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Niel: “Intelligenza artificiale, l’Europa può competere con Stati Uniti e Cina”

Xavier Niel, fondatore di Illiad

 (reuters)

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Per l’uomo d’affari, editore francese e fondatore di Illiad, il Vecchio Continente può rappresentare la terza via nello sviluppo degli algoritmi: “Musk è il più grande imprenditore del mondo. Umanamente non è una brava persona e dice molte sciocchezze”. Sulle norme: “La Ue ha messo troppe regole dando poca protezione a chi voleva innovare per lo sviluppo della IA”
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PARIGI — «La Francia e l’Europa possono offrire una terza via sull’intelligenza artificiale. Abbiamo numerosi punti di forza». Xavier Niel, patron di Iliad, vuole portare un messaggio di ottimismo nella sfida che gli europei tentano di raccogliere sull’IA davanti a Usa e Cina. Il miliardario francese, 57 anni, azionista anche di Le Monde, è convinto che i benefici di questa rivoluzione supereranno i rischi. «Non saremo sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma potremmo essere forse sostituiti da chi saprà utilizzarla» commenta Niel in occasione dell’AI Action Summit. Nei suoi uffici parigini, appare sorridente, in giacca nera e camicia bianca. Non crede neppure a una deriva democratica con i big della Tech che prendono il potere e a proposito di Musk chiosa: «È il più grande imprenditore del mondo ma dice anche molte sciocchezze».

PARIGI — «La Francia e l’Europa possono offrire una terza via sull’intelligenza artificiale. Abbiamo numerosi punti di forza». Xavier Niel, patron di Iliad, vuole portare un messaggio di ottimismo nella sfida che gli europei tentano di raccogliere sull’IA davanti a Usa e Cina. Il miliardario francese, 57 anni, azionista anche di Le Monde, è convinto che i benefici di questa rivoluzione supereranno i rischi. «Non saremo sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma potremmo essere forse sostituiti da chi saprà utilizzarla» commenta Niel in occasione dell’AI Action Summit. Nei suoi uffici parigini, appare sorridente, in giacca nera e camicia bianca. Non crede neppure a una deriva democratica con i big della Tech che prendono il potere e a proposito di Musk chiosa: «È il più grande imprenditore del mondo ma dice anche molte sciocchezze».

Con la corsa all’IA lanciata da Stati Uniti e Cina, non è troppo tardi?

«No, penso esattamente il contrario. Siamo solo all’inizio. Gli Stati Uniti e la Cina hanno fatto molti progressi, ma rappresentano due blocchi inconciliabili. I modelli americani non saranno mai utilizzati in Cina, e viceversa. La Francia e l’Europa possono offrire una terza via. Abbiamo numerosi punti di forza, tra cui il talento formato nelle migliori scuole europee. Se non siamo ottimisti, non abbiamo alcuna possibilità di avanzare. È per questo che il gruppo Iliad investe 3 miliardi di euro, di cui 2,5 miliardi nei data center».

È convinto che i benefici superano i rischi?

«Non saremo sostituiti dall’intelligenza artificiale, ma potremmo essere sostituiti da chi saprà utilizzarla. Per questo è fondamentale comprenderne gli strumenti. L’IA non è magia: si limita a organizzare i dati che le forniamo per rispondere alle nostre domande. Non è capace di inventare. L’IA semplificherà le nostre vite, eliminando compiti amministrativi. I progressi nella medicina e nella scienza saranno enormi, ma non sostituiranno mai il nostro cervello».

Ci sono molti timori sull’impatto dell’IA sul mondo della cultura.

«Un’IA può scrivere un episodio della serie Colombo, basandosi su trame già esistenti, ma non sarà mai in grado di inventare il concetto stesso di Colombo. L’IA non ha senso dell’umorismo, non è in grado di fare battute divertenti».

L’Europa ha già adottato misure di regolamentazione come l’AI Act. Dal suo punto di vista ci sono troppe regole?

«È meglio innovare prima e regolamentare dopo. In Europa, invece, abbiamo regolato prima di aver innovato, offrendo poca protezione agli innovatori. Detto questo, la regolamentazione è ormai un dato di fatto e alla fine arriverà anche negli Stati Uniti. È un ciclo naturale».

È necessario un certo protezionismo per l’IA europea?

«Una preferenza nazionale deve basarsi su prodotti competitivi. In Francia, aziende come Mistral sviluppano modelli di altissimo livello mondiale, quindi è possibile. L’aspetto essenziale è avere imprenditori nel settore dell’IA qui, per non dipendere unicamente da soluzioni provenienti dagli Stati Uniti o dalla Cina».

Elon Musk aveva detto una volta che preferiva il suo ruolo di imprenditore nella Tech perché era più potente di quello del presidente degli Stati Uniti. Ha cambiato idea?

«Le grandi aziende sono più ricche e potenti degli Stati, quindi è logico che i loro leader siano più influenti dei politici. Musk è il più grande imprenditore del mondo. Ma umanamente, non è una brava persona. Dice molte sciocchezze, ma questo non toglie nulla al suo genio imprenditoriale. Nessuno è perfetto, e lui incarna bene questa dualità».

Lei ha detto: “Per diventare milionario basta essere miliardario e lanciarsi in politica”.

«C’era un bellissimo articolo su Le Monde questo weekend nel quale sono stati intervistati utenti di Tesla che non sono d’accordo con Musk. Le vendite di Tesla non stanno andando bene. Quando si mescolano politica e business, le cose si complicano».

Joe Biden ha denunciato l’arrivo al potere di “nuovi oligarchi” della Tech.

«Gli americani hanno eletto Trump sapendo chi era: non ha mai nascosto il fatto che Musk avrebbe avuto un ruolo nella sua amministrazione. È stata una scelta democratica. Musk gioca con i limiti della democrazia? Sicuramente, ma non li ha ancora superati. Ci sono ancora giudici e contropoteri che bilanciano la situazione».

Era presente all’Inauguration Day di Trump?

«No».

Sua moglie, Delphine Arnault, era lì...

«Non siamo sposati».

Avrebbe voluto esserci?

«No. Non sono americano».

Come editore, cosa pensa delle scelte editoriali di piattaforme come Meta o X?

«Per me, un media è un luogo in cui ci sono giornalisti. Non è il caso di piattaforme come X o Meta. Rispetto l’indipendenza editoriale e sono azionista di giornali che hanno orientamenti politici diversi. Non giudico il modo in cui altre aziende gestiscono i loro contenuti o le loro piattaforme».

Trump si ispira al mondo degli affari per fare politica con una logica di forza.

«Viviamo tutti nello stesso pianeta ed è importante fare attenzione alle proprie azioni. Ma se il suo obiettivo è servire il suo Paese, non possiamo rimproverarglielo».

Francia ed Europa sono in grado di rispondere?

«Oggi l’Europa è politicamente instabile nella maggior parte dei paesi, anche se questo non vale per l’Italia. Questa instabilità non aiuta».

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