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Trombetti (Translated): “Sull’Intelligenza Artificiale l’Europa non può più giocare solo in difesa”

Marco Trombetti 

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Il ceo della società che lavora con grossi clienti come AirBnb, Uber, SpaceX è tra i pochi invitati all’ AI Action Summit di Parigi: “Questa è una rivoluzione che si vince con la forza bruta. No a regolamentazioni eccessive com l’AI act”
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PARIGI – «L'Europa non può più giocare solo sulla difensiva» dice Marco Trombetti, 48 anni, ceo di Translated, uno dei pochi italiani invitati all'AI Action Summit. «La battaglia sull'intelligenza artificiale si vince per pura forza bruta» aggiunge l'imprenditore che con la sua società leader di servizi linguistici con l'IA ha tra i suoi clienti AirBnb, Uber, SpaceX.

Cosa si aspetta da questo vertice?

«È sicuramente un’occasione preziosa per confrontarsi con altri protagonisti europei e internazionali. Personalmente, mi aspetto di partecipare a discussioni di alto livello su temi cruciali. A livello collettivo, spero in un cambio di passo. Noi europei non possiamo giocare solo sulla difensiva. La rivoluzione dell'intelligenza artificiale è una battaglia globale che si vince per pura forza bruta. Dobbiamo essere capaci di essere all'attacco. La cosa migliore che potrebbe succedere da questo vertice è che troviamo un angolo dal quale possiamo anche noi entrare in questa partita decisiv…

PARIGI – «L'Europa non può più giocare solo sulla difensiva» dice Marco Trombetti, 48 anni, ceo di Translated, uno dei pochi italiani invitati all'AI Action Summit. «La battaglia sull'intelligenza artificiale si vince per pura forza bruta» aggiunge l'imprenditore che con la sua società leader di servizi linguistici con l'IA ha tra i suoi clienti AirBnb, Uber, SpaceX.

Cosa si aspetta da questo vertice?

«È sicuramente un’occasione preziosa per confrontarsi con altri protagonisti europei e internazionali. Personalmente, mi aspetto di partecipare a discussioni di alto livello su temi cruciali. A livello collettivo, spero in un cambio di passo. Noi europei non possiamo giocare solo sulla difensiva. La rivoluzione dell'intelligenza artificiale è una battaglia globale che si vince per pura forza bruta. Dobbiamo essere capaci di essere all'attacco. La cosa migliore che potrebbe succedere da questo vertice è che troviamo un angolo dal quale possiamo anche noi entrare in questa partita decisiva».

Suggerimenti da dare ai leader presenti al summit?

«La politica, storicamente, non è stata il motore principale per l'innovazione nell'intelligenza artificiale, né negli Stati Uniti né in Cina, ma può creare condizioni favorevoli affinché il mercato possa svilupparsi. Quello che potrebbe fare la politica è capire meglio le dinamiche di questo settore e stabilire regole chiare che non soffochino l'innovazione, ma la incentivino. L'altra cosa è creare le infrastrutture di base che permettano di attrarre imprenditori e investitori privati».

Macron ha invocato il patriottismo nell'intelligenza artificiale : usare solo IA europea, ogni volta che è possibile.

«Da imprenditore europeo sono ovviamente favorevole, per carità. Ma se devo essere lucido dico che è una strategia un po' miope. Possiamo rallentare l'impatto della concorrenza, guadagnare tempo ma nel lungo periodo vince sempre l'eccellenza. I dazi americani sui chip Nvidia alla Cina non hanno fatto altro che spingere Huawei a crearsi un suo mercato interno dei chip, poi usati da Deepseek».

Il ritardo con Usa e Cina è ormai impossibile da recuperare?

«Il vero pericolo sarebbe perdere gli utenti: quando miliardi di persone iniziano a usare solo prodotti americani o cinesi, diventa quasi impossibile invertire la rotta. Non siamo ancora a quel punto, ma dobbiamo agire in fretta. Abbiamo iniziative interessanti come il progetto per il supercomputer EuroHPC, che fornisce infrastrutture avanzate a gruppi che altrimenti non avrebbero accesso a queste risorse. E penso sia possibile trovare nicchie in cui possiamo eccellere, come abbiamo fatto noi con la traduzione, investendo risorse significative in settori verticalizzati».

L'idea sarebbe concentrarsi su segmenti del mercato non ancora sfruttati ?

«L'Europa potrebbe individuare settori dove può creare valore unico e diventare leader globale. Nel dibattito geopolitico in corso sulla Groenlandia c'è per esempio un elemento strategico. Con il suo clima e la sua capacità di produrre energia green, a metà tra il continente europeo e quello americano, la Groenlandia rappresenta un hub ideale per data center avanzati. Il costo dell’energia è destinato a diventare uno dei principali fattori competitivi nell’intelligenza artificiale. Investire in infrastrutture energetiche green potrebbe dare all’Europa un vantaggio significativo».

In questa corsa mondiale l'Italia sembra in affanno, quasi assente.

«E' mancato a lungo un sistema per formare talenti in questo settore. Ora ci sono varie iniziative, qualcosa si muove. Ma resta un problema di mentalità imprenditoriale. Se vogliamo competere, dobbiamo valorizzare il talento e creare un ecosistema che supporti i giovani imprenditori. È una questione di cultura e di valori, oltre che di risorse».

Capisce che questa rivoluzione possa fare paura?

«Certo, come in ogni rivoluzione. Ma nel mondo professionale uno dei rischi oggi è vedere lavoratori messi da parte perché non sono formati all'uso dell'intelligenza artificiale. Regolamentare troppo può soffocare l’innovazione. Se l’Europa vuole essere competitiva, non dobbiamo andare avanti con regolamentazioni eccessive come l'AI Act, che è all'opposto di quello che fanno gli Usa, ancora di più ora con Trump. L’obiettivo deve essere creare un ambiente che attragga aziende e investitori, non che li allontani. La competizione si vince con l’eccellenza, non con la paura».

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