parte i ricavi delle società delle telecomunicazioni, tante, sono da encefalogramma piatto, qui in Italia.

La progressione dei fatturati - si fa per dire - è dello 0,1% tra il 2022 e il 2023 (a quota 27,2 miliardi, calcola Asstel). Con Iliad che accusa, a fine 2023, un rosso a bilancio di 432 milioni.

Le promozioni

Da anni, le diverse società si combattono a colpi di offerte al ribasso che non portano dunque ricavi adeguati. Iliad - che pure è un operatore dalle tariffe calmierate - ha segnalato al governo l’ultima promozione di Very Mobile (la low cost di WindTre).

Con una tambureggiante campagna di spot tv, ecco Very Mobile proporre 150 giga al mese (tanti), chiamate ed sms senza limiti, due mesi gratis, il tutto nella tecnologia più avanzata (il 5G), ad appena 5,99 euro mensili e per sempre.

L’offerta, peraltro, è mirata perché è valida soltanto per le persone che arrivano da 24 società concorrenti (tra cui Iliad e Poste, i veri bersagli dell’esca commerciale di Very Mobile).

Le aste

I costi, quelli non mancano. Gli operatori hanno appena finito di pagare allo Stato i 6.550 milioni che dovevano dopo l’asta per le frequenze in 5G del 2018. E già all’orizzonte si intravedono due nuove aste.

La prima, meno angosciante, per frequenze a 24.25 e 26.5 gigahertz. Sono necessarie a consolidare le reti a banda larga senza fili. Una seconda asta invece già toglie il sonno.

Nel 2029, scadranno i diritti d’uso per le storiche frequenze in 4G (ancora necessarie al servizio di telefonia) e gli operatori dovranno aprire il borsellino, per conservarle.

Iliad è una società francese. E gli affari lungo l’asse Roma-Parigi sono problematici, come insegna la cronaca di queste settimane sulle nozze tra la nostra Generali e Natixis nella gestione patrimoniale.

Il corteggiamento

Eppure il governo non sembra osteggiare il corteggiamento di Iliad a Tim. Il dialogo con i francesi può continuare, a due condizioni. Primo: Iliad dovrebbe farsi carico dell’intera forza lavoro di Tim (17.630 persone in Italia, 9.270 all’estero). Secondo: Iliad non potrebbe appropriarsi dei soli clienti di Tim, per poi dismettere attività meno strategiche.

Su entrambi i punti, Iliad ha dato prime rassicurazioni al governo italiano. Ma la strada verso un possibile accordo è lunga.

I francesi vogliono conquistare Tim e poi comandare (forti dell’appoggio del fondo inglese Cvc). Scenario che porterebbe all’estromissione dell’attuale management della società preda.

I cugini di Vivendi

Le prossime mosse di Iliad sono tutte da decifrare. La società transalpina può lanciare una Opa ostile su Tim. Può proporre - in alternativa - una fusione amichevole, con la benedizione di Palazzo Chigi.

È improbabile che la francese Iliad voglia giocare la partita in casa acquisendo la quota dei cugini transalpini di Vivendi (pari al 23,75% di Tim).

In un simile scenario, Iliad sarebbe attiva in Italia con il suo marchio e primo azionista di un diretto concorrente (Tim). Assetto che farebbe subito alzare le antenne al Garante della Concorrenza, l’Antitrust.

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