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IA, il Nobel Hinton: “Senza vincoli è un’arma terribile. Washington-Big tech alleanza pericolosa”

Mandatory Credit: Photo by Julian Simmonds/Shutterstock (13895858b).AI - Artificial Intelligence - Toronto, Ontario Canada.Professor Geoffrey Hinton, the British-born Canadian cognitive psychologist and computer scientist, most noted for his work on artificial neural networks and known as The Godfather of AI.He divides his time working for Google and University of Toronto. Pictured in his office at Google HQ in Toronto..Professor Geoffrey Hinton photoshoot, Toronto, Ontario, Canada. - 16 Aug 2017 

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Intervista allo scienziato “padrino” dell’Intelligenza Artificiale, dopo che Stati Uniti e Regno Unito non hanno firmato la dichiarazione congiunta del vertice di Parigi: “Sciocchezze ridicole, che denotano una ignoranza totale dei pericoli dell’Intelligenza Artificiale. Potrebbero accadere cose molto brutte nel prossimo futuro: ecco quali”
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LONDRA — Quelle di Stati Uniti e Regno Unito sono “sciocchezze ridicole, che denotano una ignoranza totale dei pericoli della Intelligenza Artificiale”. Geoffrey Hinton, 77 anni di Wimbledon, Nobel per la Fisica nel 2024 e “padrino” dell’Intelligenza Artificiale dopo il fondamentale studio del 1986 “Learning representations by back-propagating errors” insieme a Yoshua Bengio e Yann LeCun, è durissimo contro Washington e Londra che ieri hanno deciso di non firmare la dichiarazione comune del vertice sulla IA a Parigi. Hinton, che risponde dal suo studio dell’università di Toronto, da anni avverte il mondo dei pericoli della non regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale. Per lui, consegnare un mezzo potenzialmente devastante all’anarchia mondiale, significherebbe mettere in pericolo il genere umano, che così si avvierebbe verso l’estinzione.

LONDRA — Quelle di Stati Uniti e Regno Unito sono “sciocchezze ridicole, che denotano una ignoranza totale dei pericoli della Intelligenza Artificiale”. Geoffrey Hinton, 77 anni di Wimbledon, Nobel per la Fisica nel 2024 e “padrino” dell’Intelligenza Artificiale dopo il fondamentale studio del 1986 “Learning representations by back-propagating errors” insieme a Yoshua Bengio e Yann LeCun, è durissimo contro Washington e Londra che ieri hanno deciso di non firmare la dichiarazione comune del vertice sulla IA a Parigi. Hinton, che risponde dal suo studio dell’università di Toronto, da anni avverte il mondo dei pericoli della non regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale. Per lui, consegnare un mezzo potenzialmente devastante all’anarchia mondiale, significherebbe mettere in pericolo il genere umano, che così si avvierebbe verso l’estinzione.

Del resto, Hinton non ha mai escluso uno scenario simile al film Terminator di James Cameron, in cui l’inarrestabile intelligenza artificiale prende il potere per attaccare gli esseri umani.

Professor Hinton, che cosa è successo al vertice della IA di Parigi?

«Ho ascoltato le parole del vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance. Per me sono delle sciocchezze assurde, grottesche, che denotano una ignoranza totale dei pericoli dell’Intelligenza Artificiale».

Ci fa un esempio concreto?

«L’errore madornale di Vance, e di chi che la pensa come lui, è perorare la causa per cui regolamentare l’Intelligenza Artificiale significa ucciderla. È un’idea bislacca: le regolamentazioni non avranno un effetto negativo».

Perché secondo lei?

«Perché, nonostante le riserve che nutro, l’Intelligenza Artificiale può essere molto utile in molti campi, come medicina e ambiente. Certo che bisogna svilupparla. Ma bisogna farlo in modo sicuro per l’umanità. Cosa che invece non sembra affatto preoccupare il vicepresidente americano Vance».

Come se lo spiega? C’è una ragione politica?

«Certo che c’è una ragione politica».

Quale?

«L’attuale amministrazione americana non si preoccupa di rendere sicura l’intelligenza artificiale perché è palesemente alleata con le grandi compagnie tech. Vance ha minacciato altri Paesi, facendo capire loro che se provano a regolamentare il settore e a interferire con le aziende tech statunitensi, ci saranno pesanti conseguenze».

Quindi questa alleanza tra governo Trump e Silicon Valley non le piace?

«No, affatto. Anzi, è davvero inquietante. Ma veniamo al Regno Unito».

Che, come gli Usa, non ha firmato la dichiarazione finale. Come giudica questa decisione?

«Sta a significare che Londra non ha più interesse a governare la IA».

Ma come è possibile? Un anno e mezzo fa proprio il Regno Unito lanciò il primo vertice sull’intelligenza artificiale a Bletchley Park per regolarla, e ha anche approvato una legge che impone severi controlli a Big Tech sui contenuti. Non è bizzarra questa giravolta di Londra?

«Certo che lo è. Ma non voglio speculare su ragioni politiche. In ogni caso, dopo ieri, il mio Paese non può più far finta di avere un serio interesse nel mettere in sicurezza la IA».

E una simile presa di posizione che conseguenze può avere?

«Potranno accadere cose molto, ma molto brutte. Nel breve e nel lungo termine».

Quali?

«Nel breve termine, sempre più malviventi che usano l’intelligenza artificiale lanceranno attacchi cyber alle nostre infrastrutture. Prolifereranno le notizie manipolate online. Le opinioni delle persone saranno anch’esse manipolate. Fino a armi autonome che potranno decidere da sole chi uccidere».

Molto rassicurante… e nel lungo termine?

«Il pericolo che l’intelligenza artificiale a un certo punto prenda il controllo di tutto, a nostro discapito».

Eppure questo vertice di Parigi era nato con prospettive e premesse positive, con un ottimo potenziale per iniziare a regolare l’intelligenza artificiale.

«In teoria, avrebbe potuto essere un piccolo passo sulla strada giusta per relazionarci alla IA. Almeno fino a quando Washington e Londra non si sono tirate indietro».

Vance però ha anche detto di non aver firmato per il coinvolgimento sulla IA della Cina, per lui e Trump “una minaccia alla sicurezza”.

«Non ho una opinione su questo argomento. Di certo c’è molta tensione tra Cina e Stati Uniti, ma in generale ho sempre pensato sia utile coinvolgere anche Pechino. Comunque, credo di aver detto abbastanza. Arrivederci».

Aspetti, un’ultima domanda: cosa ne pensa della guerra tra Elon Musk e Sam Altman per OpenAI?

«Diciamo che condivido la posizione di Musk sul fatto che OpenAI debba rimanere no-profit e non diventare una società per guadagnare. Detto questo, non sono d’accordo con Musk con quasi tutto il resto che dice».

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