Economia

La pace fiscale di Salvini all’esame dei tecnici: la sponda di Giorgetti

La pace fiscale di Salvini all’esame dei tecnici: la sponda di Giorgetti
(ansa)

Il leader della Lega convoca un consiglio federale d’urgenza. Al Senato riapre la rottamazione quater, tempi più lunghi per aderire al concordato 2025-2026. L’ira delle opposizioni

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Roma - Il dossier è sulla scrivania della Ragioniera generale dello Stato. È lei, Daria Perrotta, a lavorare assieme a Giancarlo Giorgetti alla nuova rottamazione delle cartelle fiscali che Matteo Salvini vuole a tutti i costi. Non è solo un passaggio tecnico. Quella del ministro dell’Economia, che ha incaricato i tecnici di stimare le coperture, è anche una validazione politica della pace fiscale. Di quella che il leader del suo partito, la Lega, considera “un’emergenza nazionale”.

L’affinità tra Salvini e Giorgetti affiora dall’obiettivo comune. Per lanciare un consiglio federale "urgente”, che si terrà domani al suo ritorno dal viaggio in Israele, e al quale parteciperà Giorgetti, il segretario del Carroccio parla di “una priorità per milioni di italiani che stamattina sono usciti di casa con una cartella sul comodino e che - aggiunge - vorrebbero pagare ma non sono in condizione di farlo”. L’obiettivo del Mef è lo stesso: trovare il metodo per andare incontro a chi non ha potuto pagare per necessità e non per scelta. Saranno i tecnici della Ragioneria a dire fino a dove potrà spingersi la pace fiscale del Carroccio.

Nel frattempo, Salvini blinda il sì del “suo” ministro. “La rottamazione - dice - è la priorità di questo 2025 per la Lega e per tutti i nostri ministri, a partire da Giorgetti”. È anche una risposta a Fratelli d’Italia, che ieri ha tirato in ballo proprio il titolare del Tesoro. L’ha fatto Marco Osnato, il responsabile economico del partito: “Poiché pare che la rottamazione costi svariati miliardi, è Giorgetti che dovrebbe spiegarci come si può coprire il costo”.

E anche se si è detto “d’accordo su una nuova rottamazione”, il viceministro dell’Economia in quota FdI, Maurizio Leo, ha sottolineato che bisogna “fare attenzione ai conti pubblici”. Una considerazione accompagnata dalla necessità di fare riferimento alle “osservazioni” della Ragioneria», passaggio che in ambienti di maggioranza è stato letto come un atto ostile nei confronti di Perrotta. Come a dire: sarà lei ad assumersi la responsabilità del via libera alla pace fiscale dei leghisti.

Intanto un’altra rottamazione - la quater - agita il Parlamento. I relatori al decreto Milleproroghe hanno preparato un emendamento per riammettere i contribuenti che sono decaduti per “il mancato, insufficiente o tardivo” pagamento delle rate. Il debitore che al 31 dicembre 2024 ha perso il beneficio potrà rientrare con una nuova richiesta entro il 30 aprile.

Nell’emendamento è previsto anche un rinvio di due mesi dei termini per aderire al concordato 2025-2026: lo slittamento va incontro alle richieste dei commercialisti, che temono un ingorgo di scadenze, oltre a essere caldeggiato dal governo che spera così in un numero maggiore di adesioni. Ma le opposizioni insorgono. La protesta monta tra i banchi della commissione Affari costituzionali del Senato, dove è in esame il Milleproroghe: Pd e Avs chiedono il ritiro dell’emendamento. In caso contrario - incalzano - “è impossibile procedere”.

Le novità su questo fronte non finiscono qui. Oggi tocca alla delega fiscale: l’attuazione slitterà di quattro mesi, dal 29 agosto al 31 dicembre. Sarà un emendamento al disegno di legge per la proroga della riforma del Tuf (Testo unico della finanza) a veicolare il rinvio. Una tegola per Leo.

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