Economia

Dazi, il gioco d’azzardo che piace a Trump

Dazi, il gioco d’azzardo che piace a Trump
Alla minaccia dei dazi, l’Europa potrebbe rispondere in due modi. O come il Messico, il Canada e la Colombia trattando o come la Cina introducendo

a sua volta altri dazi

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Una certa abitudine col gioco d’azzardo l’ha sempre avuta fin dai tempi del Taj Mahal, il resort con annesso casinò che il Donald Trump imprenditore immobiliare aveva costruito, gestito e fatto fallire ad Atlantic City nel New Jersey.

La partita dei dazi

Il bluff e il rischio fanno parte della sua natura e lo si è visto per come ha iniziato la partita dei dazi, uno dei principali provvedimenti annunciati in campagna elettorale. L’attacco ha colpito i vicini di casa, il Messico e il Canada, colpevoli entrambi di favorire l’immigrazione clandestina e l’importazione negli Stati Uniti di Fentanyl, la droga più mortale al mondo. Trump ha annunciato dazi al 25% per tutte le merci provenienti da quei Paesi, ma, dopo i colloqui con la presidente messicana, Claudia Sheinbaum, e il primo ministro canadese, Justin Trudeau, i provvedimenti sono stati sospesi per 30 giorni. Entrambi hanno promesso un rafforzamento del controllo ai confini, tanto quanto è bastato a Trump per cantare vittoria sul suo social Truth. La stessa arma è stata usata contro la Colombia: il rifiuto di Bogotà di prendersi indietro un aereo di immigrati clandestini è stato domato con la minaccia di dazi al 50%. Il successo è arrivato in tempo record, prima dell’apertura dei mercati finanziari del giorno dopo. È chiaro che in questi casi Trump ha usato i dazi come uno strumento per negoziare, anche se non è ancora detto che andrà a finire bene.

Perchè l’ Europa è differente

Ma di certo non userà la stessa soluzione contro la Cina con la quale è in corso una vera competizione economica. Il punto è l’Europa. Trump non ama il Vecchio continente per i principi e gli ideali che sono alla base della casa comune europea e perché davvero pensa che gli europei, restii a comprare le auto statunitensi e contrari ai suoi prodotti agricoli, abbiano abusato a lungo degli Stati Uniti. Alla minaccia dei dazi, l’Europa potrebbe rispondere in due modi. O come il Messico, il Canada e la Colombia trattando o come la Cina introducendo a sua volta altri dazi. Nel primo caso la Commissione europea potrebbe aumentare le importazioni dagli Usa di gas, auto e armi per tranquillizzare il presidente Trump. Ma creerebbe un danno per le proprie imprese. Quanto sia più caro il gas liquefatto Usa rispetto ad altre forniture, lo stanno sperimentando a proprie spese tutte le aziende italiane, per non parlare poi della sostituzione dei nostri prodotti con quelli statunitensi. La risposta coi dazi, invece, spingerebbe i costi e l’inflazione al rialzo, forse non a livello degli ultimi due anni, ma quanto basta per convincere la Bce a non allentare il costo del denaro. Nessuna delle due soluzioni è una buona soluzione. Per di più i principali Paesi dell’Unione europea hanno visioni diverse: Francia e Germania sono per rispondere colpo su colpo, l’Italia per trattare. L’unica certezza è che si è entrati in una fase di grande instabilità, che non gioverà a nessuno.

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