Unicredit, il 5% di Generali è decisivo in assemblea: quel filo per ricucire tra Orcel e Milleri
di Giovanni PonsMILANO — Nel giorno della pubblicazione dei conti 2024 Andrea Orcel non si aspettava di dover rispondere alla possibile uscita dal capitale Unicredit del suo azionista principale, la Delfin della famiglia Del Vecchio che detiene un 2,7%. «È stato un eccellente azionista per tanti anni, nei momenti difficili, e rispetto le loro decisioni. Il mio lavoro è far sì che la loro sia la decisione sbagliata se davvero dovessero vendere, al momento però non hanno venduto», ha replicato il ceo dai microfoni di Cnbc. E in effetti qualche ora dopo è arrivata la conferma che Francesco Milleri, il ceo di EssiloLuxottixa e di Delfin, non ha ancora deciso.
«Fonti vicine a Delfin esprimono soddisfazione per i risultati conseguiti da UniCredit, sottolineando la piena fiducia nella leadership di Andrea …
MILANO — Nel giorno della pubblicazione dei conti 2024 Andrea Orcel non si aspettava di dover rispondere alla possibile uscita dal capitale Unicredit del suo azionista principale, la Delfin della famiglia Del Vecchio che detiene un 2,7%. «È stato un eccellente azionista per tanti anni, nei momenti difficili, e rispetto le loro decisioni. Il mio lavoro è far sì che la loro sia la decisione sbagliata se davvero dovessero vendere, al momento però non hanno venduto», ha replicato il ceo dai microfoni di Cnbc. E in effetti qualche ora dopo è arrivata la conferma che Francesco Milleri, il ceo di EssiloLuxottixa e di Delfin, non ha ancora deciso.
«Fonti vicine a Delfin esprimono soddisfazione per i risultati conseguiti da UniCredit, sottolineando la piena fiducia nella leadership di Andrea Orcel». Le stesse fonti confermano che al momento non è stata presa alcuna decisione relativa alla dismissione della quota detenuta in UniCredit.
La partita però è aperta e si incrocia inevitabilmente con ciò che sta succedendo in Generali, dove Orcel ha annunciato ieri di aver oltrepassato il 5%, mentre Delfin ha da tempo il 10% ma anche possibilità di salire fino al 20% avendo già in tasca l’autorizzazione da parte dell’Ivass. E quindi, secondo alcuni analisti, l’arbitraggio sarebbe semplice: Delfin potrebbe vendere il 2,7% di Unicredit il cui titolo ha raggiunto i massimi, raccogliere quasi 2 miliardi di euro e investirli a Trieste per portare la partecipazione almeno al 15%. Il resto può arrivare con prodotti derivati o prestito titoli in vista dell’assemblea dell’8 maggio per il rinnovo del cda.
Dunque l’assemblea Generali potrebbe diventare l’appuntamento spartiacque, quello dove si svelano gli schieramenti. «È prematuro, osserviamo la situazione da un punto di vista neutrale. Al momento opportuno prenderemo una decisione», ha detto Orcel agli analisti. Intanto Alberto Nagel, ceo di Mediobanca, ha confermato che «data l’importanza del nostro investimento in Generali vogliamo essere sicuri che il management e il cda che verrà eletto siano i migliori possibili, in termini di realizzazione del piano e per continuare ad avere le performance operative e di distribuzione a cui siamo abituati, che sono state molto positive negli ultimi anni».
Mediobanca possiede il 13% di Generali e per continuare a consolidarla nel proprio bilancio con il metodo del patrimonio netto deve assolutamente avere un suo rappresentante nel cda. Di qui la necessità di presentare una lista di maggioranza, che non sarà del cda uscente ma sarà in continuità con l’attuale, guidato da Philippe Donnet e presieduto da Andrea Sironi.
Questa lista non avrà vita facile, però, dal momento che Delfin e Francesco Gaetano Caltagirone stanno affilando le armi per l’assalto finale. Se Delfin si rafforzasse al di sopra del 10%, Caltagirone potrebbe anch’egli salire fino al 9,9% e a quel punto diventerebbe importante il 5% di Unicredit, oltre a un altro 5% posseduto dalla famiglia Benetton e al 2% della Fondazione Crt. Se questa formazione dovesse raggiungere il 40%, la partita sarebbe vinta e a guidare il Leone di Trieste, secondo alcune fonti, potrebbe tornare da Zurich Mario Greco, uscito sei anni fa per incomprensioni con i soci Mediobanca e De Agostini.