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Dazi Usa, ecco le regioni e le province italiane più esposte alla mannaia di Trump

(reuters)

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L’analisi di Prometeia sulla base del peso specifico degli Usa come mercato di sbocco per l’export territoriale: Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna a rischio. Sassari tra le province
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MILANO – Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna rischiano di pagare un conto più elevato per la politica commerciale di Donald Trump, l’effetto più destabilizzante del momento per le imprese. È su questi territori, infatti, che si registra un peso specifico maggiore del mercato statunitense in materia di export regionale, da un lato, e la maggiore concentrazione delle esportazioni nei settori colpiti dai dazi, dall’altro lato.

È quanto emerge da un aggiornamento dello studio di Prometeia, che mantiene come ipotesi le stesse che in passato l’avevano portata a pronosticare impatti fino a 9 miliardi per l’Italia dalla guerra commerciale di Trump. Ovvero che ci possano essere due scenari: un ulteriore inasprimento del 10% sui prodotti già sottoposti …

MILANO – Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna rischiano di pagare un conto più elevato per la politica commerciale di Donald Trump, l’effetto più destabilizzante del momento per le imprese. È su questi territori, infatti, che si registra un peso specifico maggiore del mercato statunitense in materia di export regionale, da un lato, e la maggiore concentrazione delle esportazioni nei settori colpiti dai dazi, dall’altro lato.

È quanto emerge da un aggiornamento dello studio di Prometeia, che mantiene come ipotesi le stesse che in passato l’avevano portata a pronosticare impatti fino a 9 miliardi per l’Italia dalla guerra commerciale di Trump. Ovvero che ci possano essere due scenari: un ulteriore inasprimento del 10% sui prodotti già sottoposti a dazio; o, peggio, che ci sia un 10% generalizzato su tutto l’import dall’Italia agli Stati Uniti.

Le simulazioni dovranno esser messe alla prova dalle scelte che la Casa Bianca farà nel dettaglio, e la storia delle ultime settimane dimostra di quanto le carte in tavola possano cambiare rapidamente: Trump ha infatti imboccato la via della imposizione di dazi “reciproci” con alcune punte che arrivano al 25% per quel che riguarda acciaio e alluminio.

Le regioni a rischio in caso di un inasprimento del 10% dei dazi già esistenti 

La valutazione resta comunque interessante perché dimostra come le politiche protezionistiche vadano ad articolarsi con potenziali profili di rischio per le filiere locali. In Liguria in particolare – dice Prometeia, sulla base del primo scenario di inasprimento delle tariffe già esistenti – i dazi andrebbero a incidere per l’11% sull’export diretto negli Stati Uniti, mercato che assorbe quasi un terzo delle esportazioni regionali, ed è rilevante in settori chiave del territorio come la cantieristica navale e i prodotti petroliferi raffinati. Appena inferiore il posizionamento rispetto al potenziale shock del Molise, che destina oltre un quarto del proprio export al mercato Usa. Per la regione, penalizzata soprattutto dall’aggravio di costi di chimica e automotive, l’incidenza dei dazi arriverebbe all’11%.

La propensione all’export delle regioni più esposte allo shock dei dazi americani (Campania e Umbria oltre a Liguria, Molise, Basilicata e Sardegna) è comunque inferiore alla media nazionale, mettendole per certi versi più al riparo dall’attuale periodo di turbolenza. Si tratta, aggiunge l’analisi, di territori che hanno intrapreso negli ultimi anni un percorso di internazionalizzazione che ha visto il contributo costante del mercato americano: uno scenario che potrebbe essere compromesso con gli aumenti tariffari.

Sempre nel primo scenario, un livello di esposizione ai dazi relativamente elevato coinvolge anche l’Emilia-Romagna, le cui esportazioni verso gli Stati Uniti sono trainate dalla meccanica e dall’automotive, ma coinvolgono anche altri settori, tra cui piastrelle, chimico-farmaceutico e agroalimentare. In questo caso, se da un lato l'elevata internazionalizzazione potrebbe amplificare l'impatto negativo dei dazi, dall'altro è ragionevole attendersi che un tessuto produttivo solido e ben inserito nelle catene internazionali sia più pronto a mettere in atto strategie efficaci (a cominciare dalla diversificazione dei mercati, per esempio) in modo da mitigare l’aumento delle tariffe.

E quelle più a rischio in caso di aumento generalizzato 

Se invece si passa al dazio generalizzato, la graduatoria della vulnerabilità si modifica, pur non subendo stravolgimenti. Crescerebbe in particolare l’esposizione dell’Abruzzo e della Toscana. L’aumento generalizzato delle tariffe ipotizzato in questo scenario penalizzerebbe infatti quei territori le cui esportazioni verso gli Stati Uniti si concentrano in settori con dazi che oggi sono bassi o assenti. In valore assoluto, la Lombardia pagherebbe il conto più salato: nello scenario peggiore, potrebbe arrivare a 1,8 miliardi di euro di dazi per l'export verso gli Stati Uniti, con il sistema moda e la meccanica tra i settori più colpiti.

L’analisi guarda anche al livello provinciale: in entrambi gli scenari, la provincia di Sassari risulterebbe il territorio più esposto per via di esportazioni di prodotti lattiero-caseari destinate agli States che rappresentano oltre il 30% dell’export provinciale. Oltre a Sassari nella top 5 in entrambi gli scenari si trovano Nuoro (sempre per il lattiero-caseario), Isernia (chimica) e Genova (cantieristica navale e prodotti petroliferi raffinati). Anche Grosseto mostra un’esposizione elevata, soprattutto in virtù di una specializzazione nell’agroalimentare, così come Belluno che, a differenza della media del Veneto, presenta una vulnerabilità significativa per la forte esposizione nel settore degli occhiali.

La mappa del rischio dazi per province 

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