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Lo scambio con Cdp affida a Del Fante la Telecom di Stato

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Convocati per sabato i cda di Poste e Cassa Depositi per formalizzare lo scambio di partecipazioni in Tim e Nexi. Conguaglio di 185 milioni
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Milano — I consigli di amministrazione di Cdp e Poste sono stati convocati per sabato per discutere un’operazione di scambio di partecipazioni. Il 9,8% che la Cassa Depositi possiede nella società telefonica dovrebbe essere concambiato con il 3,78% che Poste possiedono in Nexi, la società dei pagamenti bancari. Ai valori di Borsa il 9,8% di Tim vale 458 milioni mentre la quota di Poste in Nexi è valutata 217 milioni in Piazza Affari. Per compensare i valori delle due partecipazioni, secondo quanto risulta a Repubblica, le due parti stanno discutendo di un conguaglio che dovrebbe aggirarsi intorno a 185 milioni, soldi che Poste dovrebbe versare a Cdp. Poi le due società dovranno fare i calcoli sui rispettivi valori di carico in bilancio e probabilmente registrare una minusvaleza. Il 9,8% di Tim in Cdp era stato pagato originariamente 0,8 euro per azione, poi nel bilancio 2022 la quota è stata svalutata a 0,61 euro e oggi in Borsa vale solo 0,3 euro. Mentre sul bilancio 2023 di Poste il…

Milano — I consigli di amministrazione di Cdp e Poste sono stati convocati per sabato per discutere un’operazione di scambio di partecipazioni. Il 9,8% che la Cassa Depositi possiede nella società telefonica dovrebbe essere concambiato con il 3,78% che Poste possiedono in Nexi, la società dei pagamenti bancari. Ai valori di Borsa il 9,8% di Tim vale 458 milioni mentre la quota di Poste in Nexi è valutata 217 milioni in Piazza Affari. Per compensare i valori delle due partecipazioni, secondo quanto risulta a Repubblica, le due parti stanno discutendo di un conguaglio che dovrebbe aggirarsi intorno a 185 milioni, soldi che Poste dovrebbe versare a Cdp. Poi le due società dovranno fare i calcoli sui rispettivi valori di carico in bilancio e probabilmente registrare una minusvaleza. Il 9,8% di Tim in Cdp era stato pagato originariamente 0,8 euro per azione, poi nel bilancio 2022 la quota è stata svalutata a 0,61 euro e oggi in Borsa vale solo 0,3 euro. Mentre sul bilancio 2023 di Poste il 3,7% di Nexi era iscritto a 283 milioni.

La riorganizzazione delle partecipazioni tra società controllate dal Mef ha un senso se si considerano le possibili operazioni future. Cdp è infatti presente anche in Open Fiber, la società che posa la fibra ottica, e sta avviando negoziazioni con il fondo Usa Kkr per fonderla con Fibercop, che possiede la ex rete telefonica di Tim. Poiché se questa negoziazione avesse successo Kkr dovrebbe pagare un premio a Tim, come concordato ai tempi della cessione della rete, Cdp si troverebbe nella situazione di essere da due parti del tavolo e in potenziale conflitto di interesse. Mentre l’acquisizione del 3,78% di Nexi da Poste porterebbe Cdp dall’attuale 14,46% al 18,24% nella società dei pagamenti. Una posizione di maggior forza in vista di possibili future fusioni.

Sul fronte tlc, invece, si sta profilando un consolidamento del settore del mobile con due operatori, Poste Mobile e Iliad, che potrebbero in futuro unirsi alla Tim consumer. E quindi la società guidata da Matteo Del Fante, acquisendo il 9,8% di Tim, avrebbe già un piede nella società qualora si proceda in quella direzione. E potrebbe garantire un presidio italiano per una società che è molto ambita dai francesi. Gli esponenti di Iliad si sono già presentati al governo per delineare un’operazione che prevederebbe di acquisire una quota importante di tutta la Tim in cambio del conferimento di Iliad Italia. Un’operazione molto penalizzante per la società italiana e non a caso ieri il ministro Giorgetti ha parlato di possibile utilizzo del Golden Power per contrastare questa eventualità.

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